CANTÙ – Colpo di reni al Giro d’Italia: nuovo romanzo per Mauro Colombo

giovedì, 23 maggio 2019

CANTÙ - Mancano pochi, pochissimi giorni al Giro d’Italia e tutta la comunità (canturina e non) freme all’idea di poter vedere sfrecciare i propri beniamini sotto ai loro occhi.

È facile venire catturati dal magnetismo che ogni grande atleta reca con sé, rimaniamo intrappolati dalle loro gesta e vittorie che li rendono così distanti da noi comuni mortali alle prese con le incombenze della vita quotidiana, spesso affrontate goffamente.

Così estasiati da dimenticare che dietro quei corpi scultorei adorni di medaglie ci sono uomini e donne con un percorso umano che può essere difficile a volte, esattamente come il nostro.

Una sfumatura che non è sfuggita all’elegante penna di Mauro Colombo, erbese doc, giornalista e scrittore, autore di Colpo di reni al Giro d’Italia, uscito in questi giorni per Bolis Edizioni.

Il romanzo narra le vicissitudini di Fabrizio Roversi, corridore ciclista la cui carriera promettente è stata frenata dal gioco d’azzardo e da un narcisistico interesse verso le donne che seduce senza riuscire a instaurare legami stabili. Durante il suo ultimo Giro d’Italia, che corre come gregario di un giovane e promettente campione, tentazioni e ombre del suo passato tornano a farsi incombenti, ma quando tutto sembra avviato a un epilogo inglorioso con un colpo di scena o, meglio, “di reni”, Roversi saprà riscattarsi.

Colombo, quest’anno il Giro d’Italia compie 110 anni.

Sì, un traguardo importante. Colpo di reni al Giro d’Italia è il tentativo di omaggiare questa importante manifestazione che seguo da sempre. Sono appassionato di sport, in particolar modo di calcio e ciclismo.

Questo, infatti, è il terzo romanzo che dedica al ciclismo.

Sì, i precedenti due (Romanzo giallo. Felice Gimondi e il Tour del 1965, Bolis Edizioni e L’ora del Fausto, Ediciclo Editore Ndr) innestavano il racconto su vicende agonistiche realmente accadute mentre in questo ultimo lavoro l’unico elemento reale è il tracciato del Giro d’Italia del 2006, tutto il resto è frutto della mia fantasia.

Fabrizio Roversi, il protagonista del suo ultimo romanzo, è un campione con un mondo interiore difficile.

Ho gettato lo sguardo sul suo vissuto, così complesso, perché è importante ricordare che ogni atleta è prima di tutto una persona, con gioie e difficoltà. Nessuno è impermeabile alle vicissitudini della vita privata. Fabrizio sfugge ai cliché del corridore ciclista, è una metafora della vita che non vede mai una netta distinzione tra buoni e cattivi perché ogni essere umano ha in sé sfumature positive e negative.

Questo sport affascina da sempre l’immaginario collettivo. Perché?

Il ciclismo ha una componente aggregativa significativa che forse altri sport non hanno. I tifosi si ritrovano in strada per assistere al passaggio dei loro idoli, si riuniscono insieme per celebrare lo sport. A questo si aggiunge la possibilità di poterlo fare gratuitamente, un elemento che dona un ulteriore grado di inclusione: uno sport che si offre senza remunerazione al suo tifoso. Il Giro d’Italia ha saputo mantenere la sua veste popolare, il suo forte legame con la gente pur adeguandosi ai tempi con una struttura ben organizzata capace di abbracciare anche orizzonti internazionali.

Simona Di Domenico

 

 

 

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