CANTÙ - E’ disposto a seppellire di nuovo l’ascia di guerra il sindaco Claudio Bizzozero, nella sua querelle con la Pro Cantù a suon di minacce di sfratto e richiesta di restituzione del simbolo del Comune, ma solo a patto che i vertici del sodalizio passino al più presto la mano.
Mentre il primo cittadino dopo tanto clamore ha scelto il silenzio, un po’ per sua volontà un po’ per richiesta di alcune componenti della sua stessa maggioranza, non ultimi i ragazzi di Cantù Rugiada e una stessa componente di Lavori in Corso che fa capo al segretario Vincenzo La Torraca, a lavorare sono le diplomazie sotterranee da l’una e l’altra parte. Da un lato infatti ad essersi ammorbidita è la stessa Pro Cantù che non più tardi di martedì scorso ha accolto al suo interno una cinquantina di nuovi membri, molti dei quali giovani e giovanissimi e alcuni addirittura parti in causa come i ragazzi di Cantù Rugiada, se non bastasse il gruppo ha ammesso i propri errori e si è dichiarato disposto a pagare le utenze di cui è moroso, a rate però.
Per il sindaco ancora non basta: occorre un nuovo statuto che “trasformi il sodalizio in formato 2.0”, come si era espresso lo stesso Bizzozero alludendo a un’associazione che affiancasse l’amministrazione non solo nelle feste tradizionali, ma anche nelle nuove iniziative, una sorta di longa manus del Comune. Poi naturalmente c’è la questione personale, ovvero le dimissioni del presidente Di Stefano con il quale nelle scorse settimane erano volate diverse scintille. Secondo i bene informati tutto verrà deciso entro il fine settimana con il sindaco che è sempre pronto a giocarsi l’arma finale dello sfratto esecutivo nei confronti dell’associazione.






