
Il proprietario della Pallacanestro Cantù, Dmitry Gerasimenko. Una delle 80 stelle porta il suo nome
CANTÙ - Nove giornate di campionato e 4 punti in classifica. Un inizio così drammatico, dal punto di vista sportivo, non si vedeva dalla stagione 2000-01, quando l’allora Poliform Cantù occupava la 17° posizione con 2 punti, seguita a ruota, pensate un po’, dall’Adecco Milano (le squadre erano infatti 18 e non 16, come oggi). Cantù concluse quell’annata terzultima, con due punti di vantaggio sulla zona retrocessione, perdendo comunque l’ultima partita casalinga contro la Snaidero Udine.
Lasciando da parte i paragoni di classifica, questa Red October che si appresta ad affrontare Varese, arriva da circa un anno di cambiamenti che finora non hanno dato i frutti sperati, ovvero un club competitivo e capace di tornare nelle zone alte della classifica. Da quando Dmitry Gerasimenko ha rilevato la società, sono ben cinque gli allenatori passati dalla Brianza (Corbani, scelto però con la proprietà Cremascoli, Brienza, Bazarevich, Kurtinaitis e ora Bolshakov), e si perde invece il conto dei giocatori cambiati.
Lo scorso anno vennero utilizzati tutti i tesseramenti con il dichiarato obiettivo di portare Cantù ai playoff (l’Acqua Vitasnella terminò 11°) e questa stagione, dopo nove giornate, i tesseramenti rimasti sono solamente tre, da utilizzare con il massimo dell’attenzione perché in ballo c’è, al momento, la permanenza nella massima serie.

Rimas Kurtinaitis, ex coach di Cantù. Per lui un record di 2 vittorie e 7 sconfitte da allenatore canturino
Finora le basi societarie hanno mostrato alcuni limiti, partendo dall’utilizzo quasi azzerato di giocatori italiani (Parrillo pochi minuti in campo, Quaglia mai entrato e Laganà indisponibile), anche perché ci viene difficile considerare italiani Callahan e Acker. Ancora, dopo l’addio a Travis e Lawal, all’orizzonte non si profila nessun rinforzo, e rimane aperto il dubbio sul ruolo da rinforzare, il 4 o il 5. Dati alla mano mancano entrambi, ma probabilmente c’è bisogno di dare una mano a Darden e Callahan, piuttosto che a Johnson. Infine, e qui la società non ha colpe, l’infortunio di Dowdell ha fatto malissimo, perché in squadra ci sono sì problemi, ma senza l’unico vero leader a disposizione le cose si sono complicate, e non poco.
In aggiunta alle complicazioni di chi scende in campo e di chi allena, il capitolo staff ha avuto le sue difficoltà, soprattutto quello medico, completamente cambiato in due mesi; si va dall’addio degli storici Lanzi, Sam Bianchi e Casamassima, sostituiti dai vari stranieri (lituani, ucraini, russi, fate voi), all’ulteriore recente cambio di rotta, che ha fatto sì tornasse anche una “vecchia” conoscenza, ossia Marco Mascheroni, fisioterapista ai tempi dell’Oregon Scientific. Si aggiunge poi Max Annoni, preparatore atletico ex Olimpia Milano, e il dottor Stefano Rossi, responsabile medico, anche lui a Milano dal 2006 al 2010. Hanno così lasciato Cantù il dottor Antov Petrov e il preparatore Sigitas Kavaliauskas.
Insomma, si sta perdendo il conto di chi va e chi viene, il che indica una certa confusione nelle famose basi della società, che si trova a dover affrontare ora una serie di sfide tutt’altro che facili, partendo da Varese, poi Avellino in casa, Pistoia in Toscana e Cremona a Desio, forse la sfida più semplice, prima di finire a Trento e terminare in casa contro Milano. Un calendario oggettivamente poco felice.
Il momento critico può essere superato con l’unione e la fiducia tra giocatori, staff e proprietà, e può essere che a Varese arrivi la famosa partita che svolta una stagione ma, d’ora in avanti, bisognerà stare attenti ad ogni singola scelta, perché davvero non si può sbagliare. Per questo, per quanto riguarda l'allenatore, non è forse il caso di buttarsi a capofitto tirando fuori i nomi di Recalcati o Banchi, perché non è affatto detto possano essere loro a risolvere la situazione.
Davide Porro






