SOSTENIBILITÀ – Energie rinnovabili: il futuro a misura d’uomo (e di ambiente)

sabato, 13 marzo 2021

RUBRICA SOSTENIBILITÀ - Sostenibilità è futuro, così sostengono le comunità scientifiche e politiche di gran parte del pianeta. Un futuro sostenibile, poi, è quello auspicato da milioni di giovani  preoccupati, legittimamente, di dover vivere in un mondo inquinato, privo di risorse ma ricco di disuguaglianze.

Tutti siamo pronti a schierarci in loro favore eppure continuiamo a operare decisioni sbagliate come privilegiare fonti di energia non rinnovabili: una scelta cruciale come spiega Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.

Dottor Coppolella, qual è la differenza tra energie rinnovabili e non rinnovabili?

Le energie non rinnovabili sono quelle energie le cui fonti sono disponibili solo in quantità limitate e, una volta terminata la scorta di cui dispone il nostro pianeta, non saranno più utilizzabili. Si tratta fondamentalmente di quelle energie provenienti da combustibili fossili come petrolio, carbone e gas naturale, e dalle fonti nucleari come uranio e plutonio.  Da questi combustibili viene generata elettricità, bruciandoli in centrali dislocate in svariati punti del territorio nazionale . L’Italia dipende da essi per oltre il 60% del fabbisogno. Due sono i problemi principali: sono altamente inquinanti perché grandi produttori di anidride carbonica responsabile del riscaldamento globale e sono appunto esauribili, cioè un giorno finiranno, lasciando la terra senza risorse energetiche. Un triste scenario ipotizzato in un arco temporale stimato di circa 200 anni, ma anche meno se consideriamo gli attuali tassi di crescita della popolazione mondiale. 

Viceversa, le energie rinnovabili sono quelle provenienti da fonti naturali, capaci di rigenerarsi in continuazione, quindi sono pressoché inesauribili e la maggior parte di loro, non tutte,  sono a  impatto ambientale zero: sono le cosiddette energie pulite. Parliamo principalmente di: energia solare, energia idrica ed energia eolica fra quelle più conosciute, ma anche di energia geotermica e di energia da biomasse. L’energia solare sfrutta il sole ed è producibile con l’utilizzo di pannelli solari fotovoltaici, quella idrica la forza dell’acqua ed è ottenibile dalle centrali idroelettriche e quella eolica la forza del vento con l’installazione di pale eoliche.  L’energia di biomasse è quella prodotta da materiali di origine organico-vegetale quali piante, alghe marine, rifiuti organici vegetali, infine l’energia geotermica viene prodotta sfruttando il calore presente nella crosta e nel sottosuolo del pianeta. In definitiva fonti naturali, a bassissimo impatto ambientale, tecnicamente inesauribili e, nella maggior parte dei casi, a costo ridotto

Le energie rinnovabili possono risolvere molti problemi, dunque.

Assolutamente sì: le energie rinnovabili non sono un’opzione, ma una strada obbligata per la sopravvivenza del nostro pianeta e anche chi fosse scettico sulla sostenibilità, come molti negazionisti o l'ex presidente degli Stati Uniti, guardi almeno al problema esaurimento scorte, che è un fatto certo. Detto questo, aggiungo che i vantaggi sono enormi, soprattutto per un Paese come il nostro, fortemente dipendente dai combustibili fossili per la produzione di energia: il primo vantaggio è l’indipendenza energetica, che potrebbe diventare addirittura autosufficienza e il secondo sono i costi.

Siamo fortemente dipendenti da Paesi produttori di combustibili fossili  che possono con le loro scelte determinare il nostro livello di benessere, generando crisi economiche di grandi proporzioni. Un rischio enorme, una dipendenza non più tollerabile, viste le alternative, sulle quali la spinta e gli incentivi sono significativi. Abbiamo tanto sole, tanta acqua e tanto vento, non costano niente e, una volta assorbiti i costi degli impianti, i vantaggi economici sarebbero enormi.  Inoltre, le energie rinnovabili saranno uno dei primi generatori di posti di lavoro nei prossimi 50 anni, anche grazie agli incentivi che l’Europa sta introducendo e la differenza fra i nuovi posti di lavoro e quelli persi per la chiusura degli impianti tradizionali è assolutamente incoraggiante. Infine il fronte salute: con l’utilizzo di energie rinnovabili si prevede un calo notevole delle malattie respiratorie ed una forte riduzione della spesa sanitaria, da reinvestire per lo sviluppo dei giovani e del Paese. 

