CANTÙ - Le dichiarazioni della Commissione Europea sono molto chiare: l'UE non è energeticamente indipendente e questa circostanza la indebolisce molto. Il nostro paese vive questa problematica con grande apprensione e in tanti si chiedono se l'autonomia energetica sia possibile o una mera chimera. Ecco le riflessioni di Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.
Dottor Coppolella l'Italia è energeticamente autosufficiente?
No, purtroppo l’Italia è uno dei Paesi europei più dipendenti dall’estero dal punto di vista energetico. Importiamo circa il 75-80% del fabbisogno energetico nazionale, una quota significativamente superiore alla media europea (circa il 58%). Dipendiamo storicamente dal gas naturale proveniente da Russia, Algeria e Azerbaijan, dal petrolio mediorientale e nordafricano, e persino dall’energia elettrica che importiamo da Francia e Svizzera. La chiusura delle centrali nucleari dopo i referendum del 1987 e del 2011 ha ulteriormente aggravato questa vulnerabilità strutturale, questo è un fatto, a prescindere dalle convinzioni dei singoli individui sul nucleare, che vanno rispettate. Fra le sorgenti energetiche, il gas naturale rappresenta davvero il tallone di Achille, rappresenta circa il 40% del mix energetico italiano, una quota elevatissima rispetto agli standard europei. Lo usiamo per riscaldare le case, per produrre elettricità e per alimentare numerosi processi industriali. E quasi tutto, come detto, viene dall’estero, in particolare: Russia, fino al 2022 copriva circa il 40% delle nostre importazioni di gas. La guerra in Ucraina ha reso evidente quanto fosse pericolosa questa dipendenza; Algeria: oggi il nostro primo fornitore, grazie al gasdotto Transmed; Azerbaijan: collegato all’Italia tramite il gasdotto TAP, inaugurato nel 2020. Inoltre, c’è anche il GNL (Gas naturale liquefatto) importato via nave da Qatar, USA e altri Paesi, una fonte che stiamo cercando di potenziare rapidamente. Per il petrolio, invece, la dipendenza è totale. L’Italia non ha infatti riserve petrolifere significative. Importiamo quasi il 100% del petrolio che consumiamo, principalmente da Kazakhstan, Iraq, Arabia Saudita, Libia e Azerbaijan. Il petrolio alimenta soprattutto i trasporti e la petrolchimica. È il settore dove la transizione verso energie rinnovabili è più lenta e la dipendenza più difficile da ridurre nel breve periodo. Per finire l’elettricità. Come ho menzionato prima, acquistiamo energia elettrica principalmente da Francia e Svizzera, paesi con una forte produzione nucleare e idroelettrica. Questo può sembrare un dettaglio minore, ma rappresenta una vulnerabilità ulteriore: in caso di tensioni geopolitiche o crisi nei paesi confinanti, il nostro sistema elettrico potrebbe andare sotto stress. La situazione non è proprio rosea. E’ sicuramente un quadro che richiede interventi strutturali profondi ed una visione di lungo periodo, piuttosto che soluzioni emergenziali. Visti gli eventi recenti, tutto quanto detto ci espone ad una notevole vulnerabilità alle crisi geopolitiche: la chiusura dello Stretto di Hormuz ha mostrato quanto l’Italia e l’Europa siano esposte a shock esterni, con rincari e timori sulle forniture.
Quali soluzioni potrebbe adottare per potersi avvicinare a un buon livello di indipendenza energetica?
Le strade percorribili sono diverse e devono essere integrate tra loro. Provo ad elencare quelle più importanti. Innanzitutto accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili: sole (per il fotovoltaico) e vento (per l’eolico) sono risorse che l’Italia possiede in abbondanza, specialmente al Sud e nelle isole. Semplificare le procedure autorizzative, oggi lentissime, è una priorità assoluta. Purtroppo, la burocrazia è ancora tantissima e gli incentivi ancora non molto convincenti. Aggiungerei efficienza energetica: ridurre i consumi significa ridurre la dipendenza. Bisogna puntare su riqualificazione degli edifici, mobilità elettrica e processi industriali più efficienti. Questa è una mossa che porterebbe molto di più di quello che possiamo immaginare e, secondo me. va integrata nelle strategie industriali del nostro Paese per i prossimi anni. Direi anche sviluppo dello stoccaggio energetico: batterie e sistemi di accumulo sono fondamentali per gestire l’intermittenza di sole e vento. L'uso di idrogeno verde: una tecnologia ancora in sviluppo ma promettente, soprattutto per i settori industriali difficili da elettrificare. Importante anche la diversificazione delle importazioni nel breve periodo, in attesa che le rinnovabili scalino: è essenziale non dipendere da un unico fornitore. La crisi del gas russo del 2022 ce lo ha insegnato in modo brutale.
L'Italia potrà mai, realisticamente, diventare completamente autonoma dal punto di vista energetico?
Realisticamente, una piena autonomia al 100% è uno scenario molto difficile da raggiungere, almeno nel medio termine. Ci sono vincoli
strutturali importanti: la nostra industria è energivora, la morfologia del territorio complica certi impianti, e l’intermittenza delle rinnovabili richiede ancora soluzioni di stoccaggio che non sono mature su larga scala. Tuttavia, quello che è realistico e auspicabile è raggiungere un livello di autosufficienza molto più elevato di quello attuale, nell’ordine del 60-70%, entro il 2040-2050, attraverso un mix di rinnovabili, efficienza e nuove tecnologie. Personalmente ritengo cha le rinnovabili possano giocare un ruolo cruciale: nel 2025 hanno raggiunto oltre il 50% della produzione elettrica nazionale, un record che segna un passo importante verso l’autonomia. Il solare e l’eolico sono inoltre slegati dalle vicende geopolitiche, cosa non da poco, alla luce delle recenti vicende internazionali. Alcuni esperti non escludono nemmeno una riapertura del dibattito sul nucleare di nuova generazione, i cosiddetti “small modular reactors (SMR)”, che potrebbe rappresentare una componente stabile nel mix energetico futuro. La vera sfida non è solo tecnologica: è politica e culturale. L’Italia ha comunque bisogno di una visione energetica di lungo periodo, che superi i cicli elettorali, cosa che finora è mancata e, tristemente, non vedo però grossi cambiamenti di marcia.
S.D.D.






