CANTÙ - Si parla molto di cura del territorio eppure gli ultimi dati diramati denunciano un consumo del suolo pubblico sempre più avanzato, sempre più allarmante. Meno campi e più case, palazzi, industrie. Quanto inciderà tutto questo nella nostra qualità della vita? Lo chiediamo a Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.
Dottor Coppolella, cosa si intende per consumo di suolo pubblico?
Il consumo di suolo è la trasformazione di un terreno naturale, agricolo o seminaturale in una superficie artificiale, cioè coperta da costruzioni, infrastrutture o pavimentazioni. È un processo che comporta la perdita — spesso irreversibile — delle funzioni naturali del suolo, come la capacità di assorbire acqua, ospitare biodiversità o produrre cibo. Quando parliamo di suolo pubblico, ci riferiamo a terreni di proprietà dello Stato, dei Comuni o di altri enti pubblici. Quindi consumo di suolo pubblico significa la trasformazione di aree pubbliche naturali o agricole in superfici artificiali tramite costruzioni o infrastrutture. Per una migliore comprensione, facciamo alcuni esempi. Costruzione di nuove strade o rotonde: un terreno comunale agricolo o incolto viene asfaltato per creare una nuova viabilità. Ad oggi sembra essere uno degli esempi più diffusi di impermeabilizzazione del suolo. Poi la realizzazione di parcheggi pubblici: un’area verde comunale viene trasformata in un parcheggio pavimentato, da aggiungere che anche i piazzali e le superfici in terra battuta compattata rientrano nel consumo di suolo. Citerei anche l'edificazione di scuole, palestre, uffici pubblici: un lotto pubblico non edificato viene occupato da un nuovo edificio. La costruzione comporta la perdita della funzione naturale del suolo. Importante, anche, l'ampliamento di infrastrutture esistenti: allargamento di un ospedale, di un aeroporto o di un porto su terreni pubblici naturali o agricoli. Infine l'installazione di impianti e infrastrutture tecnologiche: pannelli fotovoltaici a terra su suolo pubblico, se comportano impermeabilizzazione o copertura permanente. Per dovere di completezza va detto che, a differenza di quanto si possa pensare, i seguenti casi non sono considerati consumo di suolo pubblico la riqualificazione di aree già urbanizzate (cosiddetta rigenerazione urbana), manutenzione di edifici o strade esistenti, interventi su aree già artificiali. La rigenerazione urbana, infatti, al contrario è una strategia per evitare nuovo consumo di suolo recuperando ciò che già esiste.
Quali sono i dati relativi al nostro territorio?
La provincia di Como ha consumato 15.709,88 ettari di suolo, nel 2024 . Si tratta di una delle province lombarde con il consumo più contenuto nell’ultimo anno, insieme a Lecco e Lodi. Como presenta una percentuale di territorio consumato del 12,25% , che significa che circa un ottavo del territorio provinciale è coperto da costruzioni, strade e altre infrastrutture. In parole semplici questo significa che ogni 100 metri quadri di territorio comasco, circa 12 sono stati cementificati o asfaltati. Nel 2024, Como ha perso circa 12 ettari di terreno naturale, l’equivalente di circa 17 campi da calcio. Tuttavia, tristemente, La Lombardia è al primo posto in Italia per percentuale di suolo consumato, con il 12,22% del territorio regionale . Nel 2024 la Lombardia ha perso 834,1 ettari di suolo, posizionandosi seconda solo all’Emilia-Romagna. Como si allinea quindi quasi perfettamente alla media regionale (12,25% contro 12,22%), ma nel 2024 ha consumato molto meno suolo rispetto ad altre province. Le province di Milano, Brescia e Bergamo concentrano il 52% del consumo di suolo regionale, principalmente per logistica e data center. A livello nazionale, il 7,16% del territorio italiano è consumato. L’Italia continua a perdere suolo al ritmo di circa 20 ettari al giorno, pari a 72,5 km² all’anno - una superficie equivalente a tutti gli edifici di Torino, Bologna e Firenze messi insieme. Il problema generale: questo consumo avviene mentre la popolazione italiana diminuisce e porta con sé conseguenze economiche e ambientali gravi, dal rischio idrogeologico alle temperature urbane più elevate.
Quali sono i rischi e le misure da adottare?
I rischi principali sono diversi e provo ad elencarli. Aumento del rischio idrogeologico: il suolo impermeabilizzato non assorbe l’acqua, crescono allagamenti, esondazioni e sovraccarico delle reti fognarie. Questo è particolarmente rilevante in aree pedemontane come il Comasco. Direi anche isole di calore urbane: le superfici artificiali accumulano calore, con temperature più alte nelle zone urbanizzate, con impatti su salute e consumi energetici. Aggiungo la perdita di biodiversità: frammentazione degli habitat naturali e riduzione di corridoi ecologici tra pianura e Prealpi. Da annoverare, anche, la riduzione della superficie agricola: perdita di terreni fertili, con conseguente impatto sulla filiera agroalimentare locale. Citerei anche il degrado del paesaggio e perdita di identità territoriale derivante dall’urbanizzazione diffusa e disordinata, con inevitabile compromissione del valore culturale e turistico del territorio. Importanti anche i costi economici crescenti: maggiori spese per gestione del rischio idraulico, costi di manutenzione delle infrastrutture. Pe quanto riguarda le misure preventive e correttive, elenco quelle più importanti: pianificazione territoriale più restrittiva ovvero limitare nuove espansioni nei PGT (Piano di Governo Territoriale), favorire densificazione e completamento delle aree già urbanizzate. Di aiuto anche la rigenerazione urbana al posto di nuova edificazione: recupero di aree dismesse (industrie, caserme, ex aree ferroviarie), incentivi per demolizione e ricostruzione in aree già compromesse. Da valutare anche le opere di re-impermeabilizzazione e rinaturalizzazione: trasformare parcheggi in aree verdi permeabili e rimuovere superfici asfaltate non necessarie. Citerei la gestione sostenibile delle acque: pavimentazioni drenanti, sistemi di drenaggio urbano sostenibile, vasche di laminazione e aree di esondazione controllata. Da incentivare la riduzione della pressione infrastrutturale: limitare nuove strade e parcheggi, favorire mobilità pubblica. Altro punto riguarda l'aumento del verde urbano: parchi, boschi urbani, tetti verdi, pareti vegetali, aumento dell’ombreggiamento e riduzione dell’isola di calore. Insomma, ci sono un sacco di misure preventive e correttive che si possono prendere. Se il trend impressionante di consumo di suolo non viene fermato, i rischi per il territorio sono notevoli e lo abbiamo sperimentato nel nostro territorio negli ultimi anni a fronte di piogge torrenziali non assorbite dal terreno. I governi nazionali e locali devono muoversi e io ritengo che ciascuno di noi debba fare pressione in tal senso.
S.D.D.






