SOSTENIBILITÀ – Turismo sessuale: ai confini dell’umanità (perduta)

giovedì, 20 agosto 2026

CANTÙ - Estate tempo di vacanze e, per i più fortunati, di lunghi viaggi alla scoperta di nuove culture. C'è chi però utilizza questa opportunità per manifestare abusi ai danni dei più deboli: è il caso del turismo sessuale, vera e propria piaga sociale. Ne parliamo con Pasquale Coppolella, consulente aziendale della sostenibilità.

Dottor Coppolella, cosa si intende per turismo sessuale?

Un argomento molto delicato e, per certi versi, troppo ignorato dal mondo evoluto, per cui apprezzo la vostra determinazione a parlarne. Con turismo sessuale si indica un fenomeno complesso in cui lo spostamento di persone verso un paese o una località diversa dalla propria residenza abituale avviene con l’obiettivo, dichiarato o implicito, di ottenere prestazioni sessuali, spesso approfittando di condizioni di povertà, di normative locali più permissive o meno applicate, e di forti squilibri di potere economico e sociale tra chi viaggia e chi subisce lo sfruttamento. A differenza di quanto si possa pensare, è importante sottolineare che non si tratta di un fenomeno omogeneo. Possiamo distinguere almeno tre livelli:  il turismo sessuale che coinvolge adulti in condizioni di apparente consenso, ma che nella maggior parte dei casi nasconde dinamiche di sfruttamento economico, dipendenza o coercizione indiretta legate alla povertà. C'è poi il turismo sessuale legato a reti di tratta di esseri umani, dove le vittime, spesso donne migranti, vengono reclutate con l’inganno, private dei documenti e costrette a prostituirsi per debiti fittizi verso i loro sfruttatori. Infine il turismo sessuale a danno di minori (il cosiddetto child sex tourism. Ndr), la forma più grave, che costituisce un crimine perseguito anche extraterritorialmente da molte legislazioni nazionali, Italia compresa, grazie a normative che permettono di processare i cittadini per reati commessi all’estero (legge sulla carta molto importante, ma purtroppo non molto applicata. Ndr). Un elemento che rende il fenomeno particolarmente insidioso è la sua natura spesso invisibile agli occhi del turismo tradizionale: si mimetizza dentro l’economia legale del settore alberghiero, dei trasporti e dell’intrattenimento, rendendo difficile per le autorità distinguere i flussi turistici ordinari da quelli finalizzati allo sfruttamento.

 Quali sono le aree più colpite?

Il fenomeno non è distribuito in modo casuale, ma tende a concentrarsi laddove si sommano più fattori di vulnerabilità: povertà diffusa, debolezza istituzionale, economia fortemente dipendente dal turismo, e in alcuni casi, corruzione locale che ostacola i controlli. Storicamente, secondo i rapporti di organizzazioni come ECPAT International (End Child Prostitution, Child Pronography and Trafficking of Children for Sexual Purposes, rete internazionale impegnata nella prevenzione e nel contrasto dello sfruttamento sessuale dei minori),  UNICEF e UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), alcune aree risultano più esposte: Sud-est asiatico con Thailandia, Cambogia e Filippine sono tra i casi più documentati, spesso legati anche a un turismo di massa a basso costo e a un’industria dell’intrattenimento notturno molto sviluppata. Cito anche America Latina e Caraibi con Repubblica Dominicana, Brasile e alcune aree del Messico presentano forti criticità, aggravate in alcuni casi da povertà infantile e minori non accompagnati. Anche l'Africa subsahariana: paesi come Kenya e Madagascar registrano un aumento del fenomeno, spesso collegato al turismo costiero. Altro polo è l' Europa dell’Est: alcune aree, storicamente, sono state punti di origine per reti di tratta verso l’Europa occidentale, più che destinazioni di turismo sessuale in senso stretto. È importante ricordare che il fenomeno non riguarda solo i paesi di destinazione: anche i paesi di origine dei turisti hanno una responsabilità enorme, sia in termini di prevenzione con operazioni di educazione, controlli alle frontiere, cooperazione giudiziaria, sia di repressione penale nei confronti dei propri cittadini che si rendono responsabili di questi reati all’estero.

 Un fenomeno triste e lesivo dei diritti umani. Quali rischi comporta?

Esatto, un fenomeno bruttissimo e infame, aggiungerei, estremamente lesivo dei diritti umani.   I rischi sono molteplici e si intrecciano tra loro. Ne elenco alcuni, che ritengo i più importanti. Innanzitutto la violazione dei diritti fondamentali: dignità, libertà personale e, nei casi di minori, un danno psicologico e fisico spesso irreversibile. A seguire la tratta di esseri umani: il turismo sessuale è spesso alimentato da reti criminali organizzate che gestiscono reclutamento, trasporto e sfruttamento delle vittime. Importanti anche i rischi sanitari: diffusione di infezioni sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate, assenza di accesso a cure adeguate per le vittime. Citerei anche impunità e sfruttamento delle cosiddette asimmetrie normative: chi commette questi reati spesso conta sulla debolezza dei controlli locali, anche se, come detto all’inizio,  un numero crescente di paesi (inclusa l’Italia con la legge 269/1998 e successive modifiche. Ndr) persegue penalmente i propri cittadini anche per reati commessi all’estero. Infine il danno sociale a lungo termine: normalizzazione dello sfruttamento nelle comunità locali, che finisce per diventare una forma distorta di “economia turistica”.

È un tema che richiede un approccio integrato: cooperazione internazionale, formazione degli operatori turistici, e un ruolo attivo dei viaggiatori stessi nel segnalare situazioni sospette alle autorità competenti.

S.D.D.

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)