Il rilancio, da parte del consigliere Fermi, della proposta di legge regionale per l’istituzione di una Zona Economica Speciale (ZES) comprendente la fascia pedemontana delle provincie di Como e Varese rischia di essere solo uno strumento di propaganda con scarse possibilità di successo se lasciato all’improvvisazione e all’intenzione di chi pensa di farne soltanto uno strumento di campagna elettorale.
Anche se non vi è dubbio che la sua istituzione avrebbe una propria validità nelle zone più a ridosso del confine, se la si guarda dal punto di vista di Cantù questa proposta non riesce nemmeno minimamente a compensare il vuoto di idee e di proposte di coloro che, amministrando per ben vent’anni la città, nulla hanno fatto per impedire la spoliazione di gran parte di quelle funzioni di terziario-direzionale che in cent’anni di storia i canturini avevano faticosamente costruito.
Coloro che oggi si agitano tanto per l’istituzione della ZES sono quegli stessi ambienti politici che, a suo tempo, hanno fatto in modo di dirottare più a sud il tracciato originario di Pedemontana privando il canturino di una importante dotazione infrastrutturale e che oggi si dimostrano incapaci di affrontare e sciogliere i veri nodi dell’economia di Cantù e della parte comasca del distretto del mobile.
Non è un caso che, contrariamente a quel che succede nei territori più a ridosso del confine, il fenomeno della delocalizzazione delle imprese sia, nella parte comasca nel distretto del mobile, un evento raro e del tutto marginale.
Anzi, il posizionamento delle imprese del settore all’interno del distretto del mobile continua ad essere considerato esso stesso un elemento strategico: dal territorio le imprese traggono competenze specialistiche, mano d’opera formata e specializzata, servizi, fornitori preparati ed in grado di fornire competenze specifiche ed informazioni sui competitors e sulle loro strategie.
I vantaggi competitivi delle imprese derivano cioè principalmente da fattori di tipo “non-price” come la qualità, il servizio, i tempi di consegna, il design, l’innovazione e l’immagine del made in Italy.
In conseguenza di ciò è del tutto evidente che la struttura economica della nostra città e la parte comasca del distretto del mobile potrebbero certamente trarre profitto dai vantaggi che l’istituzione di una “zona franca” comporta ma necessitano soprattutto di interventi di carattere strategico riguardanti il rafforzamento del processo di internazionalizzazione delle imprese, la valorizzazione delle risorse umane e la loro preparazione professionale, l’introduzione di elementi di stimolo all’innovazione sul piano dello sviluppo del design e dei nuovi materiali.
A ciò si devono tuttavia accompagnare anche alcuni indispensabili interventi come una dotazione infrastrutturale che renda semplici, economici ed efficienti i trasferimenti all’interno del distretto e fra il distretto ed i mercati ed una burocrazia e procedure amministrative semplici e chiare che rendano meno complicata la vita delle imprese.
Tuttavia, volendo avviare una discussione davvero seria e che permetta di affrontare il problema dell’istituzione della ZES con una qualche possibilità di successo, occorre approfondire con rigore, innanzi tutto il problema delle compatibilità finanziarie che la sua istituzione comporta e della relativa copertura, in secondo luogo quello della congruità con la regolamentazione europea sugli “aiuti di stato”, in terzo luogo quello della delimitazione territoriale della ZES ed infine quello, non secondario, delle sue modalità di gestione.
Infine è necessario che la proposta di istituzione della ZES sia accompagnata da una precisa ricognizione sui dati e sulle condizioni economiche e sociali in grado di illustrare in maniera precisa e circostanziata quelle peculiarità del nostro territorio che ne giustificano l’introduzione.
Ogni tentativo di eludere questi aspetti della questione rende velleitaria questa iniziativa e qualifica come puramente propagandistica la proposta.
Alberto Novati
Candidato Sindaco del centrosinistra






