IL RICORDO – L’omaggio del segretario Cgil Tarpini allo scomparso Donato Romanò

giovedì, 2 luglio 2015

Nei giorni scorsi, dopo la tragica notizia dell’incidente che ha strappato alla vita Donato, l’affermazione che ho sentito con maggior frequenza da chi lo aveva conosciuto è stata “Era un gran brava persona”. Ecco, queste 5 brevi parole, penso possano sintetizzare più di mille discorsi, quella che è stata la vita di Donato. E, in fondo, se ci pensiamo un attimo, questa affermazione, per nulla banale e scontata, soprattutto di questi tempi, qualifica e rende una vita degna di essere stata vissuta. Una brava persona, un uomo retto, una persona che ha fatto dell’impegno politico e sindacale una delle sue ragioni di vita. Ho avuto il privilegio di conoscere Donato nel 1986, io giovane dirigente sindacale della FIOM di allora, lui delegato di una delle più importanti fabbriche metalmeccaniche della zona, la Stanley works di Figino Serenza. Donato faceva parte del consiglio di fabbrica, insieme a un gruppo di delegati storici della CGIL comasca, alcuni di loro sono qua oggi, a testimoniare il loro affetto e una comune militanza. Erano un gruppo coeso, unito, un vero gruppo dirigente, capace di guidare davvero la fabbrica, anche nei momenti più difficili, come la pesante ristrutturazione che la interessò proprio in quell’anno.

Donato è sempre stato socialista, spesso, anche nei momenti più difficili, ci si confrontava, anche aspramente, ma il confronto con lui era sempre un confronto di merito, di una persona che amava documentarsi, sempre, e che mai, nemmeno nei momenti più difficili, dove le distanze parevano incolmabili, ha mai messo in discussione una comune militanza, nella CGIL e nella sinistra italiana. Questa sue caratteristiche, lo portarono nel 1987 a fare una lunga carriera nelle strutture della CGIL di Como, prima ai metalmeccanici, poi nel sindacato edili e legno, la Fillea.

Successivamente ha diretto prima il sindacato del commercio e poi quello degli alimentaristi. Per poi passare a una lunga militanza al sindacato dei pensionati, prima in segreteria e poi, fino all’altro giorno, come volontario. Quasi 30 anni, un tempo lungo, un tempo in cui sono cambiate moltissime cose, nel paese, nel sindacato, nella politica e nella sinistra, Donato ha avuto in questi anni la capacità di essere sempre coerente, con il suo profilo politico, il profilo di un autentico riformista. Lo è stato anche quando ciò era faticoso, a volte impopolare, ma la sua storia, la sua formazione e il suo carattere non lo hanno mai fatto arretrare dalle sue convinzioni così profonde e radicate. Un modo di fare sindacato, il suo, che presentava delle peculiarità apprezzate da tutti quelli che l’hanno conosciuto.

Donato era schivo, riservatissimo: infatti è quasi impossibile in questi anni trovare sue dichiarazioni pubbliche o sue interviste. Non amava la ribalta, conservava una concezione e una dimensione del sindacato lontana dalle mode e dalle prime pagine. Per lui contavano i rapporti con le persone che rappresentava e gli atti concreti del suo lavoro, diceva che un buon contratto valeva più di 100 interviste, e forse, pensando all’oggi, tale affermazione risulta essere di straordinaria attualità. E infatti proprio in questi giorni, molti sono stati i suoi ex delegati che così lo hanno descritto, un uomo per bene, sempre disponibile e molto concreto sulle cose da fare. Proprio per questo, negli archivi della Camera del lavoro, nei giorni scorsi, è stato quasi impossibile scovare sue interviste o una sua foto, invece decine e decine di accordi aziendali portano la sua firma, in tutti i settori che ha seguito in questi anni.

Un’altra delle sue caratteristiche positive era una radicale convinzione sull’unità del sindacato, obiettivo da lui sempre perseguito anche nei momenti più difficili, Donato sapeva bene quanto questo valore avesse poi delle ricadute immediate sulle condizioni delle persone che rappresentava, e con ciò era sempre coerente anche a costo di andare controcorrente e, soprattutto in alcune fasi, di non essere sempre compreso. Donato era anche, per chi lo ha conosciuto, una persona raffinata, sofisticata, come molti che hanno condiviso storie come la sua, anche lui era un autodidatta, una persona però che ha compreso da subito il valore della cultura, dello studio e della formazione. Amava leggere Donato; leggeva tantissimo: nei luoghi che frequentava, sulle scrivanie dove lavorava, un buon libro non mancava mai, e anche nel suo ultimo viaggio un libro lo ha accompagnato, si trovava nella sua borsa, insieme alle pratiche delle persone che aiutava nel suo nuovo lavoro quotidiano, di volontario nel sindacato dei pensionati. L’amore per la lettura, unito a quello per la sua terra e per il suo Comune, lo aveva anche portato a fare il presidente della biblioteca di Novedrate, il suo paese, paese che aveva nel cuore, in cui aveva tanti amici e in cui era conosciuto e apprezzato. E poi la montagna, altra grande passione di Donato, a molti di noi è spesso capitato di incontrarlo la domenica, in qualche sentiero dei nostri monti, felice e con lo zaino in spalla, e se ci si pensa un attimo, se si pensa a come lui era fatto, alla sua sensibilità profonda, l’amore per la montagna era uno sbocco naturale, una dimensione inevitabile, fatta di silenzi, di riflessione , di fatica e di orizzonti lontani, un luogo di solitudine ma al tempo stesso ricca di sensazioni profonde.

Infine da molti anni era impossibile pensare a Donato in maniera separata dalla sua compagna, da Carmen. Si erano incontrati in età non più giovanissima, ne era nato un legame profondo e una bella storia d’amore. Lo si capiva bene quando Donato ne parlava, lui così discreto e riservato, quando parlava di Carmen, a volte capitava che si aprisse, e dall’espressione dei suoi occhi si comprendeva quanto quel legame fosse sincero e profondo. E ne parlava, con affetto e con orgoglio, spesso raccontando le tante cose fatte insieme, i mille interessi che li legavano e i progetti per il futuro. Purtroppo un destino tragico e ingiusto, come solo il destino sa essere, li ha separati e ha privato Carmen e tutti noi della presenza di una persona a cui tutti abbiamo voluto bene davvero. Naturalmente nessuna parola, soprattutto oggi, potrà essere di conforto a chi gli è stato vicino, pensiamo però che chi oggi è straziato dalla sua scomparsa, possa, almeno in parte, essere consolato dall’idea di aver avuto a fianco, per molti anni, una persona speciale, una persona per bene.

Alessandro Tarpini
segretario generale Cgil Como

 

NOVEDRATE – Era un sindacalista di 62 anni la vittima dell’incidente

martedì, 9 giugno 2015

 

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