DROGA – Anche comaschi indagati tra i baby spacciatori che usavano Whatsapp

venerdì, 20 marzo 2015

whatsappMONZA - Ci sarebbero anche dei giovani comaschi tra i baby-spacciatori che per integrare la loro paghetta settimanale si erano inventati la lucrosa attività di corrieri di marijuana, hashish, cocaina e altre droghe sintetiche. Se lo sballo era reale il metodo per piazzare le sostanze proibite viaggiava sui social-network, in particolare u WhatsApp, la popolare applicazione per telefonini, oltre a Facebook.

Gli agenti della Polizia di Monza hanno stroncato l’organizzazione grazie a 8 arresti compiuti all’alba di giovedì, seguiti da 5 obblighi di dimora, nei confronti di altrettanti giovani italiani. Gli indagati sono però molti di più, ben 61, molti dei quali a loro volta consumatori delle droghe si erano inventati la doppia vita di spacciatori per potersele procurare senza dover chiedere i soldi a mamma e papà. L'indagine era stata avviata un anno fa a seguito del malore di una ragazza. Gli investigatori hanno decifrato il linguaggio in codice usato dai giovani: gli emoticon rappresentavano i diversi tipi di droga, il quadrifoglio ad esempio, rappresentava un dose di cannabis.

Nell'indagine gli investigatori del commissariato di Monza sono riusciti a decifrare il linguaggio in codice utilizzato dai giovani, espressioni comuni che però assumevano tutto un altro significato come "andiamo a bere" (acquistare ketamina liquida) o "dieci libri di scienze" (chiedere dieci grammi di marijuana). La rete era molto estesa, tanto ai provvedimenti cautelari si sono aggiunti una cinquantina di decreti di perquisizione. Fra le otto persone arrestate, sette sono state bloccate in flagranza per l'ingente materiale trovato in casa proprio durante le perquisizioni. Scoperta e sequestrata anche una miniserra per la coltivazione casalinga delle piantine di marijuana.

 

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