Tanto tuonò che piovve: senza neppure attendere il pronunciamento del Tribunale amministrativo, che sarà chiamato a sentenza nel merito circa il destino di quello stabile di via Milano, il Comune di Cantù ha deciso di avviare la procedura per la confisca dell’immobile di proprietà della associazione Assalam, privando così i suoi proprietari di un bene costato loro oltre 800 mila euro.
L’accusa è di abuso edilizio, ma in effetti nessuna struttura edilizia è stata mai costruita in aggiunta a quanto già esistente. L’atto alla base di tale procedura è una ordinanza del dirigente dell’Area urbanistica del 22 giugno 2017 in cui è accertato che “la destinazione dell’area dove ricade l’immobile è ‘AMBIENTI INDUSTRIALI, ARTIGIANALI, COMMERCIALI E DIREZIONALI’ ” e in cui si riscontra “che […] l’immobile in oggetto è utilizzato quale luogo di culto, in violazione delle vigenti normative edilizie / urbanistiche, in assenza di Permesso di costruire”.
Insomma, nessun abuso in termini di costruzione di qualche superfetazione, qualche stanza aggiuntiva, un piano rialzato; tutte cose che nel nostro belpaese sono sempre state tollerate. Qui l’abuso sta nel fatto che dentro quelle mura si prega.
Infatti l’ingiunzione emanata dal Dirigente è davvero interessante: si ordina “LA CESSAZIONE della destinazione d’uso di luogo di culto”. Insomma, lì dentro non si può pregare.
Ecco un caso in cui la stretta osservanza legalitaria si tramuta nel suo opposto: in una violazione dei principi fondamentali di ogni legalità, il diritto di preghiera, la libertà religiosa, la proprietà privata.
Sono messe in discussione alcune delle principali prerogative dello Stato liberale e di una società aperta. Siamo in presenza di un caso di accanimento in cui l’istituzione, diventata ostaggio di forze politiche ingombranti e totalizzanti, viene schierata come strumento di concretizzazione di tali politiche tendenti a negare alcuni diritti fondamentali.
Sia chiaro: quella non è una moschea, e i primi a riconoscerlo sono i proprietari dell’edificio. Ma è la sede di una associazione culturale, che al suo interno può fare quello che vuole, purché rispetti le normative sulla sicurezza dell’edificio. E invece, il fatto che dentro quella sede si preghi è diventata l’ossessione di una maggioranza che sta mostrando la propria natura illiberale e intollerante.
La metamorfosi di quello che un tempo fu il polo della libertà è compiuta: si mostra interventista nella sfera privata, razzista in quella sociale, autoritaria in quella pubblica. I cittadini canturini hanno eletto un giunta che amministrasse la loro città, non che entri nella sfera privata del tessuto associativo e delle scelte individuali, garantite dalla Costituzione repubblicana. E invece, gli amministratori canturini stanno operando in ogni modo pur di fomentare il conflitto, elevare la tensione sociale, creare uno scontro con una consistente parte dei propri concittadini. Ci domandiamo: è questo il reale interesse della città di Cantù?
Segretario cittadino
Partito democratico
Cantù







