CANTÙ - Non stanno certo a Cantù i "Paperoni" del comasco, né tantomeno nel capoluogo. Il reddito pro capite delle due città della provincia si avvicina ai 22mila euro per Cantù ed ai 24mila per Como, cifre simili anche per l'hinterland.
Non c'è gara con i borghi del Lario molti dei quali al di sopra dei 25mila euro pro capite, e dove per distacco vince ampiamente Tremezzina (ben 45mila euro di reddito pro capite). Il paese del sindaco Guerra è la sorpresa in quanto new entry nella top ten a livello nazionale, capace di guadagnare in un anno 1.894 posizioni, passando dal 1.897° posto al 3°.
Al comasco spettano anche i comuni più poveri, negli ultimi posti d'Italia i borghi di confine Cavargna e Val Rezzo, un reddito medio rispettivamente di 5.800 euro e 6.633 euro. Peggio solo Valle Cannobina a ovest del Lago Maggiore, condizioni probabilmente dovute all’economia transfrontaliera.
I dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze Mef sui redditi del 2018 evidenziano che in Italia il reddito imponibile pro capite (al netto delle eventuali detrazioni) è di circa 20mila euro, con un incremento di circa 500 euro rispetto al 2017 (+ 2,8%). Si confermano quindi le analisi fornite dal Mef stesso sul reddito complessivo che raggiunge un dato medio di circa 21.660 euro, in crescita dell’4,8% rispetto al 2017. IN.TWIG, agenzia di data management, ha analizzato i dati italiani, Comune per Comune, per mettere in risalto le differenze di reddito imponibile pro capite.
Aumentano le differenze fra Nord e Sud Italia
L'analisi del reddito pro capite evidenzia che il Nord è sempre più ricco e il Sud sempre più povero. A livello regionale, nelle parti alte della classifica non si registrano grandi scostamenti rispetto allo scorso anno: si confermano le posizioni delle cinque Regioni “più ricche” d’Italia (Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Trentino Alto Adige e Piemonte). In fondo alla classifica si confermano Molise e Calabria, mentre la Basilicata guadagna una posizione rispetto alla Puglia. Da segnalare il balzo indietro della Regione Valle d’Aosta che in un anno perde 2 posizioni a favore di Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Tutte le Regioni registrano una crescita del reddito medio. A guidare questa classifica è nuovamente la Lombardia (+663) seguita da Umbria (+597), Emilia Romagna (+588) e Basilicata (+582). La peggiore performance in termini di variazione del dato 2017/2018 la registrano Valle d’Aosta (+368), Calabria (+421) e Sicilia (+437).
CAPOLUOGHI Il triangolo Milano-Bergamo-Monza si conferma il più ricco d’Italia
Posizioni sostanzialmente invariate anche per quanto riguarda la classifica dei primi 10 capoluoghi di provincia: Milano, Monza e Bergamo occupano le prime tre posizioni. Unica variazione il passo in avanti proprio la città di Lecco, che scavalcando Roma passa dal decimo al nono posto assoluto con un reddito medio pari a 25.499 euro.

Nei Comuni medio-grandi il reddito è più alto
Analizzando i dati tenendo in considerazione l’ampiezza del centro, inteso come numero di residenti, si conferma il reddito medio sostanzialmente più alto nei grandi centri urbani rispetto ai Comuni con meno di 5.000 abitanti. Il gap tende però a stabilizzarsi nel 2018 dove i comuni con meno di 50.000 abitanti registrano un aumento del reddito sostanzialmente pari a quello dei grandi centri; a soffrire maggiormente sono i comuni tra i 50 e i 100 mila abitanti che manifestano un aumento più contenuto.
La ricchezza è concentrata nelle mani di pochi
L’analisi dei redditi italiani conferma anche per il 2018 che la maggior parte della ricchezza è concentrata nelle mani di pochi: il 42% degli italiani guadagna meno di 15mila euro lordi annui, mentre solo il 4% guadagna più di 60mila euro annui.
Aldo Cristadoro, data manager e fondatore di IN.TWIG: “Dai dati sui redditi degli italiani del 2018 colpiscono due cose, in particolare. La prima è l’aumento del divario tra il Nord e il Sud del Paese; la seconda è che si cristallizza la differenza tra centri urbani e periferie. Infine, si nota come le Regioni che crescono di più sono quelle che hanno una chiara vocazione industriale e con una forte propensione all’export. La prossima sfida sarà capire quale impatto avrà su questa geografia l’epidemia di Covid19 e il lockdown degli ultimi mesi”.
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