CAPIAGO – Operata all’anca con metodo rivoluzionario a Como

martedì, 13 gennaio 2015

OLYMPUS DIGITAL CAMERACAPIAGO INTIMIANO - Non vede l’ora di tornare a casa per poter tornare a passeggiare con i suoi cinque nipotini la signora Rita Gatti, 68 anni di Capiago Intimiano, la prima paziente in provincia di Como alla quale, con un unico intervento, sono state impiantate due protesi d’anca. “Sono rinata – sorride la signora Rita – non ne potevo più dall’artrosi e adesso posso camminare. Non posso che ringraziare i medici che mi hanno rimesso come nuova”.

Un piccolo miracolo quello compiuto dall’equipe di Ortopedia del presidio di San Fermo della Battaglia, guidato dal primario Vincenzo Zottola, insieme al direttore del dipartimento riabilitazione, Enrico Tallarita e al direttore del dipartimento di organizzazione sanitaria, Fabio Banfi. L’intervento effettuato lo scorso 16 dicembre è durato complessivamente due ore e quindici minuti ed è stato eseguito attraverso la via di accesso anteriore, cioè nella parte alta dell’articolazione, vicino all’inguine.

“Si tratta di una procedura mini invasiva – sottolinea il primario Zottola -, più conservativa rispetto ad altre metodiche perché non prevede la sezione di tendini e muscoli che vengono solo divaricati per tagliare la capsula, estrarre la testa dell’anca e collocare la protesi in titanio, consentendo un più precoce recupero funzionale oltre a una riduzione delle perdite ematiche durante l'intervento. Questa metodica comporta anche vantaggi estetici, perché viene condotta attraverso una piccola incisione della cute della lunghezza di otto-dieci centimetri”. Come la signora Rita potranno essere almeno duecento i pazienti che beneficeranno di questa straordinaria metodologia chirurgica, anche se solo una ventina di loro avranno necessità di un’operazione a entrambe le anche.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA“I pazienti candidabili a questo tipo di intervento sono giovani adulti con patologia degenerativa dell'anca bilaterale (artrosi ndr) – prosegue Zottola - Con riduzione del movimento tale da non poter svolgere liberamente le normali attività quotidiane, in discrete condizioni generali che consentano di poter eseguire l’impianto protesico per via anteriore. Per quanto riguarda il post-operatorio oltre alla piccola cicatrice si prevede una ridotta zoppia, una diminuzione del rischio di lussazione ovvero di perdita di contatto tra le componenti della protesi, una riduzione della perdita di sangue e, nel complesso, un più rapido ritorno alla normalità senza dolore”.

 

 

 

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