‘NDRANGHETA – Studenti e grillini in tribunale per “scortare” i testimoni

martedì, 19 marzo 2019

COMO - Nuova udienza questa mattina in tribunale a Como per le note vicende dell'ingerenza illecita della 'ndrangheta sulla "movida" canturina. In aula hanno deposto amici degli imputati e baristi dei locali del centro di Cantù e mai, come oggi, il pubblico che ha partecipato al dibattimento è stato così numeroso: folta la presenza di due classi di studenti della "Magistri Comacini" di Como e dello "Jean Monnet" di Mariano Comense che hanno assistito con interesse al procedimento penale.

Una presenza importante e imponente anche per esprimere solidarietà ai testimoni che nelle precedenti occasioni sono arrivati a ritrattare le loro deposizioni iniziali, forse a causa di paura o di timore di subire delle ritorsioni.

Nutrita anche la partecipazione dei portavoce del Movimento 5 Stelle: in tribunale c'erano Monica Forte (presidente della commissione Antimafia di Regione Lombardia), Luigi Piccirillo (consigliere regionale, pure lui membro della Commissione), Fabio Aleotti (consigliere comunale a Como), Gianpaolo Tagliabue (consigliere comunale a Cantù) e Carmen Colomo (consigliere comunale a Mariano Comense). Al loro fianco c'erano altri attivisti del Movimento 5 Stelle.

"Oggi questa massiccia presenza di cittadini, associazioni, studenti e istituzioni mi ha riempito di gioia – le parole di Monica Forte -, mi piace l'idea di un presidio civico di queste udienze a sostegno dei pm, delle forze dell'ordine e dei testimoni. Questo aspetto mi ha rasserenata: sono sempre più convinta di continuare a mantenere una presenza costante fino alla fine del processo. Noi della Commissione Antimafia ci saremo sempre".

Il pm Sara Ombra infatti, ancora una volta ha sottolineato "l'evidente situazione di disagio dei testimoni che rispondono in modo diverso alle stesse domande poste dal pubblico ministero e dagli avvocati e che vivono condizionamenti e paure".

"Per l'ennesima udienza abbiamo assistito a deposizioni di testimoni che non ricordano, non sanno o addirittura accusano i carabinieri di averle falsamente verbalizzate arrivando a scrivere quello che non volevano dire – concorda Monica Forte -. Questo mi rattrista molto perché le forze dell'ordine fanno un grande lavoro. A loro va tutto il mio sostegno. In ogni caso è il segnale che in tanti anni si è voluto minimizzare quello che stava succedendo a Cantù. Purtroppo l'assenza delle istituzioni ha portato all'isolamento dei testimoni, li ha intimoriti e li ha spaventati. Questo non deve più accadere in futuro. Le istituzioni devono prendersi le responsabilità di costituirsi parte civile e di farsi sentire fisicamente vicini ai testimoni. Non solo: le istituzioni devono essere accompagnate dalla società civile, dalle associazioni di categoria, da tutte le associazioni del terzo settore e anche dai semplici cittadini. L'isolamento di chi trova il coraggio di denunciare non può più esistere".

 

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