ANCORA SU PAVESI – Marelli: “Privo di un pensiero autonomo preferisce conformarsi al Faro del movimento…”

mercoledì, 8 febbraio 2017

"DEPENSANTE". L’ha coniata Carmelo Bene, l’ha sdoganata Vittorio Sgarbi e l’ha usata Beppe Grillo con riferimento al sindaco di Roma Virginia Raggi (non uso “sindaca”, non mi piace!).

Non sarebbe però scandaloso usarla anche con riferimento al candidato sindaco di Lavori in corso, il professor Francesco Pavesi, che sembra incapace di liberarsi dal pesante “patronage” del vincitore “perdente” dell’assemblea della “civica” tenuta la scorsa domenica a Vighizzolo.

Perché il professor Pavesi, persona senza alcun dubbio intelligente ed accorta, sembra privo della capacità di un pensiero autonomo e
preferisce conformarsi in tutto e per tutto a quello del “Faro del movimento”?

Cos’è che gli impedisce di smarcarsi dalla pesante tutela del farmaco elvetico ma, fortunatamente, ancora per poco sindaco di Cantù?

Perché non dice con chiarezza cosa pensa davvero sulle strampalate elucubrazioni del “no tax boy” della Mairola a proposito di residuo fiscale, di flat tax, di rapina fiscale, di equidistanza fra stato e mafia?

FRONTELIBERAZIONEFISCALEPerché non eccepisce alcunché sull’imperscrutabile idea di “indipendenza” della Lombardia tanto sbandierata dal rossocrociato sindaco della città?

Perché non si dissocia dalle clownesche esibizioni che il suo “sindegh”, puntuale come il mal di denti, non ci fa mai mancare in qualunque occasione pubblica preferendo l’avanspettacolo al dibattito sulle scelte amministrative?

In realtà il candidato sindaco di Lavori in corso <<non può>> prendere le distanze dal suo mentore e preferisce accreditarsi semplicemente come la sua fotocopia ancorché con un carattere più conciliante.

Non lo può fare perché finirebbe per riaprire quella dialettica, all’interno della “civica”, che il “Faro”, da vecchio manovratore doroteo qual è, ha accuratamente evitato si aprisse nel corso dell’assemblea di domenica scorsa.

Non lo può fare perché, se lo facesse, dovrebbe dar ragione a chi non ha mai nascosto le sue critiche all’amministrazione, fatte certo con garbo nella forma ma con grande durezza nella sostanza.

Dovrebbe, in altri termini, riconoscere che la giunta Bizzozero non ha saputo imprimere quella svolta decisa che sarebbe stata necessaria per Cantù, di aver chiuso il Comune in sé stesso, di non avere in alcun modo saputo realizzare quelle alleanze indispensabili a dare peso politico alle richieste della città, di non aver nemmeno tentato di dare sostanza a quelle istanze di partecipazione che pure si diceva fossero essenziali per un governo che si voleva diverso da quelli, desolanti, della Lega.

Insomma, dovrebbe certificare il fallimento di un progetto, quello della “civica”, che la supponenza, l’arroganza e l’autoreferenzialità hanno annegato già nella culla.

Enzo Marelli

 

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