COMO - Un traffico di cocaina attivo da anni sul territorio della provincia di Como, con migliaia di dosi vendute e un giro d’affari che, nel solo periodo compreso tra febbraio e giugno 2025, avrebbe superato i 120mila euro. È quanto emerso dall’attività di indagine avviata nel 2025 dai finanzieri del Gruppo di Ponte Chiasso, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza.
Al centro dell’inchiesta ci sono quattro fratelli di origine marocchina, indagati per un’attività di stoccaggio, confezionamento e spaccio al minuto di cocaina. Al termine degli accertamenti e dopo la richiesta di applicazione di misure coercitive avanzata dal pubblico ministero titolare dell’indagine, il 22 settembre i quattro fratelli sono stati sottoposti a interrogatorio preventivo davanti al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Como.
All’esito dell’atto istruttorio, il Gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due fratelli e agli arresti domiciliari nei confronti di un terzo.
Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo sarebbe stato particolarmente attivo in provincia di Como da oltre vent’anni e avrebbe sviluppato un sistema articolato per rendere difficili i controlli e mascherare l’attività di spaccio.
Il fulcro dell’organizzazione sarebbe stata una ditta individuale con sede operativa a Senna Comasco, intestata a uno dei fratelli e attiva, tra le altre cose, nel commercio di autoveicoli usati. Il titolare, anch’egli destinatario di una misura cautelare, disponeva di un importante parco auto, composto da circa cinquanta vetture.
Le indagini avrebbero consentito di accertare che quelle automobili venivano utilizzate anche dagli altri fratelli per l’attività di spaccio al minuto. Per rendere più difficile il monitoraggio da parte dei sistemi di videosorveglianza installati lungo le principali arterie provinciali, sulle vetture venivano applicate targhe prova, rendendo così più complicata l’identificazione dei mezzi attraverso i lettori targhe.
L’inchiesta, coordinata dall’Autorità giudiziaria lariana, è stata sviluppata attraverso una combinazione di attività tecniche, riprese video, tracciamenti GPS, servizi di osservazione e pedinamento, con il supporto tecnico del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza.
Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire, secondo gli investigatori, i singoli ruoli ricoperti dai componenti del nucleo familiare.
Il più attivo sarebbe stato uno dei fratelli, classe 1983, che si sarebbe occupato soprattutto dello stoccaggio e delle consegne della cocaina, coadiuvato dagli altri due fratelli.
Il titolare dell’autosalone avrebbe invece garantito il supporto logistico ritenuto indispensabile dagli investigatori, mettendo a disposizione dell’attività criminale locali e vetture aziendali.
Una delle modalità utilizzate per occultare la sostanza stupefacente consisteva nel ricavare nascondigli ad hoc all’interno delle auto parcheggiate nel piazzale della ditta.
Tra i punti utilizzati sarebbe stato individuato anche il bocchettone del carburante, dal quale il consegnatario prelevava la droga prima di effettuare le cessioni.
Le consegne avvenivano anche “in itinere”, cioè direttamente lungo gli spostamenti, nei comuni di Como, Capiago Intimiano, Montorfano e Lipomo.
Un particolare emerso dagli accertamenti riguarda anche l’abbigliamento utilizzato durante gli spostamenti: il pusher effettuava spesso le consegne in orario diurno, indossando tute da meccanico, con l’obiettivo di mimetizzarsi nel contesto lavorativo e rendere meno evidente l’attività di spaccio.
Per mantenere il massimo anonimato nelle comunicazioni legate al traffico di droga, il titolare dell’attività avrebbe inoltre adottato un particolare sistema che, almeno nelle prime fasi dell’indagine, non avrebbe consentito agli investigatori di risalire alle reali identità delle persone che utilizzavano le utenze telefoniche.
Sfruttando la propria attività commerciale, l’uomo avrebbe infatti raccolto sistematicamente le copie dei documenti d’identità dei clienti che si rivolgevano all’autosalone per acquistare automobili usate.
