STALKING E VIOLENZA – Fine dell’incubo per una 40enne di Cantù

giovedì, 5 marzo 2020

CANTÙ - Condannato a cinque anni e otto mesi A.B., trentenne residente a Monza, accusato di violenza sessuale, persecuzione e lesioni personali ai danni di una quarantenne canturina. La sentenza con rito abbreviato è arrivata al termine dell'indagine portata avanti dal nucleo di polizia giudiziaria di Cantù del vice comandante Gabriele Caimi.

La donna si presentò alla polizia locale il 21 novembre 2018 lamentando di aver subito dal monzese molestie, ingiurie, violenze e minacce, insieme a comportamenti sminuenti della propria persona. Tali comportamenti sarebbero iniziati con l'avvio del rapporto sentimentale intercorso tra i due per terminare con la violenza e le lesioni del 20 aprile dello stesso anno in un hotel di Como.

Agli agenti è apparso da subito un quadro investigativo particolarmente grave. La donna infatti, nonostante fosse in sofferenza emotiva e psicologica, ha elencato numerosi episodi vessatori subiti da febbraio - quando i due si conobbero in un locale della provincia - sino a dicembre 2018 supportando la sua tesi con un certificato medico e alcuni messaggi vocali ricevuti su WhatsApp tutti dal tono ingiurioso e minaccioso.

I comportamenti dell'uomo hanno prodotto nella vittima una condizione di minorità psichica a tal punto da farle temere per le conseguenze di un eventuale rifiuto a consumare un rapporto intimo. Nella stanza d'albergo dunque la donna acconsentì, ed al termine l'aggressore la cacciò dalla camera. Seguirono mesi di percosse, bruciature di sigarette, altri rapporti sessuali non consenzienti, tentativi di aggressioni ed abbandono e, nell'inverno 2018 dopo che l'uomo aveva pedinato la vittima, altre violenze e sottrazione di denaro in un fast food di Como.

Inoltre, a indagini in corso, dunque nelle ultime settimane del 2018, A.B. ha più volte cercato la vittima al telefono. A rispondere però erano sempre amici e congiunti, costringendolo a mascherarsi improvvisando finte offerte di lavoro. Uno stalking incessante durante il quale l'aguzzino mascherava la voce, si serviva di utenze anonime (accertate dagli accertamenti tecnici degli investigatori), ma sempre con lo scopo di offendere la donna.

"La condanna - commenta il comandante dal Corpo di polizia locale Vincenzo Aiello - è stata accolta con soddisfazioni dai legali della vittima, che non hanno fatto mancare la loro gratitudine agli inquirenti. La scelta del rito abbreviato e la significativa condanna confermano la bontà del quadro probatorio costruito dai colleghi. Con orgoglio possiamo affermare di aver perseguito con successo uno tra i comportamenti più abietti che si possano compiere, un’attività investigativa che è costata una certa fatica anche dal punto di vista umano, dunque ai colleghi va il mio plauso e la mia gratitudine".

 

 

 

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