FESTA DEL SACRIFICIO – Molteni si rivolgerà a Minniti: “Atto gravissimo”

venerdì, 1 settembre 2017

CANTÙ – Che in via Milano stesse per accadere qualcosa lo si era già capito nella serata di giovedì, quando all’esterno dell’immobile situato al civico 127 – l’edificio di proprietà dell’associazione Assalam – era stato installato un grande tendone bianco, una sorta di gazebo posizionato a pochi metri dall’ingresso. “Allestire un tendone per il culto è un atto gravissimo e di sfida alle istituzioni, alla legge e a tutti i cittadini canturini”, aveva affermato il deputato Nicola Molteni su Facebook, ricordando che nella diffida avanzata pochi giorni fa dal sindaco Edgardo Arosio – ed elaborata nel timore che i musulmani potessero utilizzare l’edificio per la festa del Sacrificio - era contenuto il divieto di celebrare culti o celebrazioni religiose anche nelle “relative pertinenze” dell’immobile di via Milano.

Ma nella mattinata di venerdì, nonostante le intimidazioni e gli atti “forti e radicali” annunciati dall’amministrazione, più di 600 musulmani si sono riuniti in prossimità del civico 127 per celebrare la festa del Sacrificio, e si sono trattenuti nei dintorni dell’immobile per circa due ore, dalle 7 alle 9.

Secondo le forze dell’ordine presenti sul posto, le celebrazioni si sarebbero svolte in un clima di perfetta regolarità, almeno dal punto di vista dell’ordine pubblico. La polizia locale dovrà ora accertarsi che non siano stati commessi illeciti di natura amministrativa legati all’uso dell’immobile.

Nella destinazione d’uso dell’immobile di via Milano - per la quale era stata richiesta una modifica, mai portata a compimento – non sarebbe infatti presente nessun riferimento alla possibilità di utilizzare l’edificio per scopi religiosi, per celebrazioni o culti di vario genere, per cui (come è stato ricordato pochi giorni fa anche dal vicesindaco, Matteo Ferrari) si potrebbe addirittura parlare di un reato penale. L’iter per la modifica della destinazione d’uso, come si è appreso negli scorsi mesi, sarebbe stato effettivamente bloccato dalla legge regionale sui luoghi di culto, la cosiddetta legge anti-moschee, un progetto di legge che impone vincoli stringenti all’utilizzo di moschee e centri culturali islamici. Se a tutto ciò aggiungiamo un’amministrazione comunale fermamente decisa a non concedere nessuno spazio alle preghiere dei musulmani – e che ha anzi affermato di voler puntare “alla chiusura della moschea abusiva di via Milano” – sarà semplice comprendere le motivazioni che hanno condotto ad elaborare una diffida, un’intimidazione, interpellando addirittura Questura, Prefettura e forze dell'ordine.

Per l'assessore leghista Alessandro Brianza, "ora si aprirà uno scontro", mentre secondo il deputato Nicola Molteni quello andato in scena stamattina è “un atto gravissimo senza precedenti che certifica il loro disprezzo per le nostre leggi, il loro assiduo inganno sull'attività di preghiera svolta e la loro incapacità di convivere e integrarsi con la comunità che li ospita. Oggi – prosegue Molteni - la comunità islamica di Cantù ha sfidato le istituzioni locali e nazionali. Oggi si è sacrificato sul loro altare di preghiera la legalità, il nostro diritto e il rispetto delle regole a cui ogni cittadino canturino è tenuto ad attenersi. Sappia l'associazione islamica che la nostra comunità non è regolata dal Corano ma dalle leggi dello stato. Ora - conclude il deputato leghista - chiedo un intervento immediato da parte delle istituzioni competenti per reprimere questa enclave di illegalità a Cantù. Chiedo il sequestro dell'immobile, la chiusura della moschea e il Daspo per i rappresentanti dell'associazione Islamica”.

Il deputato leghista ha annunciato di voler interpellare direttamente il Ministro dell’Interno, Marco Minniti, al quale sarà rivolta un’interrogazione parlamentare.

R. I. 

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