SOSTENIBILITÀ – Da smart working a impatto aziendale: i tanti volti del lockdown

sabato, 14 novembre 2020

CANTÙ - Non siamo ancora in pieno lockdown ma potremmo ritornarci se non saremo in grado di smorzare la curva dei contagi. Sospesi in una terra di mezzo, un semi-lockdown che tenta con tutte le sue energie di salvare la nostra economia senza compromettere il diritto alla salute, è complicato esaminare con occhio critico e costruttivo i cambiamenti che questa pandemia sta inevitabilmente portando nella società.

Pensare a un mondo sostenibile, oggi, sembra una rincorsa verso un desiderio sfumato o forse no, forse è solo necessario cercare uno sguardo diverso come ci ricorda Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.

Coppolella, il lockdown (o semi-lockdown) significa anche diminuzione dello smog. Qual è l'impatto ambientale?

La maggior parte dell’inquinamento, in particolare la produzione dei gas serra responsabili del riscaldamento globale come pure la contaminazione delle acque, sono legate alle attività umane. Chiaro che se l’attività umana si ferma o rallenta, l’impatto sull’ambiente è subito positivo. Abbiamo visto scene inedite durante il primo lockdown di corsi d’acqua rinati e animali selvatici sparsi per le città. Purtroppo la brutta notizia è che tutto questo significa poco o nulla per la sostenibilità che guarda, giustamente, ad archi temporali di decenni. Nel caso del lockdown una metafora efficace potrebbe essere quella del fumatore che smette di fumare per un mese, avendo fumato per trent’anni, e dopo questa pausa riprende con maggiore intensità.

Il lockdown ha portato molte persone a lavorare in smart working. Una scelta sostenibile?

Eccome se è sostenibile! Lo smart working è un concetto che precede il Covid, che ne ha fatto da acceleratore, trasformando un’opportunità in necessità. Lavorare fuori dall’ufficio, in tutti i casi in cui questo è possibile, lo trovo una forma grandiosa di evoluzione sociale rispetto a modelli di lavoro obsoleti.

Quali vantaggi possiamo ricavare con lo smart working?

Dal punto di vista ambientale una riduzione massiccia del traffico, dell’inquinamento e della vivibilità delle città. Sotto l'aspetto sociale l'eliminazione dei tempi di spostamento e quindi più tempo per la famiglia e per se stessi, infine il punto di vista economico: le aziende non spendono per spazi fisici o li usano in condivisione e usano i soldi risparmiati per svilupparsi e sviluppare i proprio dipendenti, senza considerare il risparmio del lavoratore per lo spostamento. Ricordo che smart working non significa non andare in azienda, ma andare quando necessario, visto con gli occhi di chi opera nella sostenibilità non mi sembra una cosa da poco.

Il settore economico è messo a dura prova dalla pandemia. In che modo questo andrà ad incidere sulla sostenibilità aziendale?

I tre pilastri fondamentali della sostenibilità sono economia, equità sociale ed ecologia, le famose 3 E. Senza sviluppo economico non ci potrà essere vera sostenibilità in senso lato, con rischi enormi per l’inclusione, l’ordine sociale e l’ambiente. Questo è un concetto di fondamentale importanza e le azioni che i governi dovranno mettere in piedi nel post pandemia partono proprio dalla ricostruzione dell’economia. Le aziende sono il cuore pulsante dell’economia e, in Italia, soprattutto quelle piccole e piccolissime messe a durissima prova. Speriamo che i fondi che, pare, dovrebbero arrivare, vengano utilizzati per rimettere il turbo al nostro sistema economico, privilegiando percorsi verdi, sarebbe una grande occasione! Se questo avverrà, come mi auguro, allora si aprirebbe un nuovo capitolo, molto interessante per le 3 E della sostenibilità.

Sostenibilità è anche equilibrio tra economia, politica e benessere. Questo sfortunato periodo ha messo in crisi la nostra società. Cosa può fare, il singolo cittadino, per contribuire allo sviluppo di un nuovo equilibrio?

Abbiamo purtroppo assistito, e stiamo ancora assistendo, in maniera anche piuttosto accesa, a delle forme di non accettazione di quello che sta accadendo con la pandemia. Singoli o gruppi di cittadini che hanno palesemente ignorato il nemico invisibile che ci è toccato affrontare, assumendo e suggerendo comportamenti contrari a quello che qualsiasi forma minima di buon senso potesse suggerire. Incredibile, ma vero. Si, questo periodo ha messo in crisi la nostra società, facendo emergere a chiare lettere situazioni esattamente speculari a quello che avviene per la protezione dell’ambiente: a fronte di  tanti che prendono coscienza di cosa stia avvenendo al pianeta assumendo comportamenti coerenti con la salvaguardia delle generazioni future, altri si ostinano a vedere la sostenibilità come un semplice fatto mediatico. L’analogia fra quanto avvenuto nella pandemia e la distruzione dell’ambiente è molto chiara: un dramma l’uno e un dramma l’altro, all’interno dei quali è l’individuo che fa la differenza, non sono gli stati e le istituzioni: loro possono darci solo direttive, e noi rispettarle, per il bene della società e del mondo intero. L’Individuo, il cittadino, è il solo quindi che può, con i suoi comportamenti, contribuire a creare quell’equilibrio sociale di cui abbiamo assolutamente bisogno, sia in momenti come questi, dove il dramma riguarda l’oggi, sia per la sostenibilità, dove il dramma riguarda soprattutto domani: le generazioni che non ci sono ancora.

S.D.D.

 

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