L’INTERVISTA – Andrea Canonaco: andata (e ritorno) tra teatro e cinema

mercoledì, 31 gennaio 2018

CASNATE CON BERNATE – “Un attore deve saper fare tutto” affermava Jean Reno in un’intervista del 2004 e oggi, dopo quattordici anni, non possiamo che dargli ragione: la tendenza alla flessibilità ha investito anche la professione dell’attore a cui spesso è richiesto di saper lavorare in ambiti diversi.

Questa maggiore duttilità, però, non è solo il frutto di un adeguamento alle richieste di mercato ma anche la naturale conseguenza di coloro che desiderano vivere questo mestiere esplorandone tutte le potenzialità: il gioco della recitazione, infatti, può distendersi su contesti diversi che spaziano dal cinema al teatro, dalla televisione al web.

Ogni ambiente recitativo richiede un approccio differente che si ottiene attraverso un percorso fatto di studio ed esperienze sul campo, una salita faticosa ma anche entusiasmante assicura Andrea Canonaco, versatile attore che si divide tra teatro e cinema indipendente.

Partiamo dagli esordi. Come sei diventato attore?

Nel 2011 ho assistito a uno spettacolo teatrale su invito di un amico e immediatamente è scattata la scintilla: il palco, le luci, il pubblico. Una magia, un richiamo irresistibile che probabilmente era già latente in me e che mi ha spinto a frequentare dei corsi di recitazione professionali.

Che tipo di studi hai conseguito?

Ho frequentatola scuola di recitazione del Teatro Sociale di Como che mi ha permesso di avvicinarmi agli strumenti necessari per poter esercitare questo mestiere quali la tecnica corporea, lo spazio teatrale e la coesione del gruppo, la gestione delle emozioni e le tecniche legate alla voce. Parallelamente mi sono avvicinato all’associazione Millennium 82, che si occupa di cinema indipendente, e ho iniziato a sperimentare la mia preparazione anche in ambito cinematografico. È un mestiere che richiede uno studio continuo, ancora oggi frequento corsi di livello avanzato per migliorare la mia performance.

Teatro e cinema. Due mondi che hanno tratti in comune ma anche molte differenze.

In comune hanno la necessità di lavorare con attori in grado di calarsi completamente nei panni di un personaggio facendolo vivere dentro di sé. Le differenze sono tante. Innanzitutto i tempi e le modalità: a teatro si recita ininterrottamente il copione dall’inizio alla fine mentre nel cinema ci si interrompe spesso per consentire alla troupe di poter operare sul set. La recitazione cinematografica, inoltre, segue un preciso calendario di scene che non rispetta la struttura narrativa ma le logiche di produzione quindi puoi ritrovarti a girare la scena finale prima di quella iniziale.

In entrambi i casi la concentrazione gioca un ruolo fondamentale.

Sì, decisamente. A teatro devi mantenere il controllo del personaggio per tutta la durata dello spettacolo con entrate e uscite dal palco che devono rispettare perfettamente i tempi scenici previsti. Nel cinema vieni continuamente interrotto, alle volte anche con pause lunghe, e devi cercare di mantenere il controllo del personaggio per molte ore.

L’approccio emotivo è differente?

In teatro la narrazione lineare permette alle emozioni di trovare il giusto tempo per poter maturare davanti a un pubblico che si unisce al personaggio. Nel cinema, invece, il contatto con il pubblico è filtrato dalla videocamera e le scene, non seguendo una struttura lineare, non ti danno la possibilità di raggiungere un climax emotivo quindi devi essere in grado di entrare simultaneamente in un determinato punto della narrazione cui corrisponde un preciso stato emotivo.

Che sensazione provi quando ti rivedi in video?

Un senso di estraneità, talvolta fatico a riconoscermi in panni diversi. Sono molto critico con me stesso perché so che in video non sfugge nulla soprattutto nei primi piani dove anche un battito di ciglia può fare la differenza.

Recitare può essere un antidoto alla timidezza?

Potrebbe anche esserlo ma non è questa la sua funzione. La recitazione è un gioco, nient’altro che questo.

Un gioco che può incontrare molti problemi.

È un percorso ricco di insidie. Innanzitutto frequentare un’accademia di alto livello ha dei costi che non tutti possono sostenere e chi vive in alcune zone di provincia è ulteriormente svantaggiato. A questo si aggiunge un’offerta spropositata, soprattutto nel campo web, di prodotti qualitativamente scarsi che hanno invaso il mercato rallentando la visibilità dei prodotti professionali. Infine bisogna stare attenti nella scelta delle agenzie, sapersi districare in un mercato in crisi, gestire un ambiente psicologicamente difficile. Recitare non è un mestiere facile.

Perché continuare?

È come respirare: non posso farne a meno.

 

Simona Di Domenico

 

 

 

 

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