DAL MONDO – Non c’è solo quel famoso 11 settembre

venerdì, 11 settembre 2015

CANTÙ - 42 anni fa c’è un uomo in maniche di camicia asserragliato in una stanza. Sembra un film eppure il suo volto è segnato da un’ansia più che reale, in testa ha un elmetto da minatore, tra le mani ha il fucile che gli ha regalato il suo amico Fidel, a lui che non ha mai amato sparare.

Salvador oggi non sembra un presidente ma un guerrillero che ha appena conquistato il palazzo del potere, che strano, gli pareva di avercela fatta. Invece il Potere è venuto a stanarlo, proprio nel Palazzo del Presidente di Santiago del Cile. Ma Salvador non si arrende, non si fa trovare giacca e cravatta con le mani dietro la testa, si nasconde tra le poltrone e aspetta che quella canaglia di Javier apra la porta*.

3997870793Era l’11 settembre del 1973 quando Salvador Allende, primo presidente marxista dell’America Latina democraticamente eletto, morì crivellato di colpi al culmine del golpe ordito dal generale Augusto Pinochet. Ma prima che i fascisti lo riempissero a turno di pallottole e gli sfondassero la faccia con il calcio del fucile, Salvador era già morto affidando a un comunicato radio le sue ultime parole.

Insieme ad Allende, quell’11 settembre, veniva spazzato via il governo socialista della coalizione Union Popular che aveva vinto le elezioni appena due anni prima. La sua colpa, prima di tutto, era di essere espressione di una politica assai lontana dagli interessi geopolitici degli Stati Uniti, che in Cile avevano inoltre cospicui interessi economici.

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