CANTÙ – Un’autrice musulmana: “Il Comune ha sbagliato, portiamoli in tribunale”

lunedì, 4 settembre 2017

CANTÙ - La celebrazione della festività del Sacrificio, andata in scena negli scorsi giorni in via Milano, ha dato vita a innumerevoli polemiche, a commenti sprezzanti e addirittura sconcertanti – qualcuno, in un noto gruppo Facebook dedicato alla città di Cantù, ha perfino definito i musulmani “bestie” – e lo scontro tra la comunità islamica canturina e l’amministrazione comunale sembra ormai sul punto di deflagrare. I fatti di Cantù sono stati commentati anche da Donatella Amina Salina, scrittrice e figura di spicco dell’Assemblea Costituente Musulmana, una delle principali associazioni islamiche d’Italia.

“Il diritto alla preghiera è fondamentale, e non può essere negato – afferma l’autrice, raggiunta telefonicamente dal Canturino; - Questo diritto è espressamente previsto dalla Costituzione, per cui sono convinta che il sindaco di Cantù, agendo in quel modo, abbia commesso un errore gravissimo, addirittura imperdonabile. Oltre alla diffidenza della gente, agli insulti e ai commenti denigranti, noi musulmani siamo costretti a dover fare i conti con chi vuole impedirci di pregare, con chi vuole impedirci di esercitare un diritto sacrosanto e inviolabile. Tutto ciò è intollerabile, e credo che il CAIM (il coordinamento dei centri islamici di Milano, ndr) potrebbe decidere di rivolgersi direttamente alla magistratura, perché non mi pare che la Costituzione italiana ammetta qualsiasi forma di discriminazione. Se potessi – conclude l’autrice – li denuncerei io stessa”.

R. I. 

 

 

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