MARIANO – Al di là della porta: la dott.ssa Carla Longhi sul reparto Covid

martedì, 19 maggio 2020

MARIANO COMENSE - Sono state settimane difficili, inutile negarlo. In questi giorni ci riapproprieremo dei nostri spazi, non tutti e non nel modo in cui eravamo abituati, con la consapevolezza che il nemico vive ancora tra noi e non possiamo permettere alla nostra sconsideratezza di vanificare lo sforzo di tante persone, in primis del personale sanitario. Proprio sul personale sanitario è stato scritto di tutto glorificando il loro sacrificio, la loro determinazione, l’abnegazione nei confronti di una professione che regala gioia e soddisfazioni ma anche smarrimento e dolore. E la speranza, anzi il dovere, è di non dimenticarlo quando questa pandemia sarà conclusa.

Raccontare e raccontarsi in queste situazioni non è mai semplice perché se c’è una cosa che la sofferenza insegna è quello di assegnare i sentimenti a una dimensione più intima e profonda, scansando le esibizioni. Ancora di più quando le parole hanno l’arduo compito di descrivere le altrui sofferenze, quegli sguardi smarriti e protetti dalla morte con tutta la volontà di cui si è capaci. Per tutti questi motivi la testimonianza della dottoressa Carla Longhi, responsabile del reparto Covid-19 dell’ospedale “Felice Villa” di Mariano Comense, è ancora più preziosa.

Dottoressa Longhi, in questo reparto vengono accolti pazienti che necessitano di una degenza di transizione. In cosa consiste?

La degenza di transizione è rivolta ai pazienti che hanno concluso il percorso di cura legato alla infezione acuta da Covid-19 ma che necessitano di un ultimo monitoraggio clinico e riabilitativo prima del rientro a casa. Durante la degenza vengono completati i tamponi seriali così da dimettere pazienti effettivamente guariti.

Il reparto ha aperto con ventisette posti letto. Prevedete un ampliamento?

La direzione di Asst Lariana ha annunciato che si sta valutando l’apertura di altri 20 posti letto nell’area dell’ex ospedale Sant’Anna, in via Napoleona.

I pazienti del reparto possono ricevere visite?

I pazienti sono ancora in isolamento e pertanto non possono ricevere visite.
Abbiamo comunque assistito a scene commoventi di saluti e dialoghi dalla finestra con i propri cari nel cortile. È stato particolarmente toccante l’incontro a distanza tra una mamma ed il figlio adolescente e fragile che non la vedeva e sentiva da settimane.

Esiste la possibilità di contagio per coloro che, per altri motivi, devono accedere all'ospedale?

Il reparto è stato aperto solo dopo aver realizzato una parete di chiusura che ha isolato l’atrio e dopo aver verificato che si poteva predisporre un percorso totalmente dedicato ai pazienti Covid-19 salvaguardando l’accesso agli altri reparti attraverso vie sicure.
Inoltre, ogni percorso è stato contrassegnato da una cartellonistica ben visibile che indica “percorso Covid” oppure “percorso pulito”.
Gli ascensori che conducono agli altri reparti non possono fermarsi al piano dell’area di degenza perché è stata appositamente esclusa la funzione dalla pulsantiera e, al contrario, l’ascensore dedicato a quel piano è inibito a tutti gli altri piani.

Qual è lo stato d'animo, dal punto di vista umano e psicologico, dei pazienti e del personale sanitario?

Al loro arrivo i pazienti appaiono molto stanchi e per prima cosa chiedono di potersi fare una doccia e cambiarsi. Allo screening nutrizionale la grande maggioranza risulta aver perso peso in maniera anche significativa e lamenta debolezza soprattutto alle gambe per il lungo allettamento. Non a caso abbiamo previsto l’affiancamento di una fisioterapista.

Inoltre su base volontaria viene somministrato un questionario che esplora lo stato di ansia e depressione ed uno che misura lo stress evento-correlato. L’analisi delle risposte è affidata ai colleghi psichiatri che hanno il compito di individuare quei soggetti che evidenzino la necessità di un supporto per superare questa terribile esperienza.
Il personale, dotato di tutti i presidi di protezione individuale necessari per accudire e curare i malati, sta facendo un ottimo lavoro di squadra. Devo in particolare ringraziare le colleghe ed i colleghi medici che si sono offerti volontariamente per lavorare in questo reparto.

Purtroppo sono molte le fake news che ruotano attorno al Covid-19 e molte di queste possono creare pericolosi allarmismi. Da medico, quali consigli sente di dare per evitare questo?

Capisco che l’apertura del reparto abbia sollevato qualche perplessità tra i cittadini preoccupati soprattutto della sicurezza ma voglio ribadire che è stato preventivamente approntato uno studio di fattibilità che ha garantito la successiva realizzazione.
Inoltre, penso che ognuno dovrebbe riflettere ipotizzando che il “malato potrebbe essere lui o un suo caro”: credo che tutti desidereremmo essere accolti, assistiti, curati con competenza ed umanità al fine di poter tornare ai propri affetti, alla propria casa e alla vita con serenità.

Avete ricevuto tante manifestazioni di solidarietà.

Sì e colgo l’occasione per ricordare che all’apertura del reparto hanno contribuito molti donatori pubblici e privati: ricordo, ad esempio, l’associazione Il Mantello che ha donato ad ogni paziente un kit di cortesia (detergenti, spazzolino, dentifricio, rasoio e ciabattine) e che ogni giorno garantisce l’arrivo dei giornali nonché snack e merendine; l’associazione “Con Giò” che ha donato due cellulari per garantire ai pazienti videochiamate con i propri cari; il gruppo moda Ceres ha donato magliette e tute da distribuire ai malati al loro arrivo; la pizzeria “Zio pizza” ha regalato 27 pizze quando il reparto ha occupato per la prima volta tutti i posti letto; l’azienda La Fonte ha donato bibite e la gastronomia Manzato ha fatto arrivare snack dolci e salati.

S.D.D.

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)