SOCIETÀ – Fenomenologia dell’individuo “sospetto” in quel di Cantù

lunedì, 8 maggio 2017

CANTÙ – Sono sulla bocca di tutti, in città non si parla d’altro. C’è chi giura di averli visti davanti a una casa, in prossimità di una chiesa o di un bar, a passeggio in una via periferica o a bordo di un’auto. Sono dappertutto – praticamente siamo circondati – ma in pochi hanno osato rivolgergli la parola, e ancora meno sono quelli che possono affermare di conoscerne con esattezza il nome, l’età, la professione.

Sono i cosiddetti “individui sospetti”, un esercito silenzioso e sfuggente che da qualche tempo rappresenta l’oggetto privilegiato delle conversazioni nei gruppi di Facebook, nelle chat di WhatsApp, all’interno di quei covi d’odio nati per la tutela della sicurezza e divenuti in brevissimo tempo delle autentiche cloache, una sorta di pulpito - esclusivo e riservatissimo - da cui sparare a zero su chiunque, indifferentemente.

Risultati immagini per WhatsApp sospettiAttenzione, ho notato un individuo sospetto in via Tizio, accanto alla casa di Caio. Occhi aperti!”. Messaggi di questo tenore si leggono ormai quotidianamente, e se da una parte suscitano apprensione e turbamento – “perbacco, avete già chiamato i carabinieri?” – dall’altra generano soltanto ilarità, sdegno, compassione. Specialmente quando l’autore del messaggio si degna di fornire qualche motivazione, qualche spiegazione, un’approssimativa descrizione del fantomatico “individuo sospetto” (quasi sempre prive di elementi oggettivi di pericolo).

Risultati immagini per scout zainoL’identificazione di un individuo sospetto è estremamente semplice: a volte è sufficiente un abito insolito o variopinto, un movimento fuori dell’ordinario - le celebri “movenze sospette”, un tema che merita senz’altro un approfondimento in separata sede – o la presenza, tra le mani del sospettato, di certi oggetti ritenuti universalmente pericolosi, come lacci, corde o zaini di grosse dimensioni (proprio così, a Cantù anche uno scout potrebbe essere giudicato sospetto).

Ma all’attenzione dei canturini – in gran parte dotati di una vista acutissima, dei veri e propri occhi di lince - non sfuggono nemmeno gli individui sospetti a bordo delle auto (ritenute a loro volta sospette, anche se non è chiaro il perché). Attenzione, ho notato una vettura sospetta, una Panda nera con a bordo diversi individui. Davanti a segnalazioni del genere verrebbe da domandarsi se l’automobile non sia stata giudicata sospetta soltanto a causa del suo colore – il colore preferito da una buona parte dei canturini non è sicuramente il nero, nemmeno nelle sue tonalità più sfumate – ma il caso è certamente interessante, e può aiutare a comprendere la straordinaria sensibilità dei canturini per le situazioni potenzialmente pericolose: si stima sospetto tutto ciò che appare insolito e bizzarro, tutto ciò che è (oggettivamente) diverso da ciò che si è abituati a vedere o percepire.

La percezione degli abitanti di una città come Cantù è stata certamente modificata anche dal moltiplicarsi di un certo genere di reati – i furti e le rapine ormai non fanno più notizia – e al momento sembra essersi allineata sulle posizioni estreme di certe frange politiche, le quali (forse per convenienza, non certo per un’intima convinzione) hanno iniziato a evocare “individui sospetti” a un ritmo folle, addirittura forsennato, agitando i loro fantocci in occasione di discorsi, manifestazioni e incontri pubblici.

Aggirarsi per la città senza nessuno scopo è uno dei massimi piaceri dell’esistenza – e con i tassi di disoccupazione così elevati, ognuno deve ingegnarsi come può per passare il tempo – e anche se qualcuno scambierà la spensieratezza e l’imperturbabilità degli oziosi per gli atteggiamenti nefasti e pericolosi di un “individuo sospetto”, poco importa. Continuino pure a macerarsi, prima o poi si stancheranno.

Riccardo Intini 

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)