ANTIMAFIA – Dolci (DDA): “Rifiuti infetti e sanificazioni, nuove strade per il crimine”

mercoledì, 4 novembre 2020

COMO - Videoconferenza organizzata dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” e dall’Arci di Como dal titolo “Lotta alle mafie – L’antimafia in provincia di Como nell’era Covid”. A parlare la responsabile del Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Alessandra Dolci.

Un tema, quello delle infiltrazioni mafiose, sempre più presente anche nell’Italia settentrionale, e che in questo momento di emergenza sanitaria ha fatto alzare il livello di allerta. La pandemia ha infatti stravolto, nel giro di pochi mesi, la situazione economica globale coinvolgendo di conseguenza anche l’attività della criminalità organizzata. Lungi dall’attraversare un momento di crisi, nonostante alcune delle sue attività ‘tradizionali’ siano ultimamente in recessione, la mafia opera e prospera trovando nuovi canali e nuovi sbocchi economici.

Analizzare e comprendere il mutamento del fenomeno mafioso è il primo passo per elaborare una strategia di intervento, come ha spiegato Alessandra Dolci. "Le associazioni mafiose si sono immediatamente attivate per trarre profitto dall’emergenza Covid, impegnandosi a reperire i presidi sanitari che all’esplodere della pandemia scarseggiavano, interessandosi alle piccole ditte che operano nei servizi cimiteriali e alle imprese che si occupano di sanificazione. Il giro di affari è stato notevole, anche a fronte dell’immissione sul mercato di denaro pubblico per fare fronte all’emergenza".

"Se i dati - prosegue il magistrato - segnalano la diminuzione del 60% delle attività di tipo ‘predatorio’ (cioè i reati contro il patrimonio) e una drastica flessione anche del traffico di stupefacenti, di converso per il crimine organizzato si è presentata l’opportunità di inserirsi ancora di più in una serie di settori economici forieri di futuri profitti e che consentono di allargare la rete relazionale e che li rende presenti nel nord Italia".

Aspetto particolare di queste forme di infiltrazione mafiosa è l’interesse a rilevare tante società di piccole dimensioni per accedere alle forme di finanziamento erogate dallo Stato per fare fronte alla pandemia. Non più partite da grosse somme, ma una serie pulviscolare di finanziamenti al minimo sindacale (intorno ai 25.000 euro ciascuno). “Siamo riusciti a individuare un soggetto che ha rilevato ben 13 società”, ha raccontato Dolci.

Altro tema importante è quello dello smaltimento illecito di rifiuti. L’emergenza sanitaria ha permesso infatti un aumento delle occasioni di infiltrazione mafiosa. “Da parte della criminalità organizzata c’è da sempre un grande interesse nei confronti della gestione dei rifiuti. Due i motivi: il settore è estremamente profittevole e le sanzioni sconsideratamente basse (da 1 a 6 anni di reclusione, poco rispetto agli enormi danni che causa questo genere di attività comporta). Siamo riusciti a cogliere i commenti dei mafiosi durante una conversazione intercettata tramite microspia: ‘ci conviene trafficare in rifiuti invece che in droga, si guadagna di più e non rischiamo di perdere il carico’. Durante la pandemia si è introdotto un nuovo comparto di rifiuti: il materiale infetto proveniente dagli ospedali e dalle abitazione dei soggetti in isolamento. Ciò richiede particolari procedure di raccolta e successivamente di smaltimento. Considerata la delicatezza di queste operazioni, si deve alzare il livello di controllo per evitare che queste attività finiscano nelle mani sbagliate".

Silvia Polvere

 

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