Parte del recovery plan prevede lo sviluppo della sostenibilità ambientale. L'uso di energie rinnovabili può favorire questo processo?

Il recovery plan avrà una forte connotazione ambientale, quindi di supporto a tutto quello che si muove nella direzione della sostenibilità.  Le energie rinnovabili  sono uno strumento irrinunciabile per la sostenibilità ambientale e quindi il loro uso è fondamentale, al punto che sono già fortemente incoraggiate con incentivi vari, ma, ne sono certo, lo saranno ancora di più a brevissimo. Il recovery plan dovrà muoversi sulla base di alcuni piani europei tracciati da tempo, ai quali  l’Italia ha aderito:  il pacchetto 20-20-20, il framework 2030 e la roadmap europea 2050, tutti e tre con importanti obiettivi sulla sostenibilità ed, in particolare, di utilizzo energie rinnovabili. Il Pacchetto 20-20-20  prevede una diminuzione del 20% di emissioni, 20% del fabbisogno da fonti rinnovabili,  un aumento del 20%  di efficienza delle fonti energetiche entro il 2020,  framework 2030 vede invece la diminuzione del 40% di emissioni, almeno 27% del fabbisogno da fonti rinnovabili e un aumento del 27%  di efficienza delle fonti energetiche entro il 2030 infine roadmap europea 2050 che prevede azioni importanti per mantenere l’aumento delle temperature entro  1,5°C, con una transizione energetica significativa, che guarda all’utilizzo di energie rinnovabili. Quindi il recovery plan ha già la strada tracciata: il rispetto e addirittura il miglioramento di quanto previsto dai piani europei.

In ottica recovery plan-energie rinnovabili qual è la situazione italiana?

Contrariamente a quanto si potrebbe sospettare, la situazione in Italia è molto buona e ampiamente in linea con gli obiettivi europei. La maggior parte dell’energia rinnovabile è prodotta da impianti fotovoltaici e centrali idroelettriche, con un forte trend in ascesa dell’eolico. Il 20% totale entro il 2020, raggiunto e superato, è così suddiviso: 33% della produzione elettrica, il 19% dei consumi termici,  il 7,5% dei consumi nel settore dei trasporti. 

 Perché allora la conversione alle fonti di energie rinnovabili è così faticosa da accettare e sviluppare? Perché tanto scetticismo? 

La situazione è molto complicata. I combustibili  fossili, petrolio in testa, hanno contribuito in maniera determinante  nel corso degli ultimi 100 anni alla suddivisione della ricchezza mondiale, creando Paesi molto ricchi grazie alla sola disponibilità di materia prima. Tutti i mezzi di locomozione moderni sono alimentati da carburante di origine fossile ed oggi l’industria  metalmeccanica del movimento è basata sul petrolio e sul gas. Gli interessi economici che in questo momento sono a rischio sono enormi: se il processo di transizione alle energie rinnovabili accelerasse intere aree del mondo si troverebbero a fare i conti con una situazione inquietante ovvero la perdita di valore nella materia prima che ne ha determinato l’arricchimento e un conseguente repentino impoverimento. E’ un po’ come se avessimo 100.000 Euro in banca e ci dicessero che non valgono più niente. Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche, al punto da potere ipotizzare anche possibili guerre o comunque situazioni di disordine mondiale. La stessa cosa vale per tutti i veicoli alimentati con carburanti fossili e le industrie che su di essi fanno profitti.

Per questo la transizione sarà inesorabile, ma credo molto lenta. I poteri governativi che dovrebbero accelerare la transizione devono allo stesso tempo proteggere interessi nazionali importanti, sia chi ha la materia prima, sia chi ha l’industria metalmeccanica del movimento. Chi non ha né l’una né l’altra vola: la Danimarca, per esempio, entro il 2035 produrrà ed utilizzerà solo energia rinnovabile. Perché loro si e gli altri no? La Danimarca non ha né l’una, né l’altra delle componenti bloccanti di cui abbiamo parlato.     

Le energie rinnovabili portano solo vantaggi?          

No. Le  centrali solari sono insediate su vaste estensioni di terreno, che inevitabilmente vengono sottratte ad altre attività, in particolare alla produzione agricola, erodendo suolo prezioso. Le pale eoliche occupano anche loro porzioni di territorio generando inquinamento visivo ed acustico, come pure le centrali idroelettriche. Infine l’utilizzo di biomasse prevede una loro combustione che produce inquinamento, è un tipo di energia rinnovabile, ma non pulita.  

S.D.D.

 

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)