CANTÙ – Aspettando il referendum costituzionale previsto per il prossimo autunno, il comitato “Difendiamo i nostri figli” di Cantù cerca di fare chiarezza analizzando le riforme interessate dal referendum e spiegando le ragioni che portano il gruppo a votare per il “No”. mercoledì a Vighizzolo si è tenuto un incontro pubblico di formazione e approfondimento sul tema. I referenti del comitato, Gabriele Maspero e Giovanni Fenizia, hanno analizzato rispettivamente aspetti politici e profili giuridici.
“Le vicende legislative sulle unioni civili, approvate a colpi di fiducia senza ascoltare il popolo e senza discuterne serenamente in parlamento, ci hanno provvidenzialmente aperto gli occhi. Le riforme costituzionali, che tendono a eliminare i corpi intermedi, renderanno gioco facile a chi vorrà imporre disvalori nella società – ha affermato Gabriele Maspero.
Le riforme sono motivate dalla necessità di semplificazione e risparmio, ma sembrano condurre all’accentramento di potere. Esse infatti declassano il Senato e inseriscono l’istituto del voto a data certa. Inoltre incidono sul rapporto della politica coi cittadini inserendo un Senato non elettivo e una camera non più rappresentativa. Infine, queste riforme potrebbero intaccare il rapporto dello Stato con gli enti locali attraverso la soppressione delle province, del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, l’indebolimento delle regioni.
“E’ in atto un programma ideologico di destrutturazione della società, ovvero di “disintermediazione”. Si vuole fare a meno dei corpi intermedi, ma essi garantiscono la nostra libertà e un giusto ordine politico dell’Italia: se mancano, si crea un vuoto che verrà poi colmato dalle lobby, la cui efficacia non sarà commisurata alla loro rappresentatività ma alle loro conoscenze altolocate. Diciamo no alla politica che elimina i tavoli di concertazione con le forze sociali e introduce invece le cene coi lobbisti. E’ giusto combattere gli sprechi e le disfunzioni del sistema, ma bisogna farlo con una razionalizzazione che mantenga vivi i livelli decisionali più prossimi. Dopo anni di lotte per la sussidiarietà e il federalismo si tornerebbe indietro”.
Successivamente ha preso parola Giovanni Fenizia, referente del comitato di Como e consulente del lavoro che ha seguito un seminario sulle riforme costituzionali organizzato dal “Centro Studi Livatino”.
Fenizia ha analizzato tecnicamente gli articoli che verranno modificati e ha affermato: “Andiamo a referendum perché
queste riforme non hanno ottenuto un’ampia maggioranza parlamentare. Per quanto riguarda lo svuotamento della rigidità costituzionale posso dire che la nostra carta fu pensata affinché il legislatore ordinario non potesse modificarla, una sorta di “casa comune” che per essere cambiata avrebbe avuto bisogno del consenso di molti. Inoltre è l’unica carta europea che per farci aderire alla UE non ha richiesto modifiche”.
Sulle riforme e sui punti critici del bicameralismo non più paritario ha precisato che il Senato non sarà eletto dal popolo, potrebbe solo proporre disegni di legge alla Camera oppure fungere da raccordo tra Stato e Regioni, e poco altro. Inoltre verrebbe introdotto alla Camera l’istituto del voto a data certa con ingerenza del potere esecutivo sul potere legislativo.
“Per giunta viene introdotta la clausola di supremazia quindi ciò che rimane in capo alle Regioni, il Parlamento può riprenderselo con un’arbitraria definizione di interesse nazionale – ha aggiunto Fenizia -. La legge elettorale detta Italicum per l’elezione alla Camera è stata curiosamente elaborata sulla base di come sarà l’impianto istituzionale dopo le riforme. Con le nuove riforme, inoltre, la minoranza politica più votata avrà una maggioranza parlamentare assoluta: se un partito raggiunge per esempio il 25% dei voti validi e poi vince il ballottaggio, avrà il 55% dei seggi”.
Saranno poi reintrodotte le preferenze, ma quella del capolista, scelta dalle segreterie dei partiti, sarà prestampata e dunque vi sarà un buon numero di deputati non scelti dal popolo, noi potremmo scrivere a fianco altri due nomi, necessariamente un uomo e una donna.
In conclusione il relatore ha affermato: “Possiamo anche sperare che l’attuale e i prossimi premier saranno illuminati e servitori del bene comune ma, considerato il contesto culturale in cui viviamo, in futuro potrebbe anche capitare il contrario e queste riforme abbattono gli argini allo strapotere dell'esecutivo”.
Clarissa Albini






