COMO – Lunghissimo interrogatorio per Daniela Rho, la moglie dell'architetto Alfio Molteni ucciso di fronte alla sua abitazione quasi due anni fa e accusata di essere, insieme all'amante dell'epoca, il commercialista Alberto Brivio, la mandante dell'aggressione al libero professionista.
Dal carcere, davanti al sostituto procuratore Pasquale Addesso, la donna ricostruisce le intenzioni che stavano dietro a quell'aggressione, avvenuta il medesimo giorno di un'udienza sull'affidamento delle figlie, contese duramente nella causa di separazione che era in corso tra i coniugi. "Anche questo doveva essere un atto intimidatorio nel senso di dargli due sberle… spaventarlo. Non è che io avessi rancore o cose nei confronti di mio marito, perché comunque questa udienza non era stata firmata da mio marito, era stata una scelta del giudice. Io mi ero anche decisa ad attivarmi a fare ricorso".
Doveva essere solo un'altra intimidazione, come le altre che lo avevano preceduto, al fine di "placarlo", ma - continua la Rho - "comunque lui faceva sempre istanze su istanze nei miei confronti". In ogni caso la donna esprime più volte, nel corso dell'interrogatorio, di non essere mai stata d'accordo: "Ero già contrariata per l'auto [tra le intimidazioni è stata bruciata la vettura di Molteni n.d.a] - afferma - perché avevano esagerato, non dovevano fare un incendio doloso a casa"






