RUBRICA SOSTENIBILITÀ - Natale, tempo di convivialità, soprattutto questo, targato 2021, giunto dopo un periodo terribile. Il desiderio di stare insieme e scambiare doni con i propri affetti è naturale e legittimo ma è una scelta sostenibile? Bisogna trovare il giusto compromesso, come sottolinea Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.
Dottor Coppolella come possiamo conciliare la spinta consumistica legata al Natale con il concetto di sostenibilità?
Non possiamo conciliarla, purtroppo. Natale è il momento per eccellenza del consumo, basti vedere gli sforzi che stiamo facendo in ambito Covid per “proteggere il Natale”, cioè preservare il business natalizio. Nulla di male. Come abbiamo detto più volte, l’economia è una componente essenziale della sostenibilità e quindi se l’economia va bene, dobbiamo essere contenti. Il vero problema è nella qualità del consumo, cioè per cosa spendiamo: abbigliamento di bassa lega prodotto con sfruttamento di mano d’opera, giocattoli inutili fatti con materiali dannosi e non riciclabili, tanto materiale plastico per fare una bella confezione regalo, quest’ultima una follia ormai anacronistica considerando la quantità di plastica e di carta speciale la cui produzione implica tanto spreco di energia, di acqua e produzione di inquinamento. Provate a dare un’occhiata all’immondizia post-Natale, io l’ho fatto e lo consiglio come esercizio. Se poi spostiamo l’attenzione sul cibo, il livello di spreco travestito da abbondanza è un’offesa a tutti i principi del consumo responsabile. Io voglio ricordare che una domanda drogata, con conseguente spreco, è in grande contraddizione con i principi della sostenibilità. Se il cibo acquistato lo consumiamo, nulla di male, se lo sprechiamo, come purtroppo succede, abbiamo fatto due danni: al nostro portafoglio, ma soprattutto all’ambiente. Infine compriamo solo cibo senza plastica, la sostenibilità non guarda alla provenienza del cibo ma al suo impatto sull’ambiente.
È possibile acquistare responsabilmente senza danneggiare l'economia?
Si, è possibile, ma è molto difficile, non abbiamo ancora una cultura dell’acquisto responsabile e quindi il tutto è molto teorico. Cosa significa acquistare in maniera responsabile? Significa acquistare meno e acquistare meglio, non è possibile pensare di acquistare prodotti che costano poco ma ad alto impatto ambientale. Il problema purtroppo è sempre lo stesso: conoscenza e formazione delle persone. L’economia va preservata, ma dobbiamo premiare chi protegge il futuro. Ritorno su una domanda ormai fatta più e più volte: siamo disposti a spendere di più per un prodotto a basso impatto aziendale rispetto allo stesso prodotto con alto impatto ambientale? Ebbene, la risposta a questa domanda è anche la risposta alla sua domanda. Le faccio un esempio: quando andiamo al supermercato scegliamo la frutta ben presentata, magari in confezione di plastica e a prezzo contenuto, oppure consideriamo solo la parte biologica, non confezionata, non bellissima da vedere, ma prodotta senza pesticidi e fertilizzanti, magari a chilometro zero e che costa un po’ di più? Io la risposta la conosco già, purtroppo. Quindi il tutto è in mano alle persone: non bisogna smettere di spendere, bisogna spendere meglio, magari un po’ di più. È un piccolo prezzo per la protezione del futuro delle prossime generazioni: la tassa più giusta mai esistita, la tassa che protegge le future generazioni.
Riciclare è una parola magica che ultimamente coinvolge anche la cucina stellata: molti chef hanno ideato ricette per riutilizzare gli avanzi natalizi. Cosa ne pensa?
Il riciclo rappresenta la nostra speranza, in natura il rifiuto non esiste come concetto, lo abbiamo creato noi umani. Quindi riutilizzare è un fatto naturale, è vivere nella natura e con la natura. Riciclare il cibo è una cosa bellissima, soprattutto se si diffonde come cultura. Non è una cosa nuova però, quanto una cosa ritrovata: io ricordo benissimo le ricette contadine di riciclo degli avanzi natalizi, ancora oggi in uso in molte parti d’Italia. È una questione di liberarci dell’identità di automi consumistici, costruita negli ultimi 70 anni e riappropriarci della nostra identità più genuina, quella di vicinanza alla natura, si proprio quella che dobbiamo preservare. Se personaggi in vista, come chef famosi, sposano e diffondono la cultura del riciclo del cibo, non posso che plaudere all’iniziativa e sperare che influenzino tutti noi. Io ricordo sempre, con parecchia angoscia, che oggi siamo 7,8 miliardi di persone, nel 2030 saremo quasi 10 miliardi. Dove andremo a procurare il cibo? La risposta è solo una, purtroppo: aumentando le superficie coltivabili, per produrre prodotti agricoli per noi e per gli animali da allevamento. L’aumento delle superfici si ottiene solo con la deforestazione e qui la frittata è fatta: le piante producono ossigeno, la vita per noi e assorbono anidride carbonica, responsabile del riscaldamento globale. Quindi è importante risparmiare sul cibo, oggi sprechiamo circa il 30% del cibo che compriamo, ma il risparmio passa molto dal riciclo: promuoviamolo.
S. D. D.






