LA POLEMICA – Aradori e gli insulti dei tifosi: “Un problema di cultura sportiva”

domenica, 28 febbraio 2016

Basket Pietro Aradori

Pietro Aradori, a sinistra, con la maglia della Pallacanestro Cantù

CREMONA - "La nostra cultura sportiva è indietro di anni rispetto a tutta Europa". Pietro Aradori va all'attacco. La riflessione del giocatore - ex canturino che in Brianza ha ancora tanti estimatori - giunge dopo la vittoria della sua attuale squadra, Reggio Emilia, nella sfida casalinga Cremona (86-77 il finale).

Durante le interviste di fine gara Aradori, come lui stesso ha spiegato sulla sua pagina Facebook, è stato ricoperto di insulti dai  tifosi avversari. Da qui la riflessione sui social network (commentata da molti tifosi, canturini compresi), che riportiamo integralmente.

"Super vittoria contro una gran squadra come Cremona, a cui voglio fare i complimenti per il bel campionato che sta disputando scrive Aradori - A fine partita vado in zona Sky per l'intervista. La postazione tv era proprio sotto la curva riservata a Cremona. Quindi mi trovo con 20/30 persone che mi ricoprono di insulti con la partita oramai finita. Il punto è che io non ho mai avuto a che fare con Cremona. Mai una rivalità personale, mai una serie di playoff in cui gli animi si possono scaldare, tanto meno mai ho indossato la casacca di Cremona, quindi non sono nemmeno un ex. E non si tratta di me, Gentile, Vitali, Cinciarini, Cusin o qualunque altro nome di giocatore della Nazionale".

Aradori1"È successo tutto cosi, a caso - aggiunge Pietro Aradori -  Perché  in italia, funziona cosi. Ma non deve essere cosi! Ed è proprio questo il più grande limite dello sport in italia , gente che si ritiene essere "tifosa" quando invece che sostenere la proprio squadra, non fa altro che insultare gli avversari a prescindere, in quasi tutti i campi. Poi quando arriva l'estate e la Nazionale sono subito pronti a chiederti il massimo e a dirti che sei un grande e di dare tutto per loro. E durante la stagione giù di insulti. Ed è questo il motivo per cui la nostra cultura sportiva è indietro di anni rispetto a tutta Europa".

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