CANTÙ - L’iniziativa Mese della Pace 2018 volge al termine con una proposta importante e attesa: la marcia per la pace che avrà luogo a Cantù, domenica 21 gennaio alle 15,30 in Piazza Garibaldi, e che ospiterà l’intervento di Stefano Paladino, responsabile dell’Associazione Nuova Idea, e il concerto del cantautore Marco Cagliani.
Una marcia che percorrerà le vie cittadine con lo scopo di sensibilizzare la comunità sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione di coloro che vivono una situazione di disagio ed emarginazione e che offrirà un’occasione di dialogo come assicura Fiorenzo Gagliardi, responsabile della Caritas Decanale di Cantù che ha promosso l’evento.
Com’è nata questa iniziativa?
È stata ideata venticinque anni fa, con il sostegno del Decanato di Cantù e Mariano, da un gruppo di obiettori di coscienza e dal Coordinamento comasco per la pace con lo scopo di sensibilizzare la comunità sulle tematiche di pace, tolleranza e integrazione.
Chi partecipa a questo tipo di iniziativa?
Il contributo della Pastorale giovanile rappresenta il cuore pulsante di questo progetto e sono molti gli educatori che si sono spesi per realizzare e ravvivare la struttura di questa iniziativa che mira a risvegliare la comunità attraverso numerosi interventi artistici e momenti di riflessione che approfondiranno le parole di Papa Francesco. Una marcia pensata dai giovani ma destinata a tutti, dai bambini agli anziani.
Quali sono gli strumenti che una comunità deve adottare per educare alla cultura della pace?
La nostra comunità è ricca di associazioni, gruppi e iniziative che si occupano di cultura e di problematiche sociali e che riescono spesso a intervenire laddove gli Enti pubblici non riescono a colmare le emergenze creando relazioni di vicinanza e solidarietà tra le persone. Sostenere il lavoro dei volontari significa promuovere attivamente la pace che non è solo assenza di guerra ma anche sviluppo dell’integrazione di tutti coloro che vivono una situazione difficile.
Perché è importante promuovere l’integrazione?
Perché senza integrazione e inclusione la comunità non fiorisce. Una comunità aperta e pronta ad accogliere le differenze, le difficoltà e i disagi di coloro che la abitano è in grado di favorire la pace e la condivisione, tutti elementi necessari per lo sviluppo di una società civile.
Quali sono gli elementi che ostacolano l’inclusione sociale?
La paura del diverso e l’incapacità di affrontare il cambiamento. Ogni essere umano sperimenta la paura e tutti noi siamo incerti davanti a una nuova prospettiva ma questo non deve diventare un ostacolo: percepire come un nemico ogni essere umano diverso da noi ci pone in un’ottica di chiusura alla vita che impedisce alla comunità di fiorire.
Molti sociologi sostengono che la nostra è una società liquida e questa liquidità investe anche la comunicazione rendendo difficile l’approfondimento di tematiche complesse come queste.
È vero, la comunicazione moderna, soprattutto quella legata ai social, è veloce ma spesso incapace di analizzare in maniera approfondita le dinamiche sociali che ci circondano e questo rischia di farci travolgere da un’ondata di informazioni talvolta sterili, talvolta prive di fondamento che creano l’habitat naturale all’intolleranza e al pregiudizio. Per poter comprendere ciò che si sviluppa attorno a noi è necessario informarsi in maniera approfondita e corretta.
“La Pace è ogni passo” scrive Thich Nhat Hanh, tanti passi formano una marcia.
Simona Di Domenico






