COMO - Non ha perso tempo la Lega dei Ticinesi che solo un mese fa aveva trionfato nelle elezioni cantonali. Insediato il nuovo parlamento è già partito il primo affondo contro i frontalieri, che da queste parti sono visti come il fumo negli occhi malgrado le recenti statistiche attestino che anche in Ticino la disoccupazione e il precariato sono in netta diminuzione.
In particolare è stato commissionato uno studio sulla modifica della Legga federale per gli stranieri, leggasi frontalieri, con la stesura del nuovo testo dell’articolo 121a della Costituzione Elvetica. Entro febbraio 2017 si vuole modificare l’accordo con l’UE sulla libera circolazione delle persone.
Il Governo ha affidato al professor Michael Ambühl, del Politecnico federale di Zurigo, il compito di elaborare una clausola di salvaguardia che tuteli ulteriormente la manodopera ticinese. L’idea è di istituire un meccanismo che tenga conto del costo della vita a cavallo dalla frontiera, così chi vive in Italia e lavora in Svizzera si vedrà proporre stipendi diminuiti anche del 30%. Niente di nuovo sotto il sole, visto che questo già si verifica, soprattutto nelle aziende più piccole e meno contrattualizzate.
Per la Lega queste differenze del costo della vita serviranno invece come escamotage per chiedere a Berna di far valere una clausola di salvaguardia, con l’obiettivo di preferire nelle assunzioni a parità di esperienza la manodopera locale.
C.B.






