RUBRICA - Unire innovazione tecnologica digitale con tutela ambientale è la sfida che stiamo affrontando per regalare una società più sostenibile alle nuove generazioni: un obiettivo ancora più urgente in questo periodo di emergenza mondiale, un obiettivo presente nei piani UE per garantire benefici a cittadini e imprese. Un obiettivo che, però, mette in evidenza molte problematiche da risolvere come spiega Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.
Dottor Coppolella, qual è l'impatto ambientale delle tecnologie digitali?
La tecnologia digitale richiede enormi quantità di energia elettrica, la cui produzione rappresenta una delle cause principali del riscaldamento globale. Pensiamo solo a quanti dispositivi abbiamo a casa nostra e a quanti altri vengono immessi sul mercato ogni anno, principalmente legati ad Internet. Una bella evoluzione, ma con un costo ambientale molto alto. La problematica è complicata enormemente dall’introduzione di tecnologie ultra moderne tipo la “blockchain”, della quale si sente sempre più spesso parlare. Seppure sia ancora poco conosciuta al consumatore medio, essa è alla base della generazione delle cripto valute, bitcoin in testa. Ebbene, la generazione di bitcoin passa dall’utilizzo di mega computer che lavorano 24 ore su 24 divorando quantità immense di energia. La faccenda sta diventando complicata, al punto da allertare le Nazioni Unite, che ha istituito una speciale commissione di analisi sugli impatti nel lungo periodo. Se le cripto valute si svilupperanno ulteriormente, e su questo io non ho dubbi, bisognerà cambiare radicalmente i loro meccanismi di generazione, altrimenti la situazione diventerà molto seria.
A questo aggiungo che la costruzione di un dispositivo digitale richiede una notevole quantità di combustibili fossili, materiali, anche tossici, minerali rari, acqua. Nell’estrazione delle materie prime per la fabbricazione dei componenti, c’è un grande impatto ambientale che comporta anche un consistente utilizzo di energia elettrica. Ma dobbiamo anche considerare che questi dispositivi finali vengono poi imballati e trasportati per lunghe distanze. Quindi, prima di iniziare a impiegare molta energia per il loro funzionamento, già la produzione e distribuzione degli stessi provoca effetti dannosi all’ambiente.Infine lo smaltimento di tali dispositivi, nel momento in cui questi non funzionano più, è molto dannoso dal punto di vista ambientale. Si parla di RAEE ,Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, e secondo la Commissione Europea sono i rifiuti in più rapida crescita in Europa. Parliamo di centinaia decine di miliardi di apparecchi all’anno.
In che modo la tecnologia digitale può migliorare o danneggiare l'aspetto sostenibile della società?
Le tecnologie digitali sono un attore principale nella partita della sostenibilità, senza il quale gli obiettivi prefissati non sarebbero raggiungibili. Sul piano della sostenibilità ambientale si stima che entro il 2030 il digitale potrà contribuire a limitare le emissioni di gas serra fino al 10%. Sono da tenere inoltre in considerazione le positive conseguenze dirette della digitalizzazione, tra le quali la diminuzione degli spostamenti, lo smartworking è stato possibile grazie al web, la dematerializzazione dei processi, il miglioramento delle attività di monitoraggio, una gestione più efficiente della logistica. Le tecnologie più importanti sono quelle utilizzate per la raccolta, la gestione e l’analisi dei dati. L'Internet of Things, l’internet delle cose, quello col quale ad esempio pilotiamo a distanza il riscaldamento o l’allarme di casa, e l’intelligenza artificiale possono contribuire a ridurre notevolmente i consumi domestici e industriali, oltre ad offrire una migliore esperienza all’utente. Ma a questo va aggiunto un dato abbasta preoccupante: oltre il 50% dei cittadini pensa che la tecnologia sia fonte di ineguaglianze, ingiustizia sociale e perdita di posti di lavoro. Questo pensiero determina un’incertezza sull’utilizzo delle nuove tecnologie digitali e ne limita anche l’impatto potenzialmente positivo per la sostenibilità.
Qual è il ruolo di noi consumatori in questo processo?
Dobbiamo essere informati e comportarci di conseguenza. La disinformazione è uno dei nemici peggiori della sostenibilità e spesso è ben pilotata da chi non vuole rinunciare ai propri profitti. Bisogna che i rappresentanti dei consumatori si facciano promotori di campagne di informazione obiettive, che ci
mettano in condizione di capire cosa è bene e cosa non lo è, limitare il numero di dispositivi e sostituirli quando è assolutamente necessario. Inoltre utilizzarli consapevolmente, soprattutto in questo periodo dove i costi dell’energia hanno raggiunto livelli mai visti. Quindi, ad esempio, se guardiamo un film su una TV da 50 pollici, questa consuma circa cento volte più elettricità di uno smartphone. Inoltre, la connessione mobile 4G consumerebbe circa quattro volte più elettricità rispetto alla rete Wi-Fi. Piccole cose, ma importanti. Ricordiamoci di spegnere il modem quando non lo utilizziamo, di scollegare il cellulare quando è carico e di preferire il WiFi anche in luoghi pubblici, in quanto lo streaming dati è particolarmente dispendioso in termini di energia. Per limitare ulteriormente l’impatto della nostra impronta digitale possiamo copiare un link anziché allegare un documento, chiudere le finestre che non stiamo attualmente utilizzando sul browser, svuotare periodicamente la casella di posta elettronica. Ma anche cancellare l’iscrizione alle newsletter che non leggiamo mai, perché ogni e-mail in più inviata genera un impatto sull’ambiente. Infine, evitare di spedire troppe foto e immagini su WhatsApp e limitare i messaggi vocali.
Le attività legate all’utilizzo del web provocano il 3,7% del totale delle emissioni di gas serra globali. Una cifra molto elevata, superiore all’inquinamento causato dal traffico aereo, e che in futuro è destinata ad aumentare.
S.D.D.






