
Filippo Di Gregorio, segretario Pd Cantù
CANTÙ – Gli iscritti di Lavori in Corso e Cantù Rugiada tra pochi giorni saranno chiamati alle urne per eleggere il proprio candidato sindaco in vista prossime elezioni amministrative. Ma le modalità di voto adottate dalla maggioranza hanno suscitato numerose polemiche e perplessità, soprattutto nel centrosinistra. Il segretario del Partito Democratico di Cantù, Filippo Di Gregorio, ha infatti espresso qualche riserva “sulla linearità di comportamento della maggioranza cittadina”.
“La logica politica – si legge nel comunicato di De Gregorio – avrebbe voluto che, in assenza di impedimenti personali concreti, la maggioranza ripresentasse il proprio Sindaco uscente al giudizio dei cittadini. Non invitare caldamente il sindaco Bizzozero a chiedere una verifica del proprio operato quinquennale è quindi una prima dimostrazione di sconfitta politica di una maggioranza in crisi di consenso”
Non si tratterà di primarie, insomma, ma di un voto riservato agli iscritti di Lavori in Corso e Cantù Rugiada: “Il rischio è che una debolezza evidente finisca per manifestarsi maggiormente, tanto più che la scelta non avverrà in votazioni primarie ma con il voto dei soli militanti dei due gruppi politici componenti la maggioranza, LIC e CR: quindi sarà un voto di poche decine di abitanti a Cantù. E corriamo il rischio che il candidato sindaco della forza politica di maggioranza cittadina si trovi investito dal consenso di poco più di una o due decine di voti”.
Le elezioni primarie, secondo Di Gregorio, rappresentano un sistema aperto e affidabile, basato sul voto popolare: “Se ben preparate e condotte con trasparenza e in condizioni di pari opportunità, le elezioni primarie rendono impossibile o quantomeno sconsigliabile che il risultato finale sia oggetto di rinegoziazioni, ma il voto popolare che le ha stabilite fissa quel risultato come un fatto politico non eludibile. Elezioni blindate, chiuse, autoreferenziali come quelle alle quali assisteremo per il gruppo politico di maggioranza, riconfermano invece che la base politica del potere cittadino è esclusiva, limitata a pochi soggetti: fragile, in una parola. E di tale fragilità abbiamo avuto la prova nei cinque anni di lavoro politico della maggioranza uscente: anni di isolamento, rancore e debolezza istituzionale”.






