SOSTENIBILITÀ – Raccolta differenziata e riciclo per un futuro migliore (e inclusivo)

venerdì, 8 gennaio 2021

Chi ha qualche primavera in più certamente ricorderà la rivoluzione della spazzatura: da un unico cestino a una moltitudine di secchi e sacchi di diversi colori per differenziare il pattume.

Non fu semplice all'inizio poi, come tutto nella vita, l'abitudine ha preso fortunatamente il sopravvento regalando molti benefici al benessere del pianeta che abbiamo ricevuto dalla generazione precedente e che presto consegneremo nelle mani delle nuove. Sapere questo può aprire il nostro sguardo a una maggiore responsabilità e aiutarci a comprendere che raccolta differenziata e riciclo possono cambiare in meglio le nostre vite, come ricorda Pasquale Coppolella, consulente aziendale sulla sostenibilità.

La raccolta differenziata è ormai parte delle nostre abitudini. Perché è importante in termini di sostenibilità?
La raccolta differenziata è molto importante ed è alla base del riciclo, che rappresenta una solida speranza per il nostro pianeta. È dovere di ciascuno di noi ed è una cosa molto seria. Se separiamo i rifiuti è possibile infatti riciclarli facilmente, creando un circolo virtuoso alla base della cosiddetta economia circolare: un passaggio dalla cultura usa e getta a quella usa e ricicla. Pensiamo per esempio al vetro: si può riciclare all’infinito. Soprattutto va detto che il riciclo evita che i rifiuti vengano bruciati, come avviene con l'indifferenziata,  con pericolose emissioni, causa del riscaldamento globale. Anche i vestiti vanno riciclati e non buttati nell’indifferenziata: ci sono sparsi per le città dei cassonetti di raccolta appositi di associazioni molto serie, basta cercarli.

Tutti i materiali possono essere riciclati?
Purtroppo non tutti i materiali possono essere riciclati e quelli che non lo sono devono quindi essere bruciati. Ad esempio le plastiche si dividono in 2 categorie dette termoplastiche e termoindurenti. Le prime sono quelle riciclabili che raccogliamo in maniera separata, le seconde no: giocattoli, sedute per le sedie, accessori interni delle macchine, gusci esterni per stampanti, insomma oggetti di plastica rigida. Una quantità enorme di materiale non riciclabile. C'è una mentalità che dovrebbe radicarsi: progettare per riciclare, il cosiddetto zero waste. Tutto nasce quindi dalla progettazione, se un materiale non è riciclabile non dovrebbe essere utilizzato. Non credo che il futuro potrà purtroppo concedere scelte diverse e far finta di niente, non spiegando bene le cose, non coinvolgerà nel processo gli attori protagonisti: tutti noi. Ricordiamo una concetto fondamentale, bene argomentato anche nell’Enciclica di Papa Francesco Laudato si’ del 2015: siamo noi che determiniamo se un prodotto ha diritto di esistenza o meno, comprandolo o non comprandolo, un potere immenso che possiamo esercitare se siamo ben informati e informarsi è ora un dovere di tutti.

Molti artisti utilizzano il riciclo per creare opere d'arte. Cosa ne pensa?

Una bella cosa, soprattutto a livello simbolico e di esempio. Si parla tecnicamente di upcycling, un termine molto utilizzato per la sostenibilità e che in italiano potremmo tradurre come riutilizzo creativo: dare nuova vita a qualcosa destinato alla distruzione, creare qualcosa che ha un valore maggiore. Se si potesse fare per tutto sarebbe fantastico. Tecnicamente riutilizzo è meglio di riciclo, non ci sono processi di distruzione e ricostruzione, come nel riciclo che non è a costo ambientale zero, ma solo di trasformazione. Gli artisti sono sempre dei precursori e sono stati i principali promotori del riutilizzo, sulla loro scia sono nate tante belle iniziative. Per chi fosse interessato é sufficiente ricercare sul web “riutilizzo creativo” e provare ad esplorare questo nuovo mondo.

Dare nuova vita agli oggetti abbandonati e rifiutati può assumere un valore simbolico molto alto, rivoluzionare il nostro approccio sociale. Farci comprendere che la cultura dello scarto è controproducente e dannosa.
Su questo concetto si apre un tema molto profondo, basilare per la sostenibilità: l’inclusione sociale.
La sostenibilità si fonda su 3 pilastri, le famose 3 E: Economia, Ecologia ed Equità sociale. Quest’ultimo è elemento fondante degli obiettivi di sostenibilità dati a tutti gli Stati del mondo dalle Nazioni Unite,  le prime due E senza la terza non vuol dire sostenibile, sia chiaro. Il pianeta è di tutti, non solo di pochi privilegiati.  Se cresciamo con la mentalità che lo scarto è lecito, che tanto qualcuno provvederà, se il verbo scartare non ci mette imbarazzo, ma anzi è un fatto normale, è evidente che questo abbia anche un fortissimo riflesso sociale, perché incoraggia a considerare normale scartare le persone così come gli oggetti. Una distorsione culturale da debellare: dare possibilità di nuova vita sia alle persone che agli oggetti deve essere parte dello stesso percorso verso un mondo più sostenibile, l’eredità per le future generazioni.

S.D.D.

 

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)