SOSTENIBILITÀ – Caldaie: quando dovremo cambiarle e le alternative possibili

venerdì, 26 aprile 2024

RUBRICA - Nella strada verso la transizione verde, che vedrà protagonista anche il nostro Paese, un tassello significativo riguarderà le caldaie che dovranno essere necessariamente meno energivore. Ma cosa prevede la normativa? E come orientarsi? Lo chiediamo a Pasquale Coppollella, consulente aziendale sulla sostenibilità.

Dottor Coppolella, la direttiva case green prevede lo stop alle caldaie a gas entro il 2040. Cosa significa?

Nel 2019 l’Unione Europea ha emanato ed approvato il Green Deal Europeo, un pacchetto di iniziative strategiche che mira ad avviare l'UE sulla strada di una transizione verde, con l'obiettivo ultimo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, in altri termini zero emissioni entro il 2050. In questo contesto si colloca l’iniziativa in questione, denominata Direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive, Ndr) che è stata votata ad ampia maggioranza di recente dal Parlamento europeo. In sostanza, a partire dal 1° gennaio 2040 non sarà più possibile installare nuove caldaie a gas metano e GPL negli edifici residenziali e non residenziali di nuova costruzione. A partire dalla stessa data, i produttori di impianti di riscaldamento non potranno più immettere sul mercato caldaie a gas metano o gpl, anche se a condensazione o in classe energetica elevata, se non sono conformi alle nuove direttive. Sono tuttavia previste alcune deroghe per edifici storici o vincolati, edifici situati in zone non raggiunte da reti di distribuzione di energia alternativa e per edifici che utilizzano sistemi di cogenerazione ad alta efficienza. Sempre secondo l’attuale testo approvato della normativa EPBD, per gli edifici esistenti è previsto un obbligo di sostituzione graduale delle caldaie a gas con sistemi di riscaldamento alternativi più efficienti e sostenibili. I tempi di sostituzione saranno definiti dai singoli Stati. Indicativamente: dal 2027: obbligo di sostituzione delle caldaie a gas con classe energetica inferiore a G, dal 2030: obbligo di sostituzione delle caldaie a gas con classe energetica inferiore a F, dal 2035: obbligo di sostituzione delle caldaie a gas con classe energetica inferiore a E. Per le caldaie a condensazione di classe A o superiore (caldaie a gas che sfruttano il calore latente contenuto nei fumi di scarico per alzare la temperatura dell'acqua per il riscaldamento senza disperderlo in ambiente) sarà possibile installarle fino al 2040, senza obbligo di sostituzione successiva (dal 2040 però si dovranno scegliere altre soluzioni). Una rivoluzione, insomma, con tempi non troppo comodi, a dire il vero. Sul fronte incentivi delle attuali caldaie a gas, il 2024 è l’ultimo anno utile per accedere alle agevolazioni fiscali in caso di sostituzione di impianti esistenti e, in particolare, si va verso la coda finale dell’ecobonus del 65 per cento e del bonus del 50 per cento.

Le alternative quali saranno?
Ci sono varie opzioni, di cui alcune già da tempo sul mercato. L’opzione più diffusa è il riscaldamento a pompa di calore, che consiste in un sistema che “pesca” energia dall’esterno e la trasmette all’impianto di riscaldamento interno. Ciò può avvenire in vari modi: sistema aria-acqua ovvero scalda (o raffredda) l’acqua immessa nell’impianto di riscaldamento scambiando calore con l’aria all’esterno;  sistema aria-aria ovvero sempre scambiando aria con l’esterno, immette in casa aria calda o fredda;  sistema geotermico ovvero scalda (o raffredda) l’acqua che circola in un impianto prendendo calore o freddo dall’acqua di falda o dal terreno. Ci sono poi le caldaie a biomassa, cioè caldaie che traggono energia per il riscaldamento e per l’acqua ad uso sanitario tramite la combustione di legno o pellet. Un’ottima alternativa, soprattutto per chi ha già installati i pannelli solari,  è la caldaia elettrica, che è una caldaia che scalda l’acqua necessaria all’impianto non usando il gas, ma delle resistenze elettriche. Una sorta di boiler, ma più potente in quanto serve alle esigenze di una intera abitazione. Il pro è che, appunto, non usa gas e costa meno di una caldaia a gas. Il contro è che spreca molta elettricità, 3-4 volte una caldaia a gas, soprattutto se installata in una casa di ampia metratura. Ecco perché è suggeribile che venga abbinata all’installazione di pannelli solari. Infine, mi sentirei di menzionare una nuova tipologia, che si sta affermando ultimamente che è la caldaia ionica, basata su una nuova tecnologia che produce energia termica tramite scambio di ioni (attivato sempre con energia elettrica, per cui anche in questo caso è raccomandabile l’installazione di pannelli solari). È appunto una nuova tecnologia che non ha bisogno di “collegamenti” con l’esterno e che può produrre anche alte temperature, ma anche i consumi sono più alti, circa 1,5 volte quelli di una caldaia a pompa di calore.

I costi per questo tipo di operazione sono alti. Come faranno coloro che non potranno permetterselo?
Certamente saranno alti, ameno con i prezzi attuali, che naturalmente saranno destinati a scendere man mano che la diffusione delle nuove caldaie aumenta, ma in ogni caso l’esborso non sarà irrilevante. Per dare un’idea di massima dei prezzi attuali: una caldaia a pompa di calore costa dalle 4.000 Euro per l’opzione aria-aria ai 10.000 dell’opzione aria-acqua. Per la caldaia a biomassa i costi variano da 3.000 a 9.000 Euro a seconda delle soluzioni. Infine, per le soluzioni su base elettrica (caldaia elettrica e caldaia ionica), il cui costo si aggira sui 5-6.000 Euro, è comunque consigliabile (ma non obbligatorio) dotarsi di pannelli solari, altrimenti il costo del consumo elettrico può essere elevato. Insisto sul fatto che l’investimento nel fotovoltaico è la strada per il futuro e, considerati gli incentivi interessanti, potrebbe essere il primo passo da considerare. Sicuramente spese importanti in vista, che si potranno sostenere solo se lo Stato sosterrà in maniera sostanziale l’operazione. Con lo stop agli incentivi alla caldaie a gas entro il 2024, dal 2025 questi incentivi verranno sicuramente ridiretti verso le soluzioni più “verdi” di cui abbiamo detto, anche se l’impegno per le famiglie non sarà irrilevante. Prevedo lo stanziamento di un fondo europeo, con incentivi consistenti, con la formula dello “sconto in fattura”, in modo da minimizzare l’esborso immediato delle famiglie per poi recuperarlo in 10 anni.

S.D.D.

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)