RUBRICA SOSTENIBILITÀ – Pesci e inquinamento. I rischi per l’uomo

giovedì, 5 marzo 2026

 

CANTÙ - La presenza dell'acqua ha accompagnato la vita del pianeta sin dai primi momenti: mari, oceani, fiumi e laghi rappresentano risorse, commercio e benessere per l'uomo. Quest'ultimo, però, non è stato altrettanto generoso con loro. L'inquinamento delle acque ha infatti raggiunto livelli preoccupanti, pericolosi anche per l'umanità stessa. Quali i rischi? Ne parliamo con Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.

Dottor Coppolella cosa ha portato all'inquinamento dei mari?

L’inquinamento dei mari e degli oceani è uno dei problemi ambientali più gravi del nostro tempo, abbastanza sottovalutato perché purtroppo, a differenza dell’inquinamento atmosferico, si percepisce meno, ma ha conseguenze devastanti per la flora e la fauna marine e per l’essere umano. Le cause sono molteplici e ne elenco le più importanti: attività industriali e scarichi di fabbriche con metalli pesanti (mercurio, piombo, cadmio). Direi anche una errata agricoltura con pesticidi ed erbicidi che si infiltrano nei fiumi e raggiungono il mare, fertilizzanti azotati e fosfatici che causano eutrofizzazione cioè fioritura algale e zone morte. Non sottovaluterei, anche, le acque reflue urbane ovvero gli scarichi fognari non trattati o parzialmente trattati, farmaci e microinquinanti organici. Direi pure gli incidenti di petroliere ed operazioni di estrazione petrolifera in mare, scarichi illegali da navi. Aggiungerei plastica e rifiuti solidi: ogni anno finiscono in mare 8-12 milioni di tonnellate di plastica, si formano enormi accumuli come il Great Pacific Garbage Patch, la più grande concentrazione di plastica oceanica del mondo, situata nell’Oceano Pacifico settentrionale tra Hawaii e California. Le plastiche si degradano in microplastiche, ingerite dalla fauna marina. Impatti negativi anche da navigazione e pesca: carburanti e oli da imbarcazione rilasciate in mare, reti abbandonate, le cosiddette ghost fishing, ancore e attrezzature perse. Importante altresì l'inquinamento radioattivo e termico: scarichi di centrali nucleari, come nel caso Fukushima in Giappone, che ci ricordiamo tutti, acque di raffreddamento di centrali termiche che alterano la temperatura del mare. Insomma, possiamo dire che ce n’è di tutti i tipi e, mi ripeto, la consapevolezza sulla portata del fenomeno e sulle sue conseguenze è a mio avviso abbastanza scarsa e sicuramente meritevole di qualche campagna informativa in più. Il mare è la principale fonte di generazione ossigeno. Gli oceani producono quasi l’80% dell’ossigeno atmosferico terrestre, grazie soprattutto al fitoplancton, cioè microscopici organismi che fanno fotosintesi, che galleggiano negli strati superficiali illuminati dal sole. Inoltre, gli oceani assorbono circa il 25-30% di tutta la CO₂ emessa ogni anno dall’attività umana. È un contributo enorme, senza di esso, il riscaldamento climatico sarebbe già molto più accelerato. Credo siano argomenti più che validi per stimolarne il massimo rispetto.

Quali conseguenze per flora e fauna marina?

