CANTÙ - Da architetto, Alberto Novati interviene sulle aree dismesse nel Comune di Cantù, a pochi giorni dalle primarie in cui si deciderà il candidato sindaco del centrosinistra.
Ecco l'intervento completo:
Certamente la sistemazione di Piazza Garibaldi in stile monumento ai caduti ed il buco (finanziario e materiale) di Corso Europa sono l’immagine più eclatante del fallimento della ventennale amministrazione leghista della città di Cantù.
Tuttavia, benché questi ne siano i simboli più evidenti, non si possono certo considerare quelli più importanti perché ben altri e molto più dannosi sono i fallimenti che hanno contrassegnato l’esperienza leghista in città.
Infatti mentre i sindaci della Lega (e ne abbiamo sperimentati ben tre in vent’anni) si beavano cullandosi nell’illusione che le luci ed i colori dei centri commerciali rappresentassero in maniera del tutto consona l’opulenza, la ricchezza ed il benessere di una comunità che aveva sperimentato in altri tempi la miseria e la difficoltà del vivere, essi non si sono nemmeno accorti che le basi stesse che erano all’origine di quel benessere andavano via via scomparendo senza che loro, i “capaci” (si fa per dire, ovviamente!) amministratori “lumbard” cercassero di impedirlo.
Nel corso di vent’anni questi strenui protettori del territorio canturino, questi indefessi ed instancabili difensori di Cantù dall’invasione dei barbari, individuati in alcune decine di migranti, hanno, loro sì, barbaramente devastato e vandalizzato l’intero sistema direzionale della nostra struttura economica e sociale depauperando e distruggendo, in soli vent’anni quel che i nostri padri hanno costruito nel corso di oltre un secolo!
L’elenco dei fallimenti che si potrebbe stendere sarebbe molto lungo ma, forse, bastano alcuni esempi per avere un’idea, anche solo parziale, dei danni provocati dalla loro insipienza, dalla loro dabbenaggine e dalla loro incuria.
Si potrebbe cominciare dal De Amicis che, per anni, ha rappresentato la “fabbrica” dell’ossatura del sistema amministrativo del settore del mobile dell’intera Brianza; potremmo continuare con la Scuola d’Arte che, invece, ha “fabbricato” i quadri intermedi dello stesso settore e che è sempre stato un punto di riferimento per l’intera Brianza mobiliera; e, continuando, si potrebbero ricordare le organizzazioni e gli immobili che, per oltre cento anni, sono stati le colonne portanti del sistema di vendita della produzione canturina; o, last but not least, il Tribunale, le cui funzioni sono state trasferite altrove.
Ovviamente lo svuotamento della città da tutte le sue funzioni direzionali è avvenuto nell’indifferenza, nell’incapacità di abbozzare una qualsiasi iniziativa che ne potesse contrastare la tendenza o di assumere decisioni in grado di contenere questa deriva.
Segno dei tempi? Eventi da addebitare al fato? Colpa del destino cinico e baro?
Nulla di tutto questo. Solo insipienza. Perché gli amministratori leghisti hanno avuto la possibilità di muoversi e di agire, non è loro affatto mancata la possibilità di mettere in campo iniziative e idee.
Basti pensare alla vicenda della Scuola d’Arte che avrebbe potuto essere salvata in quella parte che si è dimostrata così utile e confacente alla struttura economica brianzola. Basti pensare al mancato tentativo di agganciare l’iniziativa che la Camera di Commercio ha promosso sull’innovazione e le aziende start-up. O basti ancora solo pensare alla sufficienza con la quale le amministrazioni leghiste si sono misurate con il sistema fieristico lombardo o alla loro incapacità di mettere in campo iniziative ed idee che potessero permettere al Politecnico di insediarsi nel territorio canturino (e comasco).
La spoliazione delle funzioni direzionali del canturino ha lasciato sul territorio una serie di spazi e volumi che, tristi e malinconici, contribuiscono a dare della città una immagine di trascuratezza, di abbandono, di disordine e di sciatteria.
Si pensi agli spazi che comprendono tutto il comparto del crinale, dal Parco Argenti fino all’area del De Amicis; oppure a quello dell’area degli ex Concettini, o al “buco” di Corso Europa; si pensi ai volumi inutilizzati del castello Pietrasanta o ancora del De Amicis e dei Concettini; o a quelli, parzialmente utilizzati, delle ex esposizioni o dell’ex Tribunale; o ancora di quelli, di proprietà comunale, come Villa Calvi e l’Auditorium di via Andina che sono inutilizzabili, utilizzati parzialmente oppure addirittura aspettano una loro destinazione d’uso.
L’esistenza di questi spazi e volumi, tuttavia, se da un lato è il segno emblematico, anche se meno evidente di altri, del fallimento delle amministrazioni leghiste, dall’altro rappresenta un’opportunità straordinaria per una amministrazione democratica e progressista, capace di raccogliere l’eredità di quelle, illuminate ed aperte al nuovo, che, alla fine dell’Ottocento, hanno dato il là a quelle iniziative che sono state la premessa della prosperità della nostra città e di quelle che, col supporto di quel gruppo di giovani intellettuali cresciuti alla scuola di Ugo Bernasconi, di Carlo Arnaboldi e del Circolo di cultura, nel corso del secondo dopo-guerra hanno compreso e dato sostanza a quella felice intuizione che è stata la Selettiva.
Certo, un programma di questo tipo non può essere certo affidato ad una amministrazione misogina, bizzosa e chiusa in sé stessa quale quella civica che ha espresso il sindaco negli ultimi quattro anni.
Il presupposto per la realizzazione di un programma di rinascita della città dev’essere un’amministrazione capace di rapportarsi con le altre amministrazioni del territorio, aperta al contributo ed alle idee fresche ed innovative che vengono dalla giovane imprenditoria canturina, elastica e abile nel cogliere le opportunità che di volta in volta si presentano, competente sul piano della gestione finanziaria e del governo del territorio ed attrezzata con un programma che faccia di queste scelte il volano per dar vita ad una Cantù più aperta, vivibile, ordinata.
Alberto Novati
Candidato sindaco alle primarie del centro-sinistra di Cantù






