CANTÙ - “Le foreste a precedere le civiltà, i deserti a seguire”: François-René de Chateaubriand sintetizzava così il devastante impatto dell'uomo sulla natura. La desertificazione è un rischio concreto? Lo abbiamo chiesto a Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.
Cosa si intende per desertificazione?
La desertificazione è il processo di degrado del suolo che si verifica nelle zone aride, semi-aride e sub-umide secche, causato dalla combinazione di variazioni climatiche ed attività umane. È importante chiarire subito un equivoco comune: la desertificazione non è l’avanzata fisica di un deserto esistente come un fronte compatto che invade territori vicini. È piuttosto un processo diffuso e spesso silenzioso, in cui terre precedentemente fertili e produttive perdono gradualmente la loro capacità biologica, ecologica ed economica, fino a assumere caratteristiche simili a quelle desertiche. La definizione ufficiale è quella della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD), adottata nel 1994, che la descrive come il degrado del territorio nelle zone aride, semi-aride e sub-umide secche risultante da vari fattori, incluse le variazioni climatiche e le attività umane. I meccanismi principali attraverso cui si manifesta includono l' erosione del suolo, sia eolica, cioè causata dal vento, sia idrica ovvero causata da piogge intense su suoli privi di copertura vegetale. A queste aggiungo la perdita di fertilità e sostanza organica, dovuta a pratiche agricole non sostenibili, sfruttamento eccessivo dei terreni e salinizzazione, spesso conseguenza di sistemi di irrigazione mal progettati o mal gestiti, che portano all’accumulo di sali nel terreno. Altri elementi da considerare sono la deforestazione, che elimina la copertura vegetale protettiva e altera il ciclo idrologico locale, la compattazione del suolo, causata soprattutto dal sovra pascolo del bestiame e la perdita di biodiversità del suolo, con conseguente riduzione della sua capacità rigenerativa. Le cause sono quindi un intreccio complesso di fattori climatici, come siccità prolungate e cambiamento climatico, e fattori antropici, causati cioè dall’uomo, come l’agricoltura intensiva, la deforestazione, lo sfruttamento eccessivo delle risorse idriche e l’urbanizzazione incontrollata. Questi fattori si rinforzano a vicenda in un circolo vizioso: un suolo degradato trattiene meno acqua e meno carbonio, il che aggrava a sua volta i cambiamenti climatici locali, accelerando ulteriormente il degrado.
Quali sono le aree più colpite?
Le regioni più vulnerabili al mondo sono numerose e distribuite su
più continenti: Africa Sub-sahariana, in particolare la fascia del Sahel (Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso, Sudan), storicamente una delle aree simbolo della desertificazione globale e il Corno d’Africa; (Etiopia, Somalia, Kenya), colpito da cicli di siccità sempre più frequenti e intensi. Aggiungo Asia centrale (Kazakistan, Uzbekistan), dove il caso del Lago d’Aral rappresenta uno degli esempi più drammatici di degrado ambientale causato dall’uomo, con il prosciugamento quasi totale del lago a seguito di politiche agricole sovietiche legate alla coltivazione intensiva del cotone e la Cina settentrionale, in particolare la regione della Mongolia Interna, dove il governo cinese ha avviato imponenti progetti di rimboschimento (come la cosiddetta “Grande Muraglia Verde” Ndr) per contrastare l’avanzata delle sabbie. Citerei anche l' Australia, soggetta a fenomeni ricorrenti di siccità estrema e a una gestione idrica complessa, il Medio Oriente, dove la scarsità d’acqua è già un fattore di tensione geopolitica, il Bacino del Mediterraneo, inclusa la Spagna meridionale, dove intere zone dell’Andalusia mostrano già segni di aridificazione avanzata. Per quanto riguarda l’Italia, il dato è spesso poco noto al grande pubblico: secondo le stime del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, oltre un quinto del territorio nazionale è a rischio desertificazione. Le regioni più esposte sono Sicilia, Puglia, Basilicata, Sardegna e Calabria, dove si combinano scarsità di precipitazioni, pratiche agricole intensive, incendi boschivi ricorrenti e fenomeni di abbandono dei terreni.
Quali rischi comporta?
I rischi legati alla desertificazione si estendono su più livelli, tra loro interconnessi. Innanzitutto i rischi ambientali: perdita di biodiversità, sia vegetale sia animale, con l’estinzione locale di specie non adattate alle nuove condizioni, riduzione della capacità del suolo di trattenere carbonio, un effetto particolarmente grave perché aggrava a sua volta il cambiamento climatico globale, aumento della frequenza e intensità di tempeste di sabbia e polvere, che possono avere effetti anche a migliaia di chilometri di distanza dalla zona di origine e alterazione dei cicli idrologici locali e regionali. A questi aggiungo i rischi economici come calo drastico della produttività agricola, con impatti diretti sulla sicurezza alimentare di intere popolazioni, perdita di valore economico dei terreni, con conseguenze sui sistemi di credito rurale, danni alle infrastrutture, in particolare quelle legate ai trasporti e all’approvvigionamento idrico e costi crescenti per la gestione dell’emergenza idrica, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Da non sottovalutare, anche, i rischi sociali e geopolitici quali migrazioni forzate, spesso definite “migrazioni ambientali” o “climatiche”: secondo alcune stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 centinaia di milioni di persone potrebbero essere costrette a spostarsi a causa del degrado del suolo e della scarsità di risorse. Nella stessa area collocherei i conflitti per l’accesso a risorse scarse, in particolare acqua e terra fertile, che in alcune regioni, come il Sahel, sono già un fattore aggravante di tensioni etniche e sociali preesistenti e l'aggravamento della povertà nelle comunità rurali, spesso le più vulnerabili e le meno responsabili del fenomeno. In ultimo, la perdita di patrimonio culturale e di saperi tradizionali legati alla vita agropastorale, quando le comunità sono costrette ad abbandonare i territori d’origine. Insomma, nulla di buono e prospettiva di catastrofi ambientali di grande portata, che devono sicuramente portare a riflessioni e decisioni veloci e durature. Quando nei nostri discorsi parliamo di sostenibilità è proprio questo che intendiamo.
S.D.D.