Le conseguenze su fauna e flora marina sono purtroppo davvero spaventose. Partiamo dalla fauna. I mammiferi marini (balene, delfini, foche. Ndr) sono particolarmente vulnerabili. L’ingestione di plastica causa occlusioni intestinali fatali, mentre i contaminanti chimici si accumulano nel grasso, compromettendo il sistema immunitario e riproduttivo. Il rumore subacqueo derivante dall’attività industriale disturba l’ecolocazione (tecnica biologica per orientarsi di una parte del mondo acquatico. Ndr), disorientando intere popolazioni, a volte ci chiediamo cosa ci faccia una balena nel Mediterraneo, ebbene questa è la spiegazione. Per quanto riguarda i pesci, i microinquinanti si accumulano nei tessuti grassi e si propagano salendo lungo la catena alimentare. I pesci esposti a idrocarburi sviluppano malformazioni embrionali, alterazioni ormonali e ridotta fertilità. Le specie predatrici, tipo tonno, squalo, pesce spada, concentrano le dosi più elevate di mercurio e diossine. Pari gravità per gli invertebrati: i coralli subiscono lo sbiancamento e l’indebolimento strutturale, le ostriche, cozze e vongole filtrano grandi volumi d’acqua, accumulando agenti patogeni, metalli pesanti e microplastiche nei loro tessuti. Infine, gli uccelli marini: albatros, sterne e gabbiani confondono frammenti plastici con il cibo, alimentando involontariamente i propri piccoli con materiale indigeribile. Il petrolio sulle piume distrugge l’impermeabilizzazione e la capacità di termoregolazione, causando ipotermia e annegamento. Passiamo alla flora, la cui importanza, secondo me, si conosce meno. La Posidonia oceanica è una pianta superiore fondamentale per l'ecosistema marino. Forma vere e proprie foreste sommerse tra i 2 e i 40-50 metri di profondità, producendo ossigeno, assorbendo anidrite carbonica e proteggendo le coste dall'erosione. Ebbene, il processo degenerativo causato dall’eccesso di nitrati e fosfati provenienti da fertilizzanti agricoli, favorisce la proliferazione di alghe opportuniste che oscurano la luce solare, soffocando le praterie di Posidonia. Inoltre, tali alghe possono produrre tossine letali per pesci, molluschi e mammiferi marini, creando zone morte prive di ossigeno dove la vita non può sopravvivere. Un danno immenso, con conseguenze ambientali catastrofiche. Per concludere, aggiungo una nota sul cosiddetto Fitoplancton (microorganismi dei mari ed oceani che fanno la fotosintesi, come le piante. Ndr). Esso produce circa il 50% dell’ossigeno atmosferico terrestre ed è la base della catena alimentare oceanica. I contaminanti chimici alterano i suoi cicli riproduttivi, con conseguenze facilmente immaginabili per la catena alimentare della fauna marina. 

Mangiare pesce può essere dunque dannoso per la nostra salute?

Certamente e alla luce di quanto discusso nella precedente domanda dovrebbe risultare abbastanza chiaro. Cito il celebre filosofo  Feuerbach: “noi siamo quello che mangiamo”, che sintetizza il tutto. Gli effetti su di noi sono legati alle sostanze inquinanti presenti nei pesci. Mi limiterò ad elencarne solo alcune, perché la lista sarebbe purtroppo molto lunga.  Il mercurio, che si concentra nei predatori, può provocare tremori, perdita di coordinazione, deterioramento cognitivo, attraversa la placenta e il latte materno, causando ritardi nello sviluppo cerebrale, sordità e paralisi. I metalli pesanti (piombo, cadmio, arsenico. Ndr), provengono da scarichi industriali e agricoli nei fiumi, accumulandosi in molluschi e pesci di fondale. Piombo è neurotossico, danneggia lo sviluppo cerebrale nei bambini. Cadmio provoca accumulo renale e osseo, rischio di osteoporosi e insufficienza renale cronica. Arsenico inorganico: cancerogeno per pelle, polmoni e vescica. I pesci ingeriscono frammenti plastici che migrano nei tessuti muscolari, con effetti infiammatori a livello intestinale e possibile veicolo di altri contaminanti chimici presenti sulla superficie plastica. Termino aggiungendo che nei fiumi e nelle aree costiere contaminate da acque reflue proliferano batteri e virus come la salmonella, che causa gastroenteriti anche gravi, virus dell’epatite A, trasmesso soprattutto da molluschi crudi. Aggiungo la presenza di parassiti vari, come larve nei pesci crudi, che causano reazioni allergiche e danni gastrointestinali. Insomma, qualche preoccupazione bisogna che ce la facciamo, stimolando la nostra sensibilità verso pratiche e modus operandi più rispettose per l’ambiente, perché in fondo poi tutto quello che facciamo ci ritorna. Con gli interessi. 

S.D.D.

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)