RUBRICA SOSTENIBILITÀ – Le pensioni del futuro: che cosa ci aspetta?

martedì, 24 ottobre 2023

RUBRICA - Pensioni, pensioni, pensioni: i dibattiti politici spesso ruotano attorno a questo spinoso tema con tanti interrogativi e quelli più a rischio ansia sono le generazioni attualmente al lavoro e i giovanissimi, atterriti dalla possibilità di ricevere poco o nulla durante il meritato riposo di vecchiaia. Comprendere le dinamiche di questo processo è molto importante perchè riguarda il futuro di tutti come sottolinea Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.

Dottor Coppolella, perché sentiamo spesso dire che le pensioni del futuro sono a rischio?

Come tutti sanno, sperimentandolo quotidianamente, chiunque abbia un lavoro, sia esso dipendente o autonomo, è tenuto a versare una percentuale del suo introito lordo all’INPS (o alle varie istituzioni di previdenza minori), i cosiddetti contributi.  Una montagna di soldi all’anno, basti pensare che nei casi normali parliamo di circa il 30% delle retribuzioni lorde, per i quali il lavoratore contribuisce per il 9,2% quando dipendente, il resto l’azienda. Questi soldi, come pure quelli del TFR, dovrebbero essere conservati o investiti per produrre profitto, al fine di poterli restituire a rate mensili a chi li ha versati sotto forma di pensione, nel momento in cui il contribuente ha raggiunto i requisiti necessari. 

A differenza dell’IRPEF (le tasse vere a proprie), i versamenti pensionistici non sono tasse concepite per finanziare annualmente la macchina dello Stato. Per cui, se tutto funzionasse a regola d’arte, nessuno dovrebbe preoccuparsi di nulla: i soldi che ho versato in 40 anni sono disponibili o fruibili in breve, anzi sono aumentati, perché bene investiti (questo è il principio su cui funzionano i fondi pensione integrative). Tuttavia, così non è. Lo Stato riceve questa marea di soldi e li spende per i suoi fabbisogni quotidiani, per i quali non bastano i soldi delle tasse, complice anche l’evasione fiscale, quindi è tutto correlato. Il risultato è che il pagamento delle pensioni attuali non viene fatto con soldi conservati negli anni ed investiti, ma con il pagamento dei contributi di chi lavora attualmente. Cioè, come abbiamo più volte sentito dire: i giovani devono lavorare per pagare la pensione ai vecchi, tradotto: i contributi che versiamo oggi non servono per un accumulo, ma a pagare le pensioni a chi ha versato in passato e non si è visto accumulare nulla.    

Ora, considerato che, complice la bassa natalità, le generazioni che stanno andando in pensione sono enormemente più numerose di quelle produttive che versano contributi, anche alla luce dell’aumento dell’aspettativa di vita, è più che evidente che il fabbisogno in uscita per pagare le pensioni, in assenza di accumulo, tende a superare il flusso in entrata degli attuali contribuenti e quindi prima o poi la cosa diventerà insostenibile. Questo è il problema. Il detto “le pensioni sono a rischio” non significa che non le prenderemo, ma che l’età pensionabile diventerà sempre più alta e che i soldi che lo Stato ci potrà corrispondere mensilmente potrebbero essere molti di meno, sicuramente non proporzionali a quello che ho versato. Un problema non piccolo.  

Come dovrebbero operare i nostri governi per scongiurare questo pericolo?

I contributi versati non vanno usati per compensare mancati o insufficienti introiti delle tasse. Vanno messi in fondi che li proteggano, investendo consapevolmente. Ritorno sul tema evasione fiscale, ebbene questa è una delle conseguenze. Il lavoro in nero va eliminato del tutto: i contributi vanno pagati. Chi ci rimette sono le future generazioni. Inoltre, e qui torno su un tema che abbiamo già dibattuto, è indispensabile non perdere troppa popolazione, altrimenti il divario fra chi contribuisce, ilavoratori attivi, e chi percepisce, impensionati, diventerà sempre più ampio. I nostri governi devono avere alcuni imperativi categorici. Innanzitutto  incentivare le nascite, aumentando il tasso di natalità (numero di nati in percentuale sulla popolazione esistente Ndr) e tasso di fertilità (numero di figli per donna, Ndr) con politiche di supporto alle mamme. Importante anche trattenere i giovani in Italia con reali politiche di incentivazione a restare: la quantità di giovani qualificati a potenziale futuro alto reddito e, quindi, alto versamento di contributi, ma non solo, che lascia l’Italia ha raggiunto proporzioni drammatiche, una ecatombe, alla quale porre rimedio in tempi brevi lavorando a monte e non a valle come oggi. Fondamentale anche gestire in maniera intelligente l’immigrazione da aree povere del mondo, oggi forte argomento di dibattito politico. Gli immigrati, con politiche di immigrazione lungimiranti, sono una risorsa, al punto che possono mitigare la oramai inevitabile perdita di popolazione, che ha anche altri grossi impatti sull’economia. Ci sono difficoltà da affrontare, ma anche grossi vantaggi. Infine allocare una parte dei contributi versati su fondi pensione privati nominativi dove quello che immetto è mio e resta mio, inclusi i rendimenti da investimenti che fanno i fondi.

Cosa possiamo fare per non avere brutte sorprese quando giungeremo alla pensione?

Non possiamo sperare che le azioni che ho indicato nella domanda precedente si materializzino in tempi brevi, tuttavia dobbiamo spingere sulla politica perché ne acceleri la messa in pratica, chiedendo conto a tempo debito ai politici che abbiamo votato: è in gioco la nostra serenità in momenti in cui saremo deboli. Pur raccogliendo buone intenzioni alla televisione, ad oggi non ho visto azioni risolutive, al di là della parte politica che si trova al governo. 

Purtroppo, dobbiamo anche iniziare a pensare alla pensione in gioventù. Per chi può permetterselo, questo significa  accumuli pensionistici mensili, anche minimi, su fondi pensione privati sono a mio avviso la strada per integrare quello che lo Stato potrà darci, alla luce della situazione. 100 Euro al mese fanno 1.200 Euro all’anno che per 42 anni fanno oltre 50.000 Euro. Questo è quello che succede in altri Stati, dove comunque, a dire il vero, i contributi dati allo Stato sono più bassi, ma lo Stato costringe tutti  a farsi un fondo privato.  

S.D.D.

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)