SOSTENIBILITÀ – Maltempo e disastri in Lombardia. Cosa abbiamo sbagliato?

sabato, 27 settembre 2025

RUBRICA - Lo scenario di questi giorni è indubbiamente devastante e preoccupante, occorre un'analisi ragionata accantonando, per il momento, incursioni emotive. Avremmo potuto evitare tutto questo? Cosa dobbiamo apettarci per il futuro? Domande poste a Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.

Dottor Coppolella, quali sono le cause degli allagamenti e smottamenti di questi giorni?

È molto difficile e triste parlare di questo argomento, soprattutto quando lo stai vivendo “in diretta” sul tuo territorio. Ho visto scene raccapriccianti nella nostra zona del comasco, che hanno diminuito il mio senso di sicurezza ed aumentato quello di angoscia. Del resto però senza grosse sorprese: ormai possiamo dire che un anno tocca all’Emilia Romagna e alle Marche, un altro anno tocca a Lombardia, Piemonte e Liguria, un altro ancora a tutti, incluso il sud e così via. Quindi, è qui è il punto da dove voglio iniziare a rispondere alla sua domanda, la questione non è il sé, ma solo il dove e il come. E tutto questo non fa altro che rafforzare un fatto che è ormai certezza: il clima del nostro Paese, ma non solo, si sta trasformando da Mediterraneo a Tropicale, in particolare “tropicale monsonico”, con tutte le implicazioni del caso, che sono sotto gli occhi di tutti, implicazioni che ci scioccano e ci spaventano. Clima tropicale, dunque, come in Vietnam, per esempio, dove il pian terreno delle case viene riempito di mobili e di merci ed evacuato con regolarità in prossimità della stagione delle piogge e la vita si svolge prevalentemente ai piani alti. Non siamo molto distanti da questo, ormai. Principali imputati sono il riscaldamento globale, che aumenta intensità e frequenza di questi eventi estremi, ma anche l’aumento di vulnerabilità del territorio dovuto a fenomeni di artificializzazione del suolo e cattiva gestione dell’edificazione e delle dinamiche fluviali. I mari riscaldati, il Mediterraneo attualmente 1 grado sopra la media, forniscono maggiore energia e umidità all’atmosfera contribuendo a tali eventi estremi. Ricordo, a beneficio dei lettori, che il riscaldamento globale è conseguenza dell’effetto serra, determinato dall’eccesso di anidride carbonica nell’atmosfera, che trattiene il calore a terra, causando eventi estremi, che vanno dalla desertificazione alle inondazioni. Mettiamoci poi un paese di per se fragile, come l’Italia, e il gioco è fatto. Anche l’eccessivo calore estivo fa parte di questo cambiamento.

Possiamo creare soluzioni in grado di eliminare definitivamente il problema oppure si tratta di un obiettivo impossibile?

Definitivamente assolutamente no, almeno per un po’ di anni o, meglio,  direi decenni, o forse secoli. Possiamo e dobbiamo però lavorare urgentemente su due fronti: ridurre assolutamente il riscaldamento globale, obiettivo che ha archi temporali importanti, e mettere in atto misure che definirei “protettive” del territorio.  Per quanto riguarda il primo fronte, quello legate al cambiamento climatico, lo abbiamo ripetuto più volte, bisogna contenere l’aumento delle temperature medie al di sotto di 1,5 gradi, come concordato nella conferenza di Parigi del 2015.  Sono misure volte a contenere la generazione di eccessiva anidride carbonica, virando per esempio verso energie rinnovabili. Comunque queste misure, tristemente contestate di recente ed irresponsabilmente dal presidente degli Stati Uniti, come detto guardano al lungo termine e, vista la situazione ormai in parte compromessa, non ci danno risultati sul breve. In merito al secondo fronte, prevenzione  e protezione,  qui si può e si deve fare molto di più di quanto si è fatto finora. In poche parole: la situazione per ora è così e quindi lavoriamo per proteggerci e limitare i danni. Le misure sono tante.   Realizzazione di argini, casse di espansione, canali di scolo e sistemi di drenaggio urbano sostenibile per gestire le acque piovane in eccesso. Le alluvioni avvengono spesso perché mancano queste opere. Non impermeabilizzare eccessivamente i suoli privati. Rafforzamento dei sistemi di previsione meteorologica e reti di sensori per il monitoraggio dei livelli idrici in tempo reale. Creazione di aree verdi urbane, tetti verdi, giardini pluviali e zone umide artificiali che assorbono l’acqua in eccesso. Sistemi di raccolta dell’acqua piovana, pavimentazioni permeabili e vasche di laminazione. A queste aggiungo alcune raccomandazioni per le persone, che secondo me dovrebbero diventare norme e lo Stato dovrebbe promuovere la formazione anche nelle scuole. Chiedere al proprio Comune informazioni sul Piano di protezione civile per sapere quali sono le aree alluvionabili, le vie di fuga e le aree sicure della nostra città. Evitare di conservare beni di valore in cantina o al piano seminterrato. Assicurarsi che in caso di necessità sia agevole raggiungere rapidamente i piani più alti del proprio edificio. Rispettare l’ambiente e se si vedono rifiuti ingombranti abbandonati, tombini intasati, corsi d’acqua parzialmente ostruiti segnalarlo al Comune. Mantenere puliti scarichi e tombini. Restare a casa se le previsioni lasciano presagire possibili alluvioni.   

Cosa possiamo aspettarci per il futuro?

Bisogna essere realisti e non mettere la testa nella sabbia come gli struzzi. Menziono dei dati che fanno impressione e dei quali non c’è conoscenza diffusa: il 2025 ha visto un aumento del 31% dei fenomeni meteorologici estremi rispetto al 2024, con 110 episodi documentati solo nei primi mesi dell’anno, indicando una tendenza verso eventi più intensi e frequenti. Il 2024 ha visto un aumento degli eventi meteo estremi di quasi 6 volte, +485% rispetto al 2015 (quando ne furono registrati 60. Ndr). Nel 2024, il 94,5% dei comuni italiani è dichiarato a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe ed aumenta del 15% la superficie del territorio italiano a pericolosità. I diversi scenari sono concordi nel prevedere un aumento fino a 2°C nel periodo 2021-2050 (rispetto al periodo 1981-2010. Ndr): come detto, un rialzo ai limiti della soglia massima indicata dagli Accordi di Parigi. Un recente autorevole studio sul clima ha previsto che in futuro ci saranno precipitazioni pesanti concentrate in periodi più brevi, con un’alternanza tra siccità prolungate e alluvioni improvvise ed Intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi. Entro il 2030 è previsto un raddoppio degli eventi estremi attuali. Come detto, il clima sta cambiando e non è più mediterraneo di sicuro. È fondamentale accelerare le politiche di adattamento climatico, investire in infrastrutture resilienti e prepararsi a convivere con una “nuova normalità” caratterizzata da fenomeni meteorologici più estremi. E’ un dato di fatto, ignorarlo è molto pericoloso, gestirlo è rassicurante.

S.D.D.

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)