La richiesta dei documenti veniva giustificata con la necessità di adempiere alle formalità amministrative previste per i passaggi di proprietà.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, quei documenti venivano però utilizzati, all’insaputa degli ignari clienti, anche per attivare schede telefoniche presso un esercizio commerciale di Como. Le utenze sarebbero poi risultate destinate esclusivamente alle trattative legate al traffico illecito di stupefacenti.
Per questa condotta, a carico del titolare dell’autosalone è stato contestato anche il reato di sostituzione di persona, previsto dall’articolo 494 del codice penale, per l’illecita attivazione delle utenze attraverso l’indebito utilizzo dei documenti d’identità della clientela.
Particolare allarme hanno suscitato, inoltre, le modalità con cui venivano effettuate alcune delle consegne.
In più occasioni lo spaccio sarebbe avvenuto nelle vicinanze di plessi scolastici. A Capiago Intimiano, in particolare, gli investigatori avrebbero accertato che il pusher concordava direttamente gli appuntamenti per la consegna delle dosi nei parcheggi adiacenti alla Scuola Primaria “Giuseppe Verdi”.
La circostanza ha portato alla contestazione, oltre ai reati di detenzione, trasporto e cessione di sostanze stupefacenti, anche dell’aggravante prevista per l’attività svolta nei pressi di istituti scolastici.
L’attività investigativa ha consentito anche di quantificare il volume dello spaccio.
Gli investigatori hanno individuato e identificato alcuni dei clienti che si erano rivolti ai pusher. Le informazioni raccolte sono state inoltre corroborate dalle dichiarazioni rese dagli stessi clienti, che avrebbero confermato le ipotesi investigative.
Nel solo arco temporale compreso tra febbraio e giugno 2025 è stato così accertato lo smercio di oltre 3.000 dosi di cocaina.
La ricostruzione considera una media di acquisto di un grammo per ciascun cliente, quantitativo corrispondente a circa due dosi.
Secondo quanto emerso dall’indagine, il gruppo avrebbe operato senza soluzione di continuità. A fronte delle migliaia di dosi cedute, gli investigatori hanno quantificato i guadagni in oltre 120.000 euro.
Il quadro indiziario raccolto ha portato alla contestazione dei reati di detenzione, trasporto e cessione di sostanze stupefacenti, aggravati dall’operatività in prossimità di istituti scolastici.
Nel frattempo sono in corso perquisizioni locali e domiciliari nei territori di Como, Capiago Intimiano e Senna Comasco, avviate alle prime luci dell’alba.
Alle operazioni partecipano anche le unità cinofile antidroga del Gruppo Ponte Chiasso, con i cani Aran, Leon e Anima, oltre al cash dog Jupiter, impiegato nella ricerca di denaro contante.
Le attività sono finalizzate alla ricerca di sostanze stupefacenti e contanti e si svolgono in una cornice di sicurezza garantita anche dal personale specializzato A.T.P.I., “Anti Terrorismo – Pronto Impiego”, del Gruppo Como, e dall'impiego di un elicottero del Reparto Aeronavale Lombardia.
L’operazione, spiegano le Fiamme Gialle, si inserisce nel più ampio dispositivo di prevenzione e repressione predisposto dalla Guardia di Finanza per contrastare il fenomeno del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, con l’obiettivo di ostacolare i canali di approvvigionamento, ridurre la disponibilità di droga e limitarne la diffusione tra spacciatori e consumatori.
Secondo la Guardia di Finanza, intervenire sui canali di approvvigionamento e distribuzione contribuisce a contenere i rischi sociali e per la salute dei cittadini.
I provvedimenti cautelari sono stati emessi sulla base degli elementi probatori acquisiti allo stato delle indagini. In attesa della definitività del giudizio, per gli indagati sussiste la presunzione di innocenza.
RedCro






