IL COMMENTO – La “pietra filosofale” dell’onorevole Molteni

lunedì, 23 gennaio 2017

L’On. Molteni, ciondolando per Montecitorio, deve aver trovato la sua personale “pietra filosofale”.

Come si sa gli alchimisti medievali attribuivano alla “pietra filosofale” alcune caratteristiche assolutamente uniche. Il suo possessore diventava immune da ogni malattia ed acquisiva l’onniscienza. Ma soprattutto era in grado di trasformare in oro tutto quel che toccava.

Ebbene l’On. Molteni afferma di essere in grado di trasformare in oro tutto ciò che passa per le sue mani.

Fuor di metafora, egli avanza, di tempo in tempo, delle stravaganti proposte che afferma siano la panacea di tutti i mali di cui soffre l’economia canturina.

Lo ha fatto organizzando, in una dolce serata dell’aprile dello scorso anno, un cocktail party durante il quale, fra un crodino ed un salatino con le acciughe, ha sostenuto – credendoci per davvero – di essere in grado di risolvere il problema della eccessiva tassazione istituendo una flat-tax al 15%. Cioè un’aliquota addirittura più bassa di quella proposta dal campione del movimento anti-tax canturino, il quasi defenestrato Sindaco Bizzozero, ma indiscutibilmente ad un livello ancora superiore a quella dei miei migliori amici, quelli del “parti de l’umbrela”, che, fra un bianchino e l’altro, l’hanno proposta al 10%.

Poi ha a lungo strepitato contro gli affossatori dell’economia canturina, colpevoli di aver permesso alla Forestale di affibbiare delle “multe vergognose” ad alcuni imprenditori a proposito di rifiuti. Ma si è dimenticato di dire che gli assassini dell’imprenditoria canturina erano quegli stessi che avevano previsto quelle multe: il governo Berlusconi, di cui la Lega faceva parte, e del quale un suo sodale della Lega, l’On. Stefano Stefani (ma guarda il caso, a volte…), era sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e del Territorio, quindi direttamente coinvolto in quella materia.

Ora, dopo essere riuscito, insieme ai suoi amici della Lega, ad assassinare l’economia cittadina spoliandola di tutte quelle funzioni terziarie e direzionali che i canturini avevano pazientemente costruito e distruggendo le basi stesse che ne garantivano lo sviluppo da oltre un secolo, strepita e si agita per l’istituzione di una ZES, acronimo che significa Zona Economica Speciale, in altri termini una “zona franca”.

Ma, come è giusto che sia per il suo ruolo di semplice agit-prop e non di politico pensante, non è minimamente sfiorato dal dubbio della sostenibilità finanziaria dell’operazione. Non si chiede nemmeno se per l’UE la proposta sia accettabile o venga configurata come aiuto di Stato. Non si pone il problema dell’efficacia di questo strumento. Nemmeno si domanda se l’obiettivo da perseguire sia quello di crescere o di difendere l’esistente. Non riesce nemmeno a capire che le nostre aziende, oggi, si confrontano con il mondo e non con il Canton Ticino!

L’attrattività di un territorio non si basa sui vantaggi (peraltro solo temporanei, passati cinque anni che succede?) che innescherebbe l’istituzione di una “zona franca”. 

Un territorio diventa attrattivo per ben altri aspetti: la sua dotazione infrastrutturale, la sua efficienza burocratica, le sue procedure semplici e chiare, la sua capacità di formazione, la sua ricettività ed apertura all’innovazione. Queste sono le caratteristiche che lo rendono appetibile per l’insediamento di nuove iniziative industriali. Ma, evidentemente, è del tutto inutile parlare di ciò con i barbari che hanno fatto tabula rasa delle strutture portanti dell’economia canturina.

E poi, dove tiriamo la riga? Chissà come saranno contenti gli imprenditori di Meda sapendo dei vantaggi di cui potranno godere quelli di Mariano….

Enzo Marelli

 

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