TRUFFE – I carabinieri incontrano gli anziani di Casnate con Bernate

venerdì, 13 dicembre 2019

CASNATE CON BERNATE - Incontro giovedì sera nella sala consiliare del Comune di Casnate con Bernate nel quale il comandante dei carabinieri di Cantù, capitano Francesco Coratti, ha illustrato alcuni consigli pratici per prevenire e contrastare l’odioso fenomeno della truffa in danno di anziani. L’iniziativa ha destato l’interesse dei partecipanti, i quali si sono intrattenuti ascoltando con attenzione i consigli dell’Arma.

Coratti ha ritenuto opportuno sottoporre all’attenzione di tutti i partecipanti la casistica e le contromisure connesse alla truffa del “finto carabiniere”, che di solito viene commessa con le sottonotate modalità molto simili: una coppia di truffatori riesce ad avere accesso all’abitazione dell’anziana vittima presentandosi uno come dipendente comunale ed in quanto tale si fa accompagnare nell’appartamento con il pretesto di effettuare dei controlli sullo smaltimento dei rifiuti, mentre l’altro, che giunge poco dopo, come maresciallo dei carabinieri in abiti civili che necessita di effettuare un sopralluogo a seguito di furti avvenuti poco prima nella zona. L’anziano, solo in casa, con due estranei ed incalzato dal finto maresciallo che gli rivolge insistenti domande, si fa facilmente distrarre, consentendo così al finto dipendente comunale di impossessarsi del contante e dei gioielli per poi fuggire con il complice; altre volte i malviventi si presentano come carabinieri (in abiti civili) e, dopo aver avuto accesso all’abitazione, fingono un precedente furto ai danni della stessa vittima riferendo di aver arrestato un gruppo di nomadi con refurtiva della quale devono accertare la provenienza. Con tale pretesto si fanno mostrare dall’ingenua vittima il denaro ed i preziosi tenuti in casa che vengono quindi facilmente asportati

Vi è poi la variante del “falso avvocato”: i malfattori contattano telefonicamente le vittime chiedendo loro denaro, quale risarcimento per asseriti incidenti stradali o al fine di oblare eventuali contravvenzioni al C.d.S. o, ancora, per procedere al risarcimento in sede civile dei danni causati da un loro familiare, che si troverebbe in “stato di fermo” in caserma. I malviventi spiegano alla vittima che il familiare potrà essere posto in libertà solo in seguito al pagamento di una somma da consegnare nelle mani di un sedicente avvocato.

Tra i consigli forniti, quello di diffidare al presentarsi di operatori di polizia in abiti civili, anche se mostrano il tesserino: in caso di dubbi sulla qualifica o sull’atteggiamento di persone che suonano al campanello o bussano alla porta in maniera pretestuosa, avvertire subito, sempre, il 112.

Alla stessa stregua, la chiamata di sedicenti avvocati che chiedono denaro per un parente in difficoltà, rappresentando, magari, l’invio di un “incaricato” disposto a prelevare soldi dal bancomat: non pagare nessuno ed in nessun caso, rivolgendosi, piuttosto, ad una persona di fiducia o chiamate il 112.

 

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