CANTÙ - Tutti parlano di agricoltura biologica come fonte di longevità, sostenibilità e benessere. Gli scaffali di negozi e supermercati sono ricchi di prodotti sui quali campeggia la scritta "bio" appunto, ma cosa si intende davvero con questa parola? E che ruolo abbiamo noi consumatori? Domande cui risponderà Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.
Dottor Coppolella cosa si intende per agricoltura biologica?
L’agricoltura biologica è un sistema di produzione agricola che esclude l’uso di sostanze chimiche di sintesi, come fertilizzanti, pesticidi, diserbanti e antibiotici, e di organismi geneticamente modificati (OGM).
Si basa su pratiche naturali per mantenere la fertilità del suolo e controllare parassiti e malattie. L’agricoltura biologica utilizza fertilizzanti naturali come compost, letame e sovescio (interramento di piante che arricchiscono il terreno. Ndr). Per il controllo dei parassiti ricorre a metodi naturali come insetti utili, rotazione delle colture e preparati vegetali. Pratica la rotazione colturale per mantenere la fertilità del suolo e prevenire malattie. Garantisce il benessere animale con spazi adeguati, alimentazione biologica e accesso all’aperto. Infine, prevede certificazioni e controlli rigorosi da parte di enti autorizzati. E’ nata in opposizione all’agricoltura moderna tradizionale che purtroppo sta portando all’esaurimento delle risorse naturali, alla distruzione della variabilità genetica della vegetazione spontanea e della fauna, ad un aumento del fabbisogno energetico e di emissioni tossiche, con effetti ben visibili sul clima e sull’ambiente e sulle comunità rurali. Spesso si sente parlare anche di agricoltura rigenerativa e di prodotti da agricoltura rigenerativa e in molti casi mi hanno chiesto la differenza fra le due. Chiarisco quindi la cosa. L’agricoltura rigenerativa, a differenza di quella biologica, con la quale condivide i principi e l’obiettivo finale del prodotto finito “naturale”, va oltre il semplice “non fare danni”, tipico dell’agricoltura biologica e mira attivamente a migliorare e rigenerare gli ecosistemi. Il suo focus principale è il ripristino della salute del suolo, l’aumento della biodiversità e la cattura di carbonio dall’atmosfera nel terreno (il cosiddetto “sequestro di anidride carbonica”. Ndr). Le pratiche rigenerative includono la minima lavorazione del suolo, o zero lavorazione, la copertura permanente del terreno, l’integrazione di animali nei sistemi colturali e l’incremento costante della materia organica nel suolo. La qualità del prodotto finito dalle due tipologie di agricoltura è molto simile. Un’azienda può essere biologica senza essere rigenerativa e viceversa, anche se molte pratiche si sovrappongono e sempre più aziende cercano di combinare i due approcci. A completamento del discorso aggiungo che le certificazione che troviamo sui prodotti riguardano l’agricoltura biologica, perché per quella rigenerativa non esistono ancora certificazioni, ma nel caso lo troviamo specificato sul prodotto stesso. La superficie coltivata con metodo biologico in Italia è di circa il 20% delle superficie agricola nazionale.
Quali vantaggi comporta una scelta di questo tipo per i consumatori?
I prodotti derivanti dall’agricoltura biologica sono più naturali, poiché “fatti come una volta". I prodotti biologici contengono meno residui di pesticidi chimici, riducendo l’esposizione a sostanze potenzialmente dannose. Alcuni studi suggeriscono che possano avere un contenuto leggermente superiore di alcuni nutrienti e antiossidanti. Per gli agricoltori, lavorare senza sostanze chimiche tossiche riduce i rischi per la salute occupazionale. Inoltre, contribuisce alla tutela dell’ambiente preservando biodiversità, qualità dell’acqua e del suolo, con benefici indiretti per la salute pubblica. La diffusione di prodotti biologici sta aumentando progressivamente. Nei primi quattro mesi del 2025 le vendite di prodotti biologici sono cresciute del +4,4% a valore e del +2,6% a volume, con un incremento significativo soprattutto nella grande distribuzione (i nostri supermercati). Tuttavia, va detto che però il consumo interno rimane ancora basso: solo il 4% dei prodotti alimentari acquistati dagli italiani è bio, posizionando l’Italia al decimo poso in Europa. Siamo ancora un po’ indietro.
Che ruolo giochiamo come consumatori rispetto ai prodotti biologici?
I prodotti biologici sono prodotti che si possono definire sostenibili e quindi il loro acquisto aiuta l’ambiente a la sostenibilità in generale. In Italia siamo indietro rispetto a Paesi come la Danimarca (422 euro a persona all’anno.Ndr), Svizzera e Svezia (300 Euro), Germania (250 Euro). Francia e Austria (150 circa), mentre l’Italia si ferma a 70 euro pro capite. C’è ancora poca conoscenza dei prodotti e anche poca comunicazione a riguardo, ritengo a protezione dei prodotti tradizionali da parte delle aziende produttrici. Tuttavi,a è doveroso specificare che la differenza di prezzo fra prodotti tradizionali e prodotti biologici si aggira fra il 20% e il 50% a seconda del tipo di prodotto. Questo, comprensibilmente, può scoraggiare i consumatori. Va comunque detto che negli ultimi anni la differenza di prezzo si è pressoché dimezzata rispetto a qualche anno fa, ma resta comunque significativa, specialmente in alcune categorie di prodotti come carni, latte e frutta. La differenza tende costantemente a ridursi, grazie all’aumento della domanda e alla possibilità di economie di scala, rendendo i prodotti biologici più accessibili a una fetta più ampia di consumatori. Lo slogan è: più siamo ad acquistare, più i prezzi scenderanno.
S.D.D.






