CANTÙ – All’Istituto Cardinal Ferrari un cortometraggio sul femminicidio: il video

sabato, 14 ottobre 2017

CANTÙ - La parte civile del nostro paese contrasta con ogni mezzo la violenza e sono tanti i modi in cui lo fa: attraverso le istituzioni e la politica, attraverso lo studio delle dinamiche sociali, attraverso il dialogo, la famiglia e la scuola. Infine c’è chi usa l’arte: è il caso di Davide Giordano, regista comasco ospite di un dibattito sul tema della violenza sulle donne tenutosi presso l’Istituto Cardinal Ferrari di Cantù che da sempre presta molta attenzione a sensibilizzare i propri studenti verso tematiche difficili come questa.

L’incontro ha avuto inizio dopo la proiezione del cortometraggio "Se questo è un uomo io non sono un uomo", scritto e girato da Giordano, che ha raccontato il dramma del femminicidio attraverso una narrazione e una scelta di immagini in grado di condurci negli inferi in cui questa violenza si consuma.

Cosa ti ha spinto a realizzare un video di questo tipo?
"L’ho ideato l’anno scorso, poco prima della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Volevo dare il mio contributo creando qualcosa che potesse perdurare nel tempo e siccome sono un regista la scelta è ovviamente caduta su un video. Volevo utilizzare lo strumento a me più congeniale per comunicare con forza la mia contrarietà a questo tipo di fenomeno".
È un tipo di video molto basico a livello strutturale e proprio per questo di grande impatto.
"Sì è esattamente la scelta stilistica che volevo operare: un video semplice e breve in grado di concentrare tutta l’attenzione sul messaggio con l’ausilio di immagini essenziali e potenti".
Le parole che utilizzi all’interno del video sono estremamente realistiche.
"Credo di sì. Mi sono interrogato molto e ho cercato di immedesimarmi nei panni della vittima, ho cercato dentro di me il terrore e il senso di sottomissione. Le parole giuste sono arrivate da sé".
Cosa rappresentano i personaggi del video?
"Rappresentano le donne che subiscono violenza ma anche gli uomini che si oppongono a tutto ciò, quest’ultimo punto è cruciale rispetto al messaggio che voglio lanciare: non tutti gli uomini sono violenti e indifferenti, non tutti gli uomini vogliono umiliare la femminilità. Siamo in tanti a lottare contro questa forma di abuso".
Questo è un video destinato ai social. Che ruolo giocano in questa problematica?
"Da un lato aiutano a sdoganare il problema, a parlarne sempre di più. D’altro canto i social e i media in generale vanno usati con estrema cautela perché possono inviare messaggi sbagliati o scatenare un meccanismo di emulazione".
Cosa spinge un uomo ad essere violento nei confronti delle donne?
"Io credo che ci sia una concomitanza di elementi: una grande paura nei confronti della forza della donna ma anche una serie di problematiche psicologiche presenti nell’individuo. La sola paura non è sufficiente a scatenare una reazione di questo tipo".
Spesso gli uomini violenti si legano a donne affette da dipendenza affettiva.
"È vero. Molte donne hanno una visione distorta dell’amore: si attribuiscono le colpe dei loro compagni violenti e sono terrorizzate all’idea dell’abbandono".

Quanto è importante per un regista creare video di denuncia sociale?

"Moltissimo. Esplorare le problematiche sociali ci permette di comprendere la natura umana, di coglierne le fragilità. Tutti elementi importantissimi per un artista".

Hai portato questo video in molte scuole. Che impressioni hai raccolto?

"Ho visto ragazzi desiderosi di capire, di confrontarsi e questo è importantissimo.  Questo tipo di iniziative sono importanti, le scuole svolgono un ruolo fondamentale nella crescita di un individuo".

Storie di vite violate, macchiate da uomini non più uomini.

 

Simona Di Domenico

Ecco il cortometraggio:

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)