SOSTENIBILITÀ – Direttiva Case Green: obiettivo possibile? E quanto ci costerà?

martedì, 5 settembre 2023

CANTÙ - La direttiva Case Green, stabilita dalla UE, prevede un adeguamento alle classi energetiche E e D delle nostre abitazioni a cavallo degli anni 2030-2033. Se da un lato bisogna esssere lieti di iniziative di questo tipo volte alla sostenibilità, al miglioramento della qualità delle nostre vite e alla salvaguardia dell'ambiente, dall'altro è lecito chiedersi quanto ci costerà e quale sorte toccherà a chi non potrà permetterselo.

Adeguare la propria abitazione, infatti, richiede spese ingenti e in un periodo storico costellato da inflazione e precariato lavorativo saranno molti i cittadini in difficoltà: un tema spinoso da approfondire con l'aiuto di Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.

Dr Coppolella, nei mesi scorsi la direttiva case green ha ottenuto l'approvazione del Parlamento Europeo. In cosa consiste?

Iniziamo con un po’ di contesto, probabilmente non noto ai più. A fine 2019 l’Unione Europea ha emanato ed approvato il Green Deal Europeo, un pacchetto di iniziative strategiche che mira ad avviare l'UE sulla strada di una transizione verde, con l'obiettivo ultimo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, in altri termini zero emissioni entro il 2050. Un obiettivo ambizioso e certamente non privo di problemi, qualcuno dei quali anche enorme. All’interno del Green Deal sono state approvate alcune importanti iniziative per il raggiungimento dell’obiettivo del 2050, che hanno fissato alcune scadenze intermedie. Certamente l’iniziativa più importante è la “Fit for 55”, in base alla quale gli Stati hanno reso obbligo giuridico ridurre le emissioni dell'UE di almeno il 55% entro il 2030. Non da poco, direi, quindi un obbligo. La Fit for 55 ha quindi stabilito una serie di sotto obiettivi, fra questi quello dell’efficienza energetica, il cui scopo principale è ridurre il consumo di energia finale a livello dell'UE dell'11,7% nel 2030 rispetto alle proiezioni del 2020. Eccoci finalmente arrivati al punto in questione. La direttiva “case green” si colloca in questo contesto e afferma che “gli edifici residenziali dovranno raggiungere, come minimo, la classe di prestazione energetica E entro il 2030, e la classe D entro il 2033. Tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere realizzati a emissioni zero a partire dal 2028”.  L’obiettivo del provvedimento è di agire in modo prioritario sul 15% degli edifici più energivori per ogni stato membro, collocati nella classe energetica G , la più bassa. In Italia si tratta di circa 1,8 milioni di edifici residenziali  sul totale di 12 milioni, 15% appunto, come da obiettivo. Per completezza aggiungiamo che ci sono alcune classi di edifici esclusi dalla direttiva, quali: edifici storici, edifici in zone vincolate e protette, edifici residenziali usati meno di quattro mesi all’anno, edifici di culto, strutture temporanee quali ad esempio stabilimenti balneari. Se però analizziamo un po’ più a fondo la situazione italiana, scopriamo drammaticamente che non stiamo parlando “solo” di 1,8 milioni di case in classe G, che dovranno adeguarsi entro il 2030, ma di circa 4 milioni entro il 2033. Quindi parliamo di circa il 33%, un numero enorme.  

Un obiettivo possibile? Con quali vantaggi? Con quali ripercussioni per chi non dovesse raggiungerlo?

Onestamente con le numeriche cha abbiamo menzionato, entro i tempi proposti non lo vedo fattibile, al di là delle considerazioni economiche per i proprietari, che non sono irrilevanti.  L’Italia è molto penalizzata indubbiamente, ma a livello politico la partita non è ancora chiusa e in Europa si sta ancora negoziando per trovare un compromesso. Non sarà facile farla passare così come è stata formulata. Per quanto riguarda i vantaggi, beh, direi che quelli sono indubbi. Una casa di classe G consuma fino a 10 volte quello di una casa di classe A o B e quindi i risparmi sarebbero molto importanti sulle bollette. Ma la cosa principale a cui tutti devono pensare, è che in un contesto siffatto, purtroppo il vantaggio maggiore è quello di scongiurare l’uscita dal mercato immobiliare della propria abitazione di proprietà. Infatti, la direttiva prevede che le abitazioni che non siano conformi alla direttiva entro i termini stabiliti, non possano essere vendute. Del resto anche senza questa restrizione, risulterebbe molto difficile vendere la propria casa, una volta che ciascuno ha consapevolezza delle nuove regolamentazioni. Una rivoluzione, della quale c’è purtroppo poca conoscenza. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative se non si effettua l’adeguamento, ad oggi non ne sono previste e, francamente, non credo ci saranno mai: la sanzione più importante è già quella dell’abbassamento del valore dell’immobile a causa della non vendibilità, che mi sembra più che penalizzante.          

Adeguare le abitazioni a determinate classi energetiche comporta costi elevatissimi e insostenibili per molte famiglie. Anche con incentivi al 90% le cifre sarebbero comunque molto alte. Quali possibili soluzioni potrebbe adottare il Governo?

Diciamo subito che questa è una cosa che possiamo solo rimandare, ma comunque si dovrà fare. Il costo minimo stimato è compreso fra il 10% al 15% del valore dell’immobile quindi ciascuno può fare i suoi calcoli. Come ha detto lei, un costo molto importante, considerando anche il fatto che nel momento in cui parte l’operazione, partono anche speculazioni incontrollabili sui materiali e le attrezzature, come avvenuto per il bonus 110%, solo che questa volta la magnitudine è molto più grossa.  Certamente si prevederà l’inevitabile ricorso a specifici bonus per rientrare nei parametri di casa green, che costituiscano una forma di sostegno finanziario, ancora da definire, del resto non siamo solo noi italiani ad avere il problema.  Partendo dalla creazione di un fondo europeo specificatamente destinato al raggiungimento di un obiettivo energetico degli immobili. A quanto possano ammontare questi bonus e in che formula verranno erogati per ora è difficile dirlo. Condivido il suo pensiero che la percentuale di copertura sia importante ma, aggiungo, anche la formula di erogazione. Quella del credito di imposta (tu paghi i lavori e io Stato te li sconto dalle tasse nei prossimi 5 anni Ndr) è ingestibile per quasi chiunque, almeno credo, perché pochi possono disporre di 30.000 euro liquidi da scontare dalle tasse in 5 anni, ammesso che io abbia un reddito da cui scontare le tasse. La cosa che posso dire per ora è: stiamo a vedere. E’ una delle operazioni più complesse della transizione verde, sulla quale il governo si può perfino giocare la sua tenuta.       

 S.D.D.

 

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