POSTE – Sindaci e Regione contro la chiusura dei piccoli uffici. Rischia Cadorago

venerdì, 27 febbraio 2015

CADORAGO - Il Pirellone ha deciso di opporsi al piano di ristrutturazione presentato dalle Poste che vorrebbero chiudere 61 uffici in tutta la Lombardia, cinque dei quali in provincia di Como (Tremezzo, Camnago Faloppio, Bulgorello di Cadorago e Como 3). La proposta di risoluzione, discussa ieri e approvata all’unanimità, approderà nei prossimi giorni in Consiglio regionale per il via libera definitivo. Si lavorerà, in collaborazione con gli Ster, alla mappatura delle situazioni territoriali più critiche. Infine alla Giunta verrà chiesto di attivare un tavolo regionale per studiare nuovi strumenti operativi insieme a sindacati, associazioni di consumatori e istituzioni territoriali.

“E’ fondamentale che Regione Lombardia si faccia carico delle istanze degli amministratori locali e dei cittadini che non possono subire passivamente le scelte di Poste chiusura posteItaliane – spiega Alessandro Colucci, presidente della Commissione Bilancio -. I servizi di interesse pubblico, pur nel rispetto delle scelte aziendali, non possono non tener conto degli impatti negativi che queste stesse hanno sulla quotidianità delle persone e sui disservizi che alimentano sui territori”.

“Questo non è un passaggio burocratico, ma un messaggio ben preciso a Poste Italiane: una regione come la Lombardia non può essere privata di servizi essenziali sotto il profilo strutturale, economico e sociale – interviene Angelo Ciocca, presidente della Commissione Attività Produttive – La riorganizzazione venga sospesa, si ascoltino sindaci e cittadini e si trovino soluzioni condivise. Se la società non vorrà dialogare, Regione Lombardia e i sindaci sono pronti a trarne le conseguenze, sotto diversi profili. Il taglio degli uffici non è una decisione che siamo disposti ad accettare senza scomporci”.

“Il messaggio di oggi alle Poste è chiaro: non si azzardi a chiudere o limitare gli orari degli sportelli della nostra regione senza coinvolgere prima i sindaci e gli amministratori dei nostri territori – aggiunge il vicepresidente del Consiglio Regionale, Fabrizio Cecchetti - Le Poste sono del Tesoro, le paghiamo noi e dunque le invitiamo a riprendere in mano il progetto e a sedersi attorno a un tavolo per discutere”.

“Noi dobbiamo pensare al tessuto sociale e alle persone più deboli che non riescono certo a cambiare le abitudini – conclude la consigliera comasca, Daniela Maroni – La chiusura delle Poste fa venir meno un presidio di sicurezza e un punto di riferimento per i piccoli centri lombardi e questo va contrattato con il territorio, non calato dall’alto”.

C.B.

 

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