CANTÙ – Sul tema del rimborso di 874mila euro spettante alla città di Cantù – la somma anticipata dal Comune per il funzionamento della sede distaccata del tribunale di Como, operativa fino al 2015 -, è recentemente intervenuto il deputato canturino Nicola Molteni, che ha presentato un’altra interrogazione parlamentare incentrata sul sistema di liquidazione dei contributi da erogare ai Comuni che ospitarono le sedi degli uffici giudiziari. Rispetto al precedente regime di contribuzione, secondo Molteni, il sistema attuale garantirebbe un rimborso molto più esiguo: a Cantù verrebbero infatti restituiti soltanto 89mila euro, poco più del 10% degli 874mila euro anticipati dal Comune.
Ecco il testo dell’interrogazione:
“In data 12 ottobre 2017, il governo ha risposto al firmatario del presente atto in maniera non soddisfacente, poiché l'attuale sistema di liquidazione dei contributi ai comuni ex decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 marzo 2017 che sono stati sede di uffici giudiziari è notevolmente peggiorativo rispetto al precedente sistema di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 187 del 1998. L'atto di sindacato ispettivo portava l'esempio del comune di Cantù, ma il problema investe tutti i comuni che sono stati coinvolti nella soppressione delle sedi di uffici giudiziari. Il comune di Cantù è stato sede di pretura prima e sezione distaccata, poi, del tribunale di Como fino al 2015. La sezione distaccata di Cantù è stata soppressa, come tutte le 220 sezioni distaccate di tribunale, ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, dal Governo Monti. Il comune di Cantù, quindi, ha anticipato per conto dello Stato le spese di funzionamento della sezione distaccata del tribunale come previsto dalla legge 24 aprile 1941, n. 392, e pertanto risulta essere creditore nei confronti dello Stato di ben 874.463,80 euro. La legge di stabilità del 2015 ha radicalmente rivisto la materia attribuendo dal 1° settembre 2015 gli oneri in questione in carico al Ministero della giustizia. In base al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 marzo 2017, verrebbero riconosciuti solo 89.449,07 euro, un rimborso pari al 10,23 per cento di quanto speso, e rimarrebbero pertanto a carico del comune di Cantù ben 785.014,73 euro. Il previgente regime di contribuzione di costi annualmente affrontati dai comuni, seppur il rimborso non fosse totale, per certo consisteva in una percentuale che di gran lunga superava l'attuale sistema (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 marzo 2017) che riconosce un rimborso dei costi sostenuti dal comune in percentuale assai esigua. Nel siffatto contesto normativo non può certamente affermarsi che con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in parola i comuni sede di uffici giudiziari soppressi abbiano un «vantaggio economico» rispetto al precedente sistema, anzi vero è che l'attuale sistema penalizza gravemente i comuni, poiché dovranno ripianare i debiti lasciati dal Ministero della giustizia con propri fondi”.
L’appello di Molteni termina con una precisa richiesta al governo, un invito formale a “porre in essere ogni iniziativa atta a modificare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 marzo 2017 stabilendo che si procederà alla refusione delle spese sostenute fino al 2015 dai comuni sede di uffici giudiziari comunque in misura non inferiore al previgente sistema di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 187 del 1998 per tutte le annualità rimaste scoperte”, e “ad assumere “iniziative per provvedere, per quanto di competenza, a rimodulare la rateizzazione del rimborso previsto ora in 30 anni, affinché lo stesso sia contenuto e comunque non superiore a 5 anni”, nonché “ad assumere iniziative, ove ne sussistano i presupposti, anche con una comunicazione o una nota che recepiscano quanto stabilito dal Tar Lazio con l'ordinanza n. 7687/2017 del 14 settembre 2017, eliminando ogni indicazione che si riferisca ad un termine perentorio del 30 settembre 2017, ai fini della presentazione da parte dei comuni della documentazione per ottenere il rimborso”.






