COMASCO A BRUXELLES – Simone Ceruti “Momenti di terrore, ora città deserta”

martedì, 22 marzo 2016

cerutiBRUXELLES - “Il deserto”, così viene descritta la capitale europea da Simone Ceruti, italiano comasco trasferitosi quattro anni fa in questa città dove vive con la moglie e i suoi figli.

Ceruti al momento dell’esplosione si trovava a poco meno di 700 metri dal luogo dell’attentato in metropolitana, che solitamente usa per recarsi al suo ufficio, distante solo 400 metri dal posto.

“Mi trovavo in un hotel situato tra il Parlamento e la Commissione, nel quartiere di Maelbeek, per una riunione con dei clienti – racconta Simone –. Ad un tratto abbiamo cominciato a sentire un gran trambusto, sirene, grida di paura ed elicotteri. Subito ci è stato chiaro che qualcosa non andava e siamo stati avvertiti di ciò che era appena accaduto. Sono stati attimi di terrore, dove non comprendi come agire. Siamo stati blindati all’interno del posto, senza la possibilità di uscire. In quel momento delle persone avevano appena perso la vita in quella metropolitana, che da qualche giorno avevo deciso di evitare”.

Solo verso mezzogiorno e mezzo hanno avuto il permesso di uscire dall’albergo.

“Mi sono subito avviato verso casa, la città era in tilt – prosegue – e si vedeva la paura e l’angoscia nella gente. Solitamente a quest’ora (18.30) per le strade di Bruxelles c’è sempre coda, traffico e colonne di auto, questa sera nessuno in giro. Sono tutti chiusi in casa, con la paura di qualche nuovo attacco”.

Belgian soldiers stand guard in front of a poster for Le Soir weekly news magazine, after security was tightened following the fatal attacks in Paris, in Brussels, BelgiumMomenti, perciò di terrore nella città, ma la domanda che viene spontanea è: come è stato possibile un simile episodio, dopo che, comunque, l’allerta pareva essere alta?
“La questione – riprende Ceruti – è che vi è stato un aumento della sicurezza, fino al livello 4, dopo gli attentati a Parigi, ma piano piano si è tornati alla normalità, si è ristabilita una certa calma, troppa forse. Quello che credo, ad ogni modo, è che dopo l’arresto di Salah Abdeslam, qui sia finita la calma e la pace, è esattamente da quel giorno che ho smesso di prendere la metropolitana. Era prevedibile un attacco terroristico dopo questo episodio. Non è possibile che la Polizia abbia creduto che fosse qua da solo, a mio parere non ha agito nel migliore dei modi. Il quartiere dove si era nascosto per ben quattro mesi, dovrebbe essere controllato, tenuto d’occhio. Non dico che così si sarebbe evitato il peggio, ma di certo ci si poteva provare. Ora la questione più importante è quella di mantenere questa area di degrado ristretta, far sì che non riesca ad allargarsi ulteriormente”.

“Onestamente – conclude – mi chiedo come sia possibile che Bruxelles, capitale europea, sia arrivata a questo punto. La Polizia belga dovrebbe fare di più, non ha fatto una bella figura purtroppo. Ora spero che agisca e cerchi di migliorare là dove ci sono state delle mancanze. Io personalmente non ho intenzione di lasciare questa città, la mia famiglia continuerà a vivere qua anche perché, come è accaduto qua, potrebbero esserci episodi simili anche in altri paesi, vedi gli attentati in Francia. Quindi certamente resterò, non ha senso scappare”.

Barbara Mattioli

 

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