COMO - Basta prestazioni sanitarie gratuite per oltre 60mila frontalieri lombardi: questo è quanto stabiliscono i nuovi accordi tra Italia e Svizzera, chiariti anche da una circolare inviata in questi giorni dal Ministero della Salute italiano alle Asl di confine. Secondo le indicazioni di legge la spesa non è da poco: fino a 1549 euro l’anno (il 7,5 per cento) per i redditi da zero a poco più di 20mila euro, fino a un massimo di 2.788 euro l'anno per chi guadagna dai 51mila euro in su. Lo dicono i primi moduli ritirati in questi giorni agli sportelli.
"Dal 7 luglio 60mila frontalieri italiani dovranno pagare per le cure mediche che erano praticamente gratuite, infatti una nuova tragica sorpresa è arrivata senza far rumore: datata 12 maggio, una circolare "di chiarimento", è stata indirizzata dal Ministero della Salute italiano agli enti della fascia di confine - tuona il deputato leghista canturino Nicola Molteni -; la circolare ,visto quanto previsto nell'accordo sulla libera circolazione firmato dalla Svizzera e dagli Stati della Unione Europea, precisa che alcune categorie di assistiti (prescindendo dalla cittadinanza) di contratto svizzero, residenti in Italia, possano scegliere il Servizio Sanitario Nazionale esercitando il diritto d'opzione, oppure continuare ad essere assicurati presso l'istituzione svizzera di provenienza".
Fino ad oggi i frontalieri mantenendo la residenza in Italia godevano del permesso G che consentiva loro di rimanere coperti dal sistema sanitario italiano. Ora invece i lavoratori dovranno mettersi in regola, pagando. Per questo si sono già attivati sui due confini i sindacati per offrire assistenza e valutare soluzioni differenti in base alla professione e alla categoria. Trattandosi però di prestazioni mediche al di fuori dell'Unione Europea, erogate nelle efficienti e costose cliniche elvetiche, la spesa rimarrà comunque elevata.






