CANTÙ – Altro appello per rivitalizzare il centro partendo dall’arte

mercoledì, 21 marzo 2018

CANTÙ - La denuncia scorre su due cartelli e vuole lanciare un duplice messaggio. Primo: dell'arte e della bellezza che sa suscitare vi è sempre bisogno. Secondo, anche Cantù può, anzi deve, metterci la sua goccia in questo mare di promozione del momento estetico. E il centro d'arte canturino, su questo punto, vuole essere in prima linea.

Prima di imboccare il sentiero dell'attenzione sul locale, il duplice manifesto si sofferma su un aspetto generale. Forse già sentito ma comunque, avranno pensato gli estensori dell'appello, repetita iuvant: "Nel settore artistico si è registrata una rivoluzione mondiale con la vendita del target del Louvre dal museo di Parigi a quello internazionale di Abu Dhabi". Dove, si specifica, sono destinati a finire il "Salvatore" di Leonardo Da Vinci e addirittura una copia del genio le cui spoglie riposano nel castello di Amboise. Poi il campo visivo si restringe abbandonando i massimi sistemi e planando sul territorio canturino. Con una denuncia che non lascia adito a fraintendimenti: "Saracinesche chiuse, anche via Matteotti non fa più eccezione".

Un ragionamento che mette insieme due concetti: necessità di rendere sempre fruibile a trecentosessanta gradi il centro e appetibilità commerciale che possa essere acqua in grado di far girare il mulino di quest'obiettivo. E per questo si può sicuramente fare molto; il comunicato, al riguardo, è scintilla di chiarezza: metti insieme le gallerie d'arte di via Matteotti, villa Calvi, la rinascita della cosiddetta collina del sapere e l'imminente apertura dell'ex collegio De Amicis e, si evidenzia, "il centro canturino potrà accogliere migliaia di visitatori".

Vabbè, certo, Cantù non è il Louvre e nemmeno il Prado. Ma le sue carte da giocare, indubbiamente, le ha. Nell'interesse di una sua crescita di appetibilità turistica che male certo non fa.

Cristiano Comelli

 